Cinema e Serie TV

The Boys, la serie TV: la dura verità sui supereroi

The Boys è la serie TV tratta dall’omonima serie a fumetti di Garth Ennis e Darick Robertson. Ed è anche lo stravolgimento di decenni di cinematografia sui supereroi. Quali sono le differenze con il fumetto e perché si tratta di un prodotto vincente?

The Boys

Dalla carta allo schermo

Il 2006 è l’anno dell’uscita di The Boys per Dynamite Entertainment. Si tratta di una serie a fumetti (qui il nostro approfondimento) che porta la firma di Garth Ennis e Darick Robertson e si è inserita con prepotenza e sfacciataggine nel mercato dei comics mettendo alla gogna proprio i principali protagonisti di gran parte dei fumetti: i supereroi. Già dal 2008 tuttavia vi è un primo tentativo di trasporre le violente e ciniche situazioni della carta stampata su pellicola per il grande schermo; Columbia e Paramount Pictures si sarebbero accaparrate la produzione, se solo una delle due avesse concretizzato il progetto.

La saga continua: la serie a fumetti avrebbe potuto vedere la luce in TV già nel 2016, anno in cui l’emittente televisiva Cinemax avvia la produzione di una serie diretta da Eric Kripke (Supernatural), Seth Rogen e Evan Goldberg (The Interview); salvo poi che questi ultimi non possono più seguire il progetto a causa di altri impegni lavorativi.

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Sembra che The Boys sia destinato a rimanere confinato tra le pagine stampate del fumetto (seppure quest’ultimo abbia avuto un’incredibile risonanza diventando un vero e proprio cult), ma ecco che nel 2017 ci pensa Amazon a prendere le redini della situazione e ad ordinare l’avvio della prima stagione, diretta da Eric Kripke e co-prodotta dai colleghi Rogen e Goldberg. La serie TV debutta quindi sulla piattaforma Amazon Prime Video nel luglio del 2019 come produzione Amazon Original – non senza aver subito però alcune censure preventive, in quanto alcune scene sarebbero state ritenute troppo esplicite persino per un prodotto che dell’ultraviolenza, il sesso perverso ed un generale e brutale cinismo ha fatto i suoi marchi di fabbrica.

Nonostante la sua carica sovversiva e destabilizzante, The Boys non poteva che ottenere un grande successo: non solo confermando lo spirito brutale, cattivo ed “ignorante” del fumetto e rimanendone fedele nei fondamenti generali, ma anche mettendo in scena un cast in grado di dare vita e personalità ai personaggi che avevamo imparato ad amare (o odiare) nella serie a fumetti. Una seconda stagione è già stata annunciata da Amazon, benché non vi siano attualmente aggiornamenti sulla possibile data d’uscita (soprattutto in virtù del fatto che molte produzioni stanno subendo grossi ritardi a causa dell’emergenza Coronavirus). C’è però già un sanguinosissimo trailer: eccolo qui.

Rimettiamo insieme la squadra

La serie televisiva The Boys è tratta dai fumetti di Garth Ennis e Darick Robertson, pubblicati a partire dal 2006 da Wildstorm-DC Comics per poi passare in mano alla Dynamite Entertainment nel 2007. Un indizio della potenza di The Boys nel descrivere le bassezze dei personaggi lo troviamo già nel momento in cui la DC non vuole più saperne di una storia in cui i cattivi sono proprio quelli che smercia da anni: i supereroi. The Boys è, difatti, la storia di un gruppo di antieroi, uomini comuni che si ritroveranno a lavorare insieme per la CIA con lo scopo di combattere i Super. In un mondo in cui i supereroi dei fumetti sono reali, vivono tra di noi e sventano il crimine con i loro poteri, “i ragazzi” sanno qual è la verità che viene celata alla gente attraverso copertine patinate, cartelloni stradali e concerti da sold out: i Super non sono degli eroi, ma individui che abusano dei loro poteri, capaci delle peggiori atrocità, e vanno fermati ad ogni costo.

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Quando Hughie Campbell (Jack Quaid) subisce una grave atrocità da parte di un Super, A-Train (Jessie Usher), gli viene proposto di accettare un risarcimento in denaro da parte della Vought International, ovvero la stessa società sforna-super che crea gli eroi grazie ad un siero chiamato Composto V e che permette ai suoi “prodotti di punta” di rimanere impuniti nei loro reati. Il padre (piccola curiosità: è interpretato da Simon Pegg, ovvero l’attore su cui sono state modellate le fattezze dell’Hughie Campbell dei fumetti) consiglia al figlio di accettare la proposta e andare avanti, ma Hughie non ci sta.

