Cinema e Serie TV

Superman – la storia dell’Uomo d’Acciaio in TV

In attesa dell’arrivo della nuova Superman & Lois che debutterà il prossimo 23 febbraio negli Stati Uniti sul network The CW, ripercorriamo la storia televisiva di Superman con una carrellata delle sue incursioni sul piccolo schermo ma non solo.

Ricordiamo che nella nuova serie Superman sarà interpretato da Tyler Hoechlin che aveva esordito nella seconda stagione di Supergirl. In Superman e Lois, dopo anni passati a combattere mostri, invasioni aliene e megalomani a Metropolis, Clark Kent ovvero Superman e sua moglie la famosa giornalista Lois Lane (Elizabeth Tulloch) devono affrontare una delle più grandi sfide di sempre: essere genitori oggi in un mondo complesso e complicato.

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Superman – la storia dell’Uomo d’Acciaio in TV

Superman (1948) & Atom Man vs Superman (1950)

La prima versione “televisiva” di Superman (come già accaduto per la storica serie animata realizzate dai Fleischer Studios) nasce ancora prima che la televisione arrivasse nella case di milioni di telespettatori.

Dopo l’incredibile successo del serial radiofonico (trasmesso fra il 1940 e il 1951) e della serie animata appena citata, nel 1948 la Columbia Pictures produsse Superman, un serial cinematografico in 15 episodi (per un totale di 244 minuti). Per interpretare Clark Kent/Superman fu scelto Kirk Alyn affiancato da Noel Neill nei panni di Lois Lane; la regia fu affidata a Thomas Carr e Spencer Gordon Bennet mentre la produzione fu di Sam Katzman.

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Cos’era un serial cinematografico? Si trattava di in una serie di mediometraggi che venivano proiettati nei cinema durante i matinée o prima di proiezioni importanti per intrattenere il pubblico.  Con tutte le limitazioni del caso, fra cui effetti speciali e stunt pressoché inesistenti, il serial fu un successo commerciale clamoroso a fronte di un un budget stratosferico per l’epoca (325.000 dollari l’equivalente di circa 3.460.000 dollari attuali).

I 15 episodi ripercorrevano le origini di Superman, il suo trasferimento a Metropolis come Clark Kent dopo la morte dei genitori adottivi e la scoperta della kryptonite ovvero il minerale capace di indebolirlo che sarebbe stato impiegato dalla perfida Spider Lady per i suoi loschi piani criminali.

Superman fu uno sforzo produttivo e pubblicitario senza precedenti. La Columbia Pictures pubblicizzò il serial sostenendo che, non avendo trovato un attore all’altezza, fosse stato scritturato il vero Superman; l’attore Kirk Alyn infatti non viene mai menzionato nei titoli di testa o nelle locandine dell’epoca.

Essendo girato in bianco e nero, il costume indossato Kirk Alyn era in realtà grigio e marrone anziché blu e rosso inoltre tutte le scene di volo di Superman erano sostituite da sequenze animate. L’attore entrava quindi in scena correndo essendo atterrato “lontano dall’azione” e inoltre c’era un abbondante riutilizzo di scene fra un episodio e l’altro (in più di un episodio Superman atterra sempre sulla stessa montagna per esempio).

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Edward Cassidy interpreta Eben Kent, il padre adottivo di Clark, il nome Jonathan sarebbe stato adottato successivamente nei fumetti e in una delle prime sceneggiature compariva per la prima volta l’iconica frase “Up, up, and away” [Su, Su e Via – NdA] ma la scena in cui la frase venne pronunciata fu tagliata.

Nel primo episodio, Eben Kent si rivolge al figlio dicendo: “Because of these great powers – your speed and strength, your x-ray vision and super-sensitive hearing – you have a great responsibility”. [“A causa di questi grandi poteri, la tua velocità, la tua forza, la tua vista a raggi-X e il tuo super-udito, hai una grande responsabilità – NdA]. Circa 14 anni dopo Stan Lee introdurrà, in Amazing Fantasy #15, Spider-Man con la celebre frase “With great power comes great responsibility”. [Da grandi poteri derivano grandi responsabilità – NdA]

Il successo di Superman fu tale che nel 1950 debuttò un secondo serial intitolato Atom Man vs. Superman composto sempre da 15 episodi (per un totale di 252 minuti). Tornarono Kirk Alyn nei panni di Clark Kent/Superman e Noel Neill in quelli di Lois Lane mentre la regia fu affidata a Spencer Gordon Bennet, la produzione fu invece sempre di Sam Katzman.

