Libri e Fumetti

Storie senza metodo: Le galline pensierose di Luigi Malerba

Il mondo è un pollaio. E noi siamo, tra gli altri, i suoi attoniti abitanti.

Non so a voi, ma a me, proprio per via di questa specie di perplessità che a volte ci attanaglia, quando mi capita di vedere un cane e un gatto per la strada, oppure una mucca o una lepre in un campo, o un uccello su una grondaia, mi viene da chiedermi: cosa penseranno di noi? Cioè, cosa penseranno vedendo noi esseri umani a piedi, in bicicletta o in macchina, sempre indaffarati, di corsa, coperti di strani abiti? Non credo scopriremo mai la risposta. E non so se Luigi Malerba si sia fatto le stesse domande quando ha scritto Le galline pensierose, ma mi piace pensare di sì. Per lo meno, deve aver pensato che il mondo è un pollaio, altrimenti non avrebbe scritto un libro del genere.

Il mondo animale di Luigi Malerba

Luigi Malerba è stato – ed è ancora – uno dei più importanti, versatili e inventivi scrittori della letteratura italiana contemporanea. Negli anni ’60 e ’70, in particolare, era molto conosciuto e apprezzato anche all’estero, tradotto in numerosi paesi, e considerato un narratore capace di sovvertire le forme del romanzo e del racconto. E a ragione, considerando libri come La scoperta dell’alfabeto, il suo primo libro di racconti – una sorta di raccolta di favole realistiche, ambientate sull’Appennino emiliano, da cui proveniva –, oppure Il Pataffio – che sembra anticipare L’Armata Brancaleone –, o Il protagonista – in cui il narratore è il pene del tizio di cui si raccontano le vicende, un maniaco sessuale che vorrebbe fare sesso con qualunque cosa –, o ancora Il serpente, Le rose imperiali – storie ambientate nella Cina antica –, o le piccole storie e favole di Storiette e Storiette tascabili, e potrei andare avanti, fino ai libri più recenti, ad esempio il bellissimo Fantasmi romani.

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Ma Le galline pensierose, per me occupa un posto speciale nella sua produzione, perché lì dentro Malerba usa le galline e il pollaio – cioè noi e il mondo – per raccontare i vizi, le manie, le assurdità, le meschinerie e le illuminazioni di cui siamo capaci. E lo fa con oltre centocinquanta brevissimi racconti – ma proprio brevissimi, al massimo una decina di righe – che hanno per protagoniste le galline e i galli. Soprattutto le galline, e altri animali della campagna.

Ad esempio, una delle mie storie preferite fa così:

‘Una gallina un po’ incerta andava in giro per l’aia brontolando: Chi sono io? Chi sono io?” Le compagne si preoccuparono perché pensavano che fosse diventata matta, finché un giorno una le rispose: “Una cogliona”. La gallina un po’ incerta da quel giorno smise di vaneggiare.’

Quando Malerba iniziò a scrivere queste piccole storie, ne parlò in un’intervista a Paolo Mauri e disse:

‘Sto scrivendo delle storiette di pollaio, con galline protagoniste. A Orvieto, durante l’ultimo week-end. Ne ho scritte una ventina di getto. In città è più difficile scrivere favole: comunque le galline sono molto trascurate e ho deciso di riabilitarle‘.

E per farlo, nella sue intenzioni, doveva trattarsi di un libro per bambini. Lo pubblicò Mondadori e ora è stato ripubblicato da Quodlibet, riportando il libro all’attenzione di tutti, cioè adulti e bambini. Perché, se per i bambini, nel gioco e negli scorrazzanti in giro per il cortile, capire che il mondo è un pollaio è più semplice, noi adulti, con l’andare del tempo, ci convinciamo che siamo persone serie, che viviamo in un posto serio, e ci dimentichiamo di essere invece come le galline di Malerba.

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Una matta che rivendica il diritto, essendo matta, di poter essere un uomo, ad esempio Napoleone, o anche la statua di Napoleone. Un gallo che cerca di fare le uova e non si capacita del fatto che le galline ci riescano e lui no. Una gallina che si domanda come mai l’universo sia fatto così, per arrivare a formulare ipotesi azzardate. Galline che pensano che il latino sia un animale, oppure galline che pensano di avere raggiunto la saggezza senza fare niente (una cosa che capita spesso, a dir la verità):

“Per diventare filosofa”, diceva una vecchia gallina che credeva di essere molto saggia, “non importa pensare a qualcosa, basta pensare anche a niente”. Lei si metteva in un angolo del pollaio e pensava a niente. Così, e non in altri modi, diceva di essere diventata una gallina filosofa.

Così, se non sapremo mai cosa pensano gli animali di noi, possiamo iniziare a pensare al pollaio nel quale ci dibattiamo, andando per l’aia a beccare, a litigare con le altre galline, a darci delle arie. E farlo leggendo un piccolo libro magnifico scritto da Luigi Malerba. Poi sorridere e provare un po’ di conforto nella nostra comune stupidità, che è corroborante.

Gli animali, quando ci guardano, secondo me lo sanno.

Potete scoprire il fantastico mondo di Lugi Malerba leggendo Le galline pensierose