Ecco quindi che gli si presenta un’occasione irripetibile, benché verrà accolta da Hughie (a ragione) con parecchie perplessità: viene infatti avvicinato nel negozio di elettronica in cui lavora da Billy Butcher (Karl Urban), un ex-agente della CIA che gli propone di ottenere vendetta per ciò che gli è stato fatto e giustizia per tutti coloro che subiscono le angherie dei Super. Campbell entra così a far parte dei Boys, una squadra che dovrà essere nuovamente ricomposta dopo un periodo di inattività, di cui fanno parte anche Frenchie (Tomer Kapon), un francese svitato e costantemente fatto di strane sostanze esperto d’armi e letale nel loro utilizzo; Latte Materno (Laz Alonso), una montagna d’uomo, un maniaco della precisione ed il più ragionevole del gruppo, nonostante la sua mole minacciosa; e La Femmina (Karen Fukuhara): la new entry solo apparentemente fragile e minuta, poiché in grado di sventrare un uomo a mani nude. Insieme, uniranno le loro forze – non senza indecisioni, ripensamenti, liti, segreti – per portare a galla la verità sui Super, concentrandosi in particolare sui Sette: il gruppo di supereroi più famoso al mondo il cui capitano è anche uno tra i più crudeli e spietati, Il Patriota (Antony Starr) e il quale arruolerà una nuova giovane promessa, Starlight (Erin Moriarty).

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La fidanzatina d’America scoprirà ben presto cosa nascondono i cosidetti “eroi” e capirà quanto sia falsa la vita che le è stata promessa, tra ricatti sessuali, perversioni, nefandezze varie ed eventuali e complotti per espandere il potere dei Super in Medio Oriente.

“Che fine ha fatto Sporty Spice?”

Se la serie a fumetti firmata Ennis-Robertson è sopra le righe, spietata, pregna di violenza e contenuti sessuali espliciti, la prima stagione della serie TV The Boys non è da meno, con scene che valicano i limiti del concepibile e mostrano un’altra faccia dei supereroi che decenni di fumetti e cinecomics non hanno mai reso evidente: quella di individui brutali che usano i loro poteri per salvare vite umane tanto quanto per distruggerle senza battere ciglio.

Il prodotto per piccolo schermo di Eric Kripke ha però diverse differenze sostanziali con il suo corrispettivo cartaceo, se non altro proprio per la sua insita natura di serie destinata alla TV (o allo streaming, più precisamente) che necessita di modalità, tempi e spazi differenti rispetto ad un fumetto.

In questa prima stagione di The Boys vediamo innanzitutto una squadra che viene riassemblata dopo essere stata disgregata a seguito di un terribile episodio del passato: il precedente capo del gruppo, Mallory (qui in versione femminile, a differenza del fumetto, e interpretata da Laila Robins), ha abbandonato i Boys dopo aver perso le due nipotine a causa di una rappresaglia da parte dei Super. Il team al soldo della CIA dovrà perciò essere nuovamente ricostruito da Butcher, se vorrà farla pagare ai supereroi, e per farlo avrà bisogno dei vecchi amici e di nuovi “acquisti”.

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Come La Femmina, la quale non è già parte attiva della squadra e nota per la sua particolare violenza spietata, ma viene “scoperta” per caso all’interno della cella in cui è reclusa, in uno scantinato di Chinatown mentre Hughie, Latte Materno e Frenchie cercano delle dosi di Composto V. Assistiamo quindi alla “caccia” che i Boys compiono nel cercare di recuperare la ragazza fuggita dalla sua gabbia, mentre tentano di usare la massima cautela nell’impedirle di strappare loro la faccia. La Femmina è imprevedibile, una sorta di animale rabbioso che anche i ragazzi dovranno imparare a conoscere (con prudenza), poiché non è ancora pienamente in grado di discernere amici e nemici. Anche il rapporto tra lei e Frenchie sarà così costruito episodio dopo episodio: se nel fumetto il loro legame è già ben assodato, tanto da formare un duo pressoché inseparabile, nella prima stagione di The Boys il francese dovrà guadagnarsi la fiducia della ragazza e convincerla ad entrare nella banda con non poco fatica.