In Atom Man vs Superman, Lex Luthor minaccia Metropolis con Lois e Clark intenti ad investigare mentre Superman è impegnato a respingere gli attacchi del megalomane sotto le mentite spoglie di Atom Man e dei suoi incredibili marchingegni. Ben presto Luthor/Atom Man scopre la debolezza dell’Uomo d’Acciaio alla kryptonite e decide così di sintetizzarla sferrando quello che nei suoi piani dovrebbe essere il colpo mortale a Superman.

Atom Man vs Superman ottenne un discreto riscontro di pubblico e critica ma non lo stesso successo commerciale della prima serie.

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La produzione, per quanto ancora rudimentale, migliorò riducendo al minimo le sequenze animate e quelle ripetute. In Atom Man vs Superman, finalmente, Kirk Alyn “volava”: veniva inclinata la cinepresa e l’attore distendeva le braccia in avanti mentre gli veniva puntato una macchina del vento dando così l’illusione della velocità e del movimento.

Lex Luthor/Atom Man era interpretato da Lyle Talbot, che aveva interpretato il Commissario Jim Gordon nel serial del 1949 Batman and Robin. Il suo personaggio aveva un posticcio accento inglese e il suo costume da Atom Man fu ricavato da quello del serial del 1945 The Monster and the Ape. Talbot inoltre non era calvo perciò durante le riprese indossò una vistosa calotta di gomma.

A dispetto della rivalità fra i due personaggi che interpretavano, Alyn e Talbot erano entrambi appassionati di cucina e abili cuochi!

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Superman and the Mole Men (1951) & Adventures of Superman (1952-1958)

Quello dei serial fu un business redditizio ma di relativa breve durata stretto fra l’incudine e il martello di cinema e TV. Chiusa quindi l’esperienza di Kirk Alyn e della Columbia Pictures, nel 1951 la piccola Lippert Pictures, capitanata dal regista Lee Sholem e dal produttore Barney A. Sarecky, decise di girare un film a bassissimo costo di circa un’ora intitolato Superman and the Mole Men.

Questo film avrebbe fatto da “biglietto da visita” per una serie TV che, nei piani originali, sarebbe entrata in produzione subito dopo per essere poi venduta in syndication.

Superman and the Mole Men è tecnicamente il primo vero e proprio film basato su un personaggio DC e per il ruolo di Superman/Clark Kent venne scelto il ben piazzato George Reeves mentre a Phyllis Coates toccò il ruolo di Lois Lane.

Clark Kent e Lois Lane vengono inviati nella cittadina di Silsby per documentare l’inaugurazione del pozzo di petrolio più profondo del mondo. Durante gli scavi, la trivella penetra però nella città degli uomini talpa, una razza di umanoidi piccoli e pelosi che vivono nelle profondità del sottosuolo. Durante la notte due uomini talpa, risalendo il foro di trivellazione, emergono in superficie, spaventando gli abitanti della città. Subito una folla inferocita, guidata dal violento Luke Benson, comincia a dare la caccia ai “mostri” per ucciderli e Superman sembra essere l’unico in grado di calmare la situazione.

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Superman and the Mole Men costò solo 30.000 dollari (circa 295.000 dollari attuali, le pistole laser dei mole men vennero ricavate da alcuni aspirapolvere Electrolux), ha una durata di soli 58 minuti e le riprese si svolsero in soli 12 giorni. La sceneggiatura del film è firmata da Richard Fielding, si tratta dello pseudonimo di Robert Maxwell e Whitney Ellsworth che lavoreranno alla successiva serie TV

Il film fu poi rieditato in due episodi da 22 minuti circa per il finale della prima stagione di Adventures of Superman

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Subito dopo aver ultimato le riprese di Superman and the Mole Men, George Reeves iniziò a girare a distanza di poche settimane quella che sarebbe stata la prima stagione di Adventures of Superman ovvero la prima vera e propria serie televisiva con protagonista l’Uomo d’Acciaio durata ben 6 stagioni per un totale di 104 episodi.

