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Tenet, recensione dell’ultimo film di Christopher Nolan

Tenet, l’ultima fatica di Christopher Nolan, è il primo grande blockbuster ad approdare nelle sale cinematografiche dopo la pausa forzata provocata dalla pandemia. Nolan confeziona un avvincente film di spionaggio, che utilizza un linguaggio scientificamente verosimile per sovvertire la comune concezione lineare del tempo. Abbiamo assistito alla proiezione in anteprima per la stampa, rispetto alla data di uscita nelle sale: 26 agosto 2020.

Il film è stato realizzato utilizzando pellicola di grande formato (70 mm e IMAX) e quindi dà il suo meglio in sale IMAX 70 mm o digitale e in sale tradizionali con schermi di grandi dimensioniTenet è un film grandioso, animato dal desiderio di stupire continuamente lo spettatore. La vicenda del Protagonista (John David Washington) ci trasporterà in luoghi e tempi diversi, in una proverbiale corsa contro il tempo per la salvezza del mondo. Nonostante il nostro giudizio sia decisamente positivo, questa pellicola farà discutere. Di seguito potrete leggere la nostra opinione senza spoiler.

Una spy story in piena regola

John David Washington è il nuovo Protagonista dell’originale sci-fi d’azione di Christopher Nolan, “Tenet“.
Armato solo di una parola – Tenet – e in lotta per la sopravvivenza di tutto il mondo, il Protagonista è coinvolto in una missione attraverso il mondo crepuscolare dello spionaggio internazionale, che si svolgerà al di là del tempo reale. Non un viaggio nel tempo. Ma Inversione.

Riteniamo che uno degli aspetti più affascinanti di questo film sia il mistero che fino ad ora ha avvolto la sua trama. Nei mesi che hanno preceduto il debutto cinematografico i dettagli che riguardavano la trama di Tenet sono stati abilmente centellinati, contribuendo così ad alimentare attesa ed aspettativa. Ciò che vi troverete ad assistere sarà una spy story adrenalinica, la cui vocazione è quella di sorprendere lo spettatore mettendo a segno elementi calcolati estremamente soddisfacenti. Che si tratti di dialoghi taglienti o di scene d’azione, nessun elemento risulta mai sopra le righe o fuori posto.

Tenet recensione

John David Washington e Robert Pattinson sono in grado di incantare lo spettatore stabilendo con lui un legame, grazie alle loro performance carismatiche. Washington (il Protagonista) è un eroe che non è disposto a scendere a compromessi per la salvezza del mondo, mentre Pattinson (Neil) è la sua controparte più sfacciata in grado di concepire brillanti e ardite soluzioni. Questi due personaggi rappresentano perfettamente l’archetipo senza tempo della spia, una figura letale ma al tempo stesso seducente.

Tenet recensione

Nel ruolo del cattivo troveremo Kenneth Branagh, che interpreta Andrei Sator, spietato oligarca russo disposto a tutto pur di portare a termine i propri piani. Branagh, pur non convincente nel suo accento, è in grado di vestire la pelle di questo antagonista in maniera realistica, caratterizzandolo con una personalità feroce.

Il tempo e la sua inversione

Come nei precedenti lavori, anche in Tenet Nolan gioca con il concetto di tempo, qui visto non solo come sequenza di causa-effetto e di prima-dopo, ma di vera e propria forza fisica che plasma la realtà dal passato e al futuro e, sorprendentemente, viceversa (“inversione temporale”). Rispetto a Interstellar, in cui il gergo scientifico è parte integrante della narrazione (talvolta in modo invadente), il linguaggio scientifico utilizzato in Tenet è appena accennato quel tanto che occorre a rendere plausibile la storia e non interrompe la sospensione dell’incredulità.

Tenet recensione

L’inversione temporale, con le sue regole e l’ingegnosa messa in scena, è uno scenario coinvolgente, realizzato in modo credibile e raffinato. Per realizzarlo è stato necessario spingere al limite la tecnologia delle macchine da presa IMAX, utilizzandole in modalità reverse, per filmare spettacolari coreografie reali degli stunt e attori: Nolan dà vita a spettacolari sequenze di combattimento, quasi danze sincopate tra il Protagonista e il suoi avversari.

Tenet recensione

Questione di scala

Per gran parte della sua filmografia Nolan ci ha mostrato trame sviluppate su livelli differenti, queste solitamente giocando con piani temporali differenti e diversi livelli di dettaglio, grande o piccola scala. Entrambi questi strumenti hanno lo scopo di sottolineare la soggettività della vicenda, dal punto di vista del protagonista di una scena. Anche in Tenet Nolan non viene meno ad un altro dei suoi capisaldi, utilizzando il piccolo e il grande come scale narrative in grado di dare potenza e rilevanza ad una scena.

Tenet recensione

Se nel piccolo ogni dettaglio, splendidamente isolato, contribuisce a rendere una scena oltre che credibile pressoché perfetta, il discorso cambia quando le proporzioni crescono e l’azione si sviluppa su scala più ampia. In queste situazioni, dove la storia prevede l’intrecciarsi di molti elementi, il risultato finale appare a volte confuso.

Tenet recensione

Si tratta con buona probabilità di un effetto voluto, per trasmettere sensazioni di straniamento che una persona normale potrebbe provare in situazioni concitate, tuttavia in queste situazioni è facile perdere di vista alcuni dettagli chiave e saranno necessarie di visioni aggiuntive per cogliere a pieno tutti i messaggi e le sfumature.

In conclusione

Tenet recensione

L’arrivo in sala di Tenet è un evento esaltante, in parte visione e in parte vera e propria esperienza. La storia e i suoi interpreti intrattengono il pubblico trasportandolo al centro di una storia complessa, in cui spy story e fantascienza sono perfettamente bilanciati. Il film dà il meglio di sé proiettato su uno schermo di grandi dimensioni, meglio se IMAX, ma può essere un’esperienza ugualmente godibile anche in sale più piccole. Dal punto di vista stilistico Tenet è il film di Nolan in cui è possibile ritrovare, sia in positivo che in negativo, la quintessenza stessa della visione di questo acclamato regista.

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