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Anche nella figura di Hughie si riscontrano delle differenze con il suo corrispettivo fumettistico. Innanzitutto, ad un livello esteriore: lo scozzese di Ennis e Robertson è basso, pelato e con un accenno di pancetta, mentre con il “piccolo” Hughie della serie TV siamo di fronte ad un giovane alto e slanciato (“Non chiamarmi così! Sono alto un metro e ottanta!”, dirà a Frenchie nel sentirsi chiamare per l’ennesima volta “petit Hughie“), con il padre a fungere quasi da citazione al personaggio protagonista della serie a fumetti (d’altra parte, il Piccolo disegnato da Robertson ha proprio le fattezze di Pegg).

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Anche le caratteristiche intrinseche ci mostrano un personaggio leggermente diverso. L’Hughie Campbell di Kripke è un fan dei Super che possiede le loro action figure ed i loro poster nella sua camera (salvo poi distruggere tutto nello scoprire quanto siano meschini); è anche un nerd esperto di elettronica che, a differenza del suo “gemello diverso”, fornisce ai Boys soluzioni ingegnose che prevedono l’utilizzo delle sue conoscenze tecnologiche e che lo aiutano a districarsi coraggiosamente anche da situazioni potenzialmente letali (ad esempio, l’attacco a sorpresa subito da Hughie ad opera del Super invisibile Translucent).

Latte Materno e Frenchie, poi, si trovano qui in perenne dissonanza a causa di vecchi attriti, al punto che L.M. Inizialmente si rifiuta di tornare a far parte dei Boys proprio per la presenza del francese nel gruppo. Tra l’altro, l’omaccione dallo sguardo cattivo non è nella serie un padre single che deve fare i conti con una moglie tossicodipendente, come immaginato da Ennis, ma un marito amorevole che tuttavia sarà costretto a mentire alla sua Monique per proseguire nelle missioni con i ragazzi, mettendo a rischio il suo matrimonio.

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E arriviamo a Billy Butcher, l’inglese a capo dei Boys che non scende a compromessi con i Super. Anche qui, come nella controparte cartacea, Butcher è mosso dalla ricerca di vendetta (soprattutto verso il Patriota), a qualunque costo e con qualunque mezzo, agendo con le cattive ma soprattutto con l’attitudine da manipolatore che lo contraddistingue (come ad esempio nei confronti di Susan Rainer, direttore della CIA). Tuttavia sembra che qui il personaggio sia stato costruito per essere più affascinante (complice la figura e l’interpretazione di Karl Urban) e motivante, rispetto al Butcher sempre velatamente minaccioso (e terrificante anche nei suoi sorrisi) che conosciamo del fumetto. Basti pensare alla memorabile scena in cui, per convincere Latte Materno e Frenchie a rimanere uniti per combattere insieme, Butcher chiede “Che fine ha fatto Sporty Spice?”, per poi lanciarsi in un discorso motivazionale che sostanzialmente suona un po’ come “Siamo come le Spice Girls: da soli non valiamo niente, ma insieme possiamo fare grandi cose”.

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La prima stagione di The Boys contiene delle modifiche anche ai personaggi che compongono i Super: ad esempio, benché nei Sette fumettistici sia presente Jack da Giove, nella serie TV la sua figura viene sostituita da quella di Translucent, in grado sì come Jack di non subire danni, ma dotato anche del potere di diventare invisibile; A-Train è poi colui che già tra le prime pagine del primo volume denigra Starlight per il “compromesso” sessuale cui è stata costretta a giungere, mentre la serie assegna questo ruolo ad Abisso.

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Lo stesso Patriota sembra essere un individuo differente da quello ideato da Garth Ennis: più spietato e brutale, sembra essere mosso unicamente da una profonda malvagità, salvo poi scoprire che si tratta solo di un uomo sessualmente frustrato che soffre di un’atavica mancanza della figura materna, identificata qui nella figura di Madelyn Stillwell (nel fumetto la sua mortificazione deriva dal non riuscire mai a sorprendere o compiacere il vice presidente della Vought American, James Stillwell).