La serie venne prodotta e scritta da Whitney Ellsworth e Robert J. Maxwell e, oltre a Reeves nei panni di Clark Kent/Superman, il cast era composto da Jack Larson (Jimmy Olsen), John Hamilton (Perry White) e Phyllis Coates nei panni di Lois Lane per la prima stagione, sostituita da Noel Neill nelle successive riprendendo il ruolo dal serial cinematografico.

La prima stagione, composta da 26 episodi, venne girata nella sua interezza ma rimase nel cassetto finché la Kellogg’s, la nota marca di cereali, non decise di diventare sponsor ufficiale della serie. La serie realizzata per essere venduta in syndication, cioè attraverso reti televisive locali senza un vero e proprio lancio su un canale nazionale, fu un inaspettato successo commerciale e di critica.

Il cast e la troupe tornarono quindi velocemente al lavoro per realizzare una seconda stagione, sempre da 26 episodi. Pur con una mitologia ormai ben stabilita, grazie a decenni di pubblicazioni a fumetti, le trame di Adventures of Superman prediligevano antagonisti generici, fra cui gangster e elementi fantascientifici di varia natura mantenendo un tono abbastanza impostato e “serio” ma senza utilizzare nessun villain classico dell’eroe.

A partire dalla terza stagione, con l’avvento del colore, la serie cambia progressivamente tono. Influenzate forse dal clima socio-politico in rapido mutamento, le trame si fanno più leggere e l’elemento umoristico inizia a prevalere. Anche gli antagonisti diventano maggiormente caricaturali e l’azione viene ridotta all’osso; dai fumetti invece viene ripreso l’elemento della kryptonite (verde) che diventa uno degli elementi prediletti per innescare gli avvenimenti dei vari episodi.

Adventures of Superman fu una serie girata a bassissimo budget e ancora con metodologie legate ai serial cinematografici cosa che inficiò, a lungo termine, sul morale del cast compreso quello della star George Reeves che chiese, e ottenne, in più di una occasione un aumento della paga. I problemi di budget e il malcontento inoltre aumentarono con la decisione di filmare la serie a colori a partire dalla terza stagione dimezzando il numero di episodi per stagione. Da sottolineare come gli episodi, anche se girati a colori, vennero trasmessi in bianco e nero fino al 1965.

Pur mantenendo un buon riscontro di critica e pubblico la serie terminò bruscamente nel 1959 a causa della morte, ancora oggi avvolta nel mistero, di George Reeves e romanzata nel film Hollywoodland con Ben Affleck nella parte dell’attore. Reeves guadagnò, negli anni come Superman, una popolarità senza precedenti. L’attore di contro prese molto seriamente il ruolo di modello per i giovani telespettatori non lesinando apparizioni pubbliche in costume, decisione che gli costerà più di un “incidente” come quello di vedersi puntare addosso una pistola da un adolescente curioso di scoprire se l’Uomo d’Acciaio fosse veramente a prova di proiettile.

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Tutto il cast di Adventures of Superman girò degli spot per la Kellogg’s tranne Superman e Lois che non comparvero mai insieme questo per evitare situazioni equivoche: non essendo ufficialmente sposati, mostrare i due che facevano colazione avrebbe potuto turbare i telespettatori più sensibili

Il costume di Reeves nelle prime due stagioni era marrone, grigio e bianco. Quando si iniziò a filmare a colori ma ad andare in onda ancora in bianco e nero la pellicola veniva trattata in maniera speciale affinché il contrasto fosse più simile possibile a quello delle prime stagioni. Gli effetti speciali per il volo di Superman erano, per l’epoca, all’avanguardia. Il più classico sistema di funi e cavi venne sostituito da un gigantesco tappetto a molle che permetteva a Reeves di “decollare” (fuori dall’inquadratura ovviamente) saltando spesso oltre la macchina da presa.

Per le sequenze di volo invece fu creata una piattaforma basculante con un calco della figura di Reeves simulando così gli effetti della forza di gravità sul corpo mentre braccia e gambe rimanevano appese fuori dalla piattaforma, il tutto poi era completato da effetti sonori e dagli immancabili ventilatori.

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Superboy (1988-1992)

Nel 1988 i produttori Ilya e Alexander Salkind avevano realizzato i primi due lungometraggi di Superman (riscuotendo un enorme successo di critica e pubblico) ma anche altrettanti “flop” come Supergirl (1984) e Superman III. In concomitanza con il 50° anniversario del personaggio, per cui si stava realizzando anche una nuova serie animata, i due produttori subappaltarono i diritti cinematografici per un quarto film al The Cannon Group concentrandosi sullo sviluppo di una serie televisiva, che sarebbe stata venduta in syndication, incentrata sulle avventure di un giovane Clark Kent.

L’idea alla base della serie era quella di allontanare Clark Kent dallo stereotipo del nerd occhialuto, poco al passo con i tempi secondo i produttori; nacque così Superboy che durò ben 4 stagioni (dal 1998 al 1992) per un totale di 100 episodi da 22 minuti ciascuno.

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Clark Kent/Superboy (John Haymes Newton sostituito poi da Gerard Christopher) è uno studente della Siegel School of Journalism alla Shuster University di Shusterville, Florida, insieme alla sua fidanzata Lana Lang (Stacy Haiduk), T.J. White (Jim Calvert), figlio del direttore del Daily Planet Perry, e alla nemesi di sempre Lex Luthor (Scott James Wells sostituito poi da Sherman Howard).

Superboy fu un progetto tutt’altro che solido e non privo drastici cambiamenti in corsa.

La prima stagione è decisamente acerba con un approccio a metà strada fra il teen drama classico e sceneggiature che prediligono antagonisti meno legati alla tradizione fumettistica, il tutto condito da tematiche di attualità per i teenagers dell’epoca.

Con la seconda stagione però l’approccio cambia. Il buon riscontro di pubblico fa propendere per un avvicinamento a trame più fumettistiche ma lo scarso riscontro di critica porta allontanamento di John Haymes Newton e Scott James Wells sostituiti da Gerard Christopher e Sherman Howard rispettivamente nei panni di Clark Kent/Superboy e Lex Luthor. A partire da questa stagione inoltre Mark Jones e Cary Bates diventano executive story consultants per la serie portando con loro numerosi scrittori dal mondo del fumetto che firmeranno moltissime sceneggiature fra cui Mike Carlin, Andrew Helfer, Denny O’Neil, J. M. DeMatteis e Mark Evanier. L’ex-James Bond George Lazenby e la Bond girl Britt Ekland interpretano Jor-El e Lara, i genitori biologici di Clark/Kal-El.

Con la terza e la quarta stagione (in cui la serie venne rinominata The Adventures of Superboy) il tono cambia ulteriormente. Clark e Lana diventano stagisti per il Bureau for Extra-Normal Matters a Capitol City, Florida, e le trame si fanno più mature, investigative e legate ad alieni ed eventi paranormali. Nell’episodio della terza stagione intitolato Roads Not Taken, Superboy visita diverse realtà parallele fra cui una in cui indossa occhiali da sole e giacca di pelle (un chiaro richiamo all’ora nuovo Superboy dei fumetti) e una in cui Ron Ely (lo storico Tarzan televisivo) è un Uomo d’Acciaio vecchio e stanco. Invece nell’episodio della quarta stagione intitolato Paranoia, Noel Neill e Jack Larson (Lois Lane e Jimmy Olsen dei serials cinematografici) interpretano due veterani agenti del Bureau for Extra-Normal Matters.

Pur ancora in fase ascendente, la serie venne chiusa improvvisamente. La decisione fu presa sempre dai due produttori Ilya e Alexander Salkind che avevano in mente di capitalizzare il successo de La Morte dei Superman dei fumetti con una serie di film TV in cui Superboy, ucciso da Lex Luthor, sarebbe tornato trionfalmente in vita. Questo progetto però si scontrava sia con i reali piani della Warner Bros. e della DC per il personaggio di Superman che con la scarsa popolarità di Superboy che solo pochi anni prima era stato “cancellato” proprio dai fumetti dal rilancio di John Byrne.