Come ti racconto The Boys alla mia maniera

La ri-costruzione della squadra incaricata di “non farla fare fuori dal vaso” ai Super è negli 8 episodi di The Boys un continuo crescendo, una sorta di work in progress. Sebbene i Boys fumettistici formino un team già ben consolidato all’arrivo di Piccolo Hughie – che dovrà così abituarsi ai loro metodi estremi e ad assistere a scene a dir poco grottesche e disturbanti – Kripke ci mette invece di fronte ad una squadra che dovrà appianare le solite divergenze e accogliere i nuovi membri se vorrà portare a termine la missione “Fo**iamo i Super”.

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Questa prima stagione si prende tutto il tempo per presentarci i personaggi che compongono i Boys e mostrarci la loro evoluzione, sia in quanto individui, che nelle loro relazioni con i compagni; episodio dopo episodio vedremo così, ad esempio, la crescita di un Hughie timido ed incerto, un giovane che vive ancora con il padre e conduce una vita noiosa e che tuttavia chiamerà a raccolta tutto il coraggio e la volontà di cui è in possesso per ottenere la giustizia che cerca.

Anche la figura di Anne January (Starlight) segue un suo progresso nell’arco delle 8 puntate, e tuttavia viene proposta con un approccio più incisivo rispetto alla sua presenza nel fumetto: più decisa, determinata e audace, giocherà anche un ruolo più “attivo” nella lotta contro i suoi colleghi Super, divenendo così l’occhio attraverso cui guardare dall’interno le malefatte di questi individui dotati di super poteri e contrastarli. Ci si accorge così che la serie è costruita attorno a due figure chiave, che ci mostrano la violenza e la spietatezza dei rispettivi gruppi cui appartengono: Starlight, appunto, che con la sua purezza d’animo è in netta contrapposizione con l’amoralità dei Sette, e Hughie, un giovane semplice e ingenuo che non avrebbe mai pensato che la giustizia sarebbe stata così brutale.

The Boys in quanto serie TV segue i temi, le vicende, le situazioni principali del fumetto, e tuttavia allo stesso tempo se ne discosta per costruire un prodotto che collimi con il mezzo attraverso cui è veicolato: così, se alcune scene sono riproposte in maniera puntuale e fedele rispetto al loro corrispettivo fumettistico, diverse altre vengono costruite ad arte per creare situazioni sì grottesche e ciniche aderenti all’originale, ma inserite in un contesto più adatto alla visione “televisiva”, che generi aspettativa e hype per la prossima puntata (e, adesso, per la prossima stagione).

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Tra l’altro, non è solo il mezzo a cambiare, ma anche l’epoca in cui si inserisce questa serie. I Boys ci vengono raccontati così come sarebbero 14 anni dopo l’uscita del primo fumetto, inseriti in un contesto che ruota intorno ai social e agli smartphone. La critica di Ennis verso la società consumistica del 2006 viene declinata nella serie TV alla realtà del 2020: se i Super sono la parodia cattiva dei supereroi che tutti conosciamo, la stessa società lo è di quella in cui viviamo quotidianamente, sebbene a ben vedere ne sia solo un riflesso più cinico. Non c’è da stupirsi, quindi, se sentiremo i protagonisti parlare di aggiornamenti su Twitter; squadre di addetti ai lavori che elaborano campagne marketing a favore dei Super basandosi sulle visualizzazioni YouTube e i like su Facebook; volti noti che si sponsorizzano attraverso i classici “concertoni” e testimonianze strappalacrime degne della peggior TV generalista; cartelloni pubblicitari in cui personaggi con tutine aderenti sorseggiano bibite super zuccherate. Persino i Boys faranno propri gli escamotage messi a disposizione da una banale webcam hackerabile da remoto.

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Si tratta di un prodotto vincente, che funziona nonostante la trama sembra aver preso una piega leggermente diversa rispetto all’originale (chi ha letto il fumetto probabilmente si sarà chiesto come verrà proposta la “questione Black Noir“). Uniche note negative: la serie sembra voler seguire a tutti i costi le vicende riguardanti Abisso, il quale risulta piuttosto patetico nei suoi tentativi di voler fare la cosa giusta. E la mancanza di un protagonista: Terrore, il bulldog terrier di Butcher (sebbene sembri sarà presente nella seconda stagione di The Boys). La serie funziona tuttavia anche grazie ad entrambe le parti del cast: sia gli interpreti dei Boys che quelli dei Super riescono a caratterizzare fedelmente i protagonisti di questa tragedia (comica) moderna, restituendo personaggi mossi da motivazioni profonde e più grandi di quelle che la gente comune possa mai immaginare, ma pur sempre umani e quindi carichi di un bagaglio di pregi e difetti (soprattutto questi ultimi ) che coinvolgeranno lo spettatore e lo renderanno partecipe delle loro vicende.