Con la Warner intenta a recuperare i diritti per lo sfruttamento cinematografico e televisivo di Superman e una nuova serie TV in pieno sviluppo, Superboy viene messa velocemente in naftalina diventando un piccolo cult per i fan dell’Uomo d’Acciaio.

La serie è ufficialmente inedita in Italia, in realtà furono effettuati dei rarissimi passaggi sulle emittenti locali della prima stagione.

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Lois & Clark – Le nuove avventure di Superman (1993-1997)

Tramontata definitivamente la parabola cinematografica e quella televisiva del Superman/Superboy dei Salkind, DC e Warner Bros. conducono una complessa campagna per riacquisire i diritti di sfruttamento del personaggio che culmina con il progetto promosso, dalla allora presidente della DC, Jenette Kahn di una nuova serie TV ispirata al personaggio che si concretizzerà solo nel 1991 con un concept decisamente diverso da quanto fatto fino ad allora.

Nasce così Lois & Clark – Le nuove avventure di Superman, la serie sviluppata da Leslie Moonves e Deborah Joy LeVine, che debutterà su ABC nel 1993 e durerà 4 stagioni per un totale di 88 episodi da 44 minuti ciascuno.

La serie viene sviluppata prendendo come riferimento il rilancio fumettistico di John Byrne del 1986, quindi un Superman più ancorato alla realtà non solo dal punto di vista dei poteri ma anche della caratterizzazione tanto del suo alter-ego Clark Kent che dei suoi comprimari. E Lois & Clark – Le nuove avventure di Superman decide di puntare tutto proprio su questo aspetto dando ampio spazio all’interazione fra Clark e Lois e “relegando” Superman ad un ruolo “marginale” rispetto agli intrecci amorosi, e non solo fra i due, e ai loschi traffici del magnate Lex Luthor.

Lo stesso Clark spiega bene il concetto alla base della serie rivolgendosi a Lois in un episodio della seconda stagione con queste parole: “Superman è quello che posso fare. Clark è quello che sono”.

Questa formula più tendente al drama (alla soap si disse al suo arrivo in Italia all’epoca) trova in Dean Cain e nella splendida Teri Hatcher una coppia dall’incredibile amalgama e complicità sullo schermo tanto da rendere la formula della serie credibile sin dal primo episodio. Da segnalarsi anche l’ottimo John Shea nei panni di un abrasivo Lex Luthor e Lane Smith in quelli di un coriaceo ma ironico Perry White, direttore del Daily Planet.

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La prima stagione di Lois & Clark – Le nuove avventure di Superman fu un successo clamoroso che valse alla serie un Saturn Award nel 1994. Tuttavia la serie perse subito una delle sue due creatrici, Deborah Joy LeVine, e parte degli sceneggiatori. Già a partire dalla seconda stagione quindi il tono cambia leggermente optando per sceneggiature più audaci dal punto di vista dei villain e delle trame che iniziano a coinvolgere nemici storici dell’Uomo d’Acciaio come Il Burlone, Metallo e il Giocattolaio ed inglobando elementi spiccatamente fantascientifici che avrebbero trovato riscontro qualche anno dopo anche nei fumetti (vedasi New Krypton) oltre alle immancabili realtà parallele e alternative e i viaggi nel tempo.

Nelle prime tre stagioni Lois & Clark – Le nuove avventure di Superman fecero registrare una media di circa 18 milioni di telespettatori grazie anche alla tensione romantica fra Clark e Lois che culminava con il mitico finale della seconda stagione in cui Clark chiedeva a Lois di sposarlo.

Con il matrimonio celebrato all’inizio della quarta stagione però l’interesse del pubblico iniziò a calare drasticamente, e gli ascolti si dimezzarano, tanto da convincere ABC a cancellare la già prevista quinta stagione e concludendo la serie con un clamoroso cliffhanger: sulla porta di casa di Lois e Clark veniva lasciato un neonato.

La serie è ricca di cammei fra cui Bruce Campbell, Sonny Bono, Adam West, Tony Curtis, Roger Daltrey, James Earl Jones, Jonathan Frakes, Frank Gorshin, Sherman Hemsley, Raquel Welch.

Come storicamente risaputo, lo sviluppo della serie i cui piani prevedevano sin dall’inizio il matrimonio fra Lois e Clark gettarono nel panico quelli che allora erano gli scrittori di Superman che, in un primo tentativo di coordinare TV e fumetti, dovettero ritardare il matrimonio nei fumetti orchestrando… La Morte di Superman!

Lois & Clark – Le nuove avventure di Superman fu un successo anche in Italia soprattutto a partire dalla seconda stagione quando cioè approdò sulle reti RAI dopo un passaggio, non privo di difficoltà su Italia 7, contrassegnato fra l’altro da ben 3 doppiatori diversi per Clark Kent/Superman.

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Smallville (2001-2011)

Sembra incredibile a dirsi oggi ma c’è stato un periodo, fra la seconda metà degli anni ’90 e i primi anni 2000, in cui tutto ciò che era legato ai supereroi era sinonimo di rischio e in molti casi di insuccesso di critica e pubblico. Per questo motivo Alfred Gough e Miles Millar proposero alla Warner Bros. una serie TV che esplorasse le origini di un giovane Bruce Wayne, proposta cassata perché si pensava all’epoca già ad un rilancio cinematografico.

Il progetto venne quindi rimaneggiato nel 2000 cambiando il protagonista, che divenne un giovane Clark Kent, e che fu ripresentato con il mantra “no tights, no flights” indicando esplicitamente così la volontà di estromettere dalla narrazione tutti gli elementi prettamente supereroistici partendo dal titolo: nacque così Smallville.

La serie, durata ben 10 stagioni per 217 episodi da 44 minuti ciascuno, era ambientata nella cittadina natale di Clark Kent ovvero la piccola e rurale Smallville, Kansas, e narrava le avventure del giovane Clark, che solo durante gli ultimi anni del liceo aveva iniziato a sviluppare le sue incredibili capacità rigorosamente una alla volta, e della sua amica Chloe intenti a indagare sulla misteriosa pioggia di meteoriti che da decenni rendeva la zona ricettacolo di stranezze per conto del giornale scolastico.

Al netto dell’approccio radicalmente differente, Smallville è a tutti gli effetti un teen drama (fu presentato così anche da Italia 1 all’epoca, non nominando né Clark Kent né Superman e sull’onda del successo dei grandi teen drama degli anni ’90 da Beverly Hills a Dawson’s Creek) di ambientazione scolastica. Veniva sfruttato il più classico degli stratagemmi narrativi ovvero il triangolo amoroso fra Clark (un Tom Welling già più maturo del personaggio che interpretava), la timida Chloe (Allison Mack, balzata agli onori della cronaca recentemente per fatti a dir poco scabrosi) e Lana Lang (una esotica Kristin Kreuk). A questo triangolo si aggiungeva una inedita rivisitazione del personaggio di Lex Luthor, solitario e giovane uomo in rotta con il padre Lionel, interpretato da un incredibile Michael Rosenbaum (ad oggi forse il miglior Lex Luthor cinematografico e televisivo di sempre).

Le prime 4 stagioni viaggiano quindi spedite con una formula prettamente verticale, presentando cioè il classico “mostro della settimana”, alternando vicende amorose e sviluppo delle dinamiche fra il cast, relativamente ristretto di personaggi, riscuotendo un ottimo riscontro di critica e pubblico, soprattutto quello di giovanissimi nella fascia demografica 12-34, e ricevendo numerosi premi.

Tuttavia i due creatori lasciarono la serie alla fine della quarta stagione (per motivi mai realmente chiariti ma probabilmente economici) e Smallville inizia una girandola di cambi di showrunner e sceneggiatori che minano la qualità della serie e all’abbandono di alcuni fra i principali protagonisti fra cui Michael Rosenbaum, Allison Mack Kristin Kreuk.