Cinecomics a chi?

Da quando Marvel e DC hanno iniziato a sfornare annualmente i loro cinecomics, il pubblico ha riscoperto un personaggio che fino a qualche anno fa poteva essere considerato prerogativa solo dei gusti di un bambino o un adolescente: il supereroe, appunto. Siamo stati bombardati, così, dalle epiche vicende di questi individui super umani conosciuti ormai da consumatori di tutte le età, con dei costrutti mentali e topoi ben precisi che si sono formati col tempo riguardanti eroi senza macchia, al servizio del bene assoluto, capaci di salvare tutti gli abitanti del pianeta Terra. Essi non hanno mancato di mostrarci anche il loro lato più umano che super (vedi Iron Man, ad esempio), ma in fin dei conti non hanno mai combattuto contro la gente comune e hanno sempre sventato le minacce rivolte all’umanità. O forse no? Perché quando Marvel o DC ci mostrano un supereroe che abbatte un nemico contro un grattacielo, non ci fanno vedere anche le innumerevoli vite umane che si spengono tra vetri e macerie mentre il mostro alieno di turno viene fatto fuori.

È vero che i cinecomics odierni, che da qualche anno a questa parte continuano a sbancare al botteghino (Marvel, stiamo parlando soprattutto di te), sono pensati soprattutto per le famiglie e per i più giovani in particolare: è necessario perciò mostrare un eroe archetipico portatore di valori positivi, così che ad esempio un bambino possa vedere il Capitan America di turno come un modello edificante. Tuttavia, come ci insegna The Boys con il suo approccio disincantato, si tratta di un mostrare “nascondendo”: celando le conseguenze della distruzione causata dagli stessi poteri dei supereroi (che sembrano infischiarsene) e non ponendo nemmeno il minimo dubbio su ciò che essi faranno per festeggiare la loro vittoria contro il cattivo del giorno. La serie TV tratta dai fumetti di Garth Ennis e Darick Robertson ci dice, ad esempio, che è più realistico che un gruppo di supereroi si dia alle orge più sfrenate che ad un pranzo silenzioso in un ristorante mezzo distrutto (tiriamo in ballo ancora una volta gli Avengers).

The Boys

I Super allora non sono altro che dei prodotti commerciali, carne acchiappasoldi per società miliardarie che guardano il mondo da sgargianti grattacieli e che usano i consumatori come contenitori da riempire di bugie patinate. La serie The Boys ci mette di fronte a questa verità: i cinecomics non sono solo la metafora del bene-contro-il-male, ma anche frutto di un mercato spietato che punta alla vendita di questa o quella action figure.

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I veri eroi in The Boys sembrano essere le persone comuni, in questo caso i Boys. Butcher, Hughie, il Francese, Latte Materno e la Femmina, sono tutti afflitti da trascorsi orribili a raccontarsi e turbe psichiche varie, sia chiaro, ma sono anche in grado di capire che non è tutto oro quel che luccica e che quei sorrisi smaglianti sui volti dei Super devono essere strappati via per far sapere alla gente cosa si cela dietro. Orge a base di sesso e droga; la dipendenza da sostanze che acuiscono i poteri a costo di uccidere degli innocenti a causa del loro utilizzo; individui che nascondono la propria omosessualità dietro facciate bigotte e crociate omofobiche. The Boys va contro ciò che abbiamo imparato sui supereroi e capovolge tutto. Ci dice che i Super in realtà non sono altro che persone inclini a lasciarsi andare alle peggiori dissoluzioni cui l’animo umano può andare incontro e lo fanno proprio in virtù dei loro poteri. Ma ci dice anche che noi poveri mortali possiamo essere in grado di far emergere la verità e combattere il male, quello vero e latente che indossa la maschera della giustizia solo per far fronte ai propri interessi.

Se non avete ancora assistito alle imprese dei Boys, potete recuperare la prima stagione della serie TV a questo link.