Già dalla quinta stagione però la serie inizia a virare su territori più spiccatamente fantascientifici e a rielaborare alcune intuizioni fumettistiche. Viene introdotta Lois Lane (cugina di Chloe e interpreta da una bellissima Erica Durance) Supergirl, il retaggio kryptoniano di Clark, Doomsday, il maggiore Zod e la Zona Fantasma, alcuni membri della Justice League e della Justice Society of America, persino Darkseid.

La flessione delle stagioni centrali della serie viene quindi controbilanciata da un ottimo, seppur ragionato, cambio di cast e atmosfere propiziato anche dall’avvento di sceneggiatori che in maniera diretta o indiretta (fra cui Bryan Q. Miller e Geoff Johns) orbitavano nel mondo dei fumetti.

Smallville rimane una serie figlia di una “era televisiva” diversissima da quella attuale per ritmo, costruzione, intenti e risultati. Tuttavia è innegabile che la serie abbia sdoganato la serialità televisiva moderna legata ai supereroi facendo da apripista per il loro ritorno sul piccolo schermo senza timore e che si concretizzerà, almeno per la DC, con l’Arrowverse qualche anno più tardi.

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Jonathan e Martha Kent, i genitori adottivi di Clark, sono interpretati da John Schneider (Bo Duke in Hazzard) e Annette O’Toole (che aveva interpretato Lana Lang in Superman III) mentre il leggendario Christopher Reeve, grande fan della serie, recita in due cammei come il Dr. Virgil Swann.

Smallville ha avuto una Stagione 11 a fumetti, pubblicata in Italia da RW Lion

Essendo narrata dal punto di vista di Clark, la fotografia e i movimenti di macchina riflettono quasi sempre in maniera specifica lo stato d’animo del protagonista: colori caldi e movimenti concisi per le ambientazioni “sicure” come casa; colori neutrali e movimenti di camera più veloci per il pericolo, colori freddi e movimenti di camera frenetici per le sequenze di azione. Stesso approccio viene usato per i colori che vengono associati specificatamente ai vari personaggi: Clark è identificato con il blu, il rosso e il giallo; Lex con il bianco e il grigio; Lionel con il blu e così via.

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Krypton (2018-2019)

Con alle spalle il successo dell’universo televisivo condiviso dell’Arrowverse, DC e Warner Bros. provano a cavalcare il pericoloso trend dei prequel che si impone nella seconda decade degli anni 2000. Forte del buon riscontro della sequenza de de L’Uomo d’Acciaio di Zack Snyder, lo sceneggiatore David S. Goyer sviluppa il drama Krypton.

Ambientato 200 anni prima della distruzione del pianeta natale di Superman, Krypton segue un giovane Seg-El (interpretato da un impacciato Cameron Cuffe), il leggendario nonno dell’Uomo d’Acciaio, che si trova ad affrontare un dilemma di vita o di morte: salvare il proprio pianeta o lasciare che venga distrutto per ripristinare il destino del suo futuro nipote. Mentre la leadership di Krytpon è nel caos e la Casata di El è stata ostracizzata, Seg combatte a fianco del viaggiatore del tempo terrestre Adam Strange (Shaun Sipos) per riscattare l’onore della famiglia e proteggere i suoi cari ma anche per salvare il futuro della sua eredità dal “collezionista di Mondi” Brainiac (Blake Ritson).

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La serie ha un riscontro di critica e pubblico bassissimo e dura appena due stagioni (20 episodi totali da 45 minuti ciascuno). Le trame sono farraginose e non riescono a coinvolgere quasi mai lo spettatore rimanendo invischiate in una formula che vorrebbe rileggere il successo de Il Trono di Spade in chiave fantascientifica mantenendo una certa assertività con temi di attualità come razzismo ed estremismo socio-politico. Troppi spunti diversi che fanno perdere sin da subito la bussola alla serie che non riesce neanche a capitalizzare sui pochi richiami fumettistici (i personaggi Adam Strange e Lobo su tutti).

Un esperimento televisivo che viene velocemente archiviato ed è, senza ombra di dubbio, la peggior interazione televisiva di Superman anche se di fatto l’Uomo d’Acciaio non compare mai direttamente nella serie.

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