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Supereroi atipici: i fumetti da leggere se vi è piaciuto The Boys

Con The Boys abbiamo assistito al ribaltamento e alla demolizione delle convenzioni fumettistiche e della figura del supereroe, rappresentato generalmente come un paladino valoroso e senza macchia e trasformato (o rivelato) qui come un individuo capace delle peggiori aberrazioni. Tuttavia, non è la prima volta che il concetto di eroe viene reinterpretato in vesti differenti da quelle storicamente note. Se perciò vi è piaciuto The Boys, sia in chiave fumettistica che televisiva, non potrete fare a meno di leggere questi fumetti, in cui i protagonisti sono supereroi atipici ed insoliti.

The Boys

Facciamo un ripasso

Garth Ennis e Darick Robertson sono gli autori di The Boys, una serie a fumetti pubblicata a partire dal 2006, dapprima per Wildstorm-DC e poi per Dynamite Entertainment.

Si tratta di un fumetto che porta con sè le caratteristiche tipiche della firma di Ennis: spregiudicato, cattivo, cinico, racconta con divertito rifiuto il lato oscuro dei supereroi, aggiungendo palate di ironia e brutalità.

The Boys è la storia di cinque uomini al servizio della CIA per “frenare” i Super e talvolta fermarli con metodi a dir poco drastici. I Super di questa realtà sono infatti solo in apparenza degli eroi: salvataggi provvidenziali e attacchi terroristici sventati sono lo specchietto per le allodole che nasconde agli occhi della gente comune le malefatte di questi individui.

I Supereroi sono un prodotto della Vought American, potente e ricca società che li ha “creati” iniettando loro un siero chiamato Composto V in grado di donare (talvolta) i superpoteri; la compagnia, inoltre, protegge l’immagine dei Super come eroi valorosi e intrepidi, mentre in realtà l’abuso dei loro superpoteri miete numerose vittime innocenti ed è utile solo a permettere loro assecondare tutti i propri vizi e le proprie perversioni.

the boys ennis

La squadra dei Boys è composta da Billy Butcher e il suo cane Terrore, Piccolo Hughie, Il Francese, La Femmina della Specie e Latte Materno: essi sono votati ad impedire ai Super di causare il male nel mondo e, se necessario, a distruggerli con ogni mezzo (mettendoli in ridicolo di fronte all’opinione pubblica mostrando apertamente le bassezze di cui sono capaci o uccidendoli senza troppi fronzoli). Il bersaglio principale dei Boys, tuttavia, sono i Sette, il supergruppo più importante al mondo di cui dispone la Vought American: Billy Butcher ha un conto in sospeso con il loro capitano, il Patriota, e il suo desiderio di vendetta condurrà i compagni di squadra sulla strada diretta verso la distruzione di ogni Super. Ad ogni costo.

The Boys

Dalla serie a fumetti firmata da Garth Ennis e Darick Robertson è stato tratto uno show Amazon Original di grande successo: la prima stagione della serie TV diretta da Eric Kripke è stata resa disponibile in streaming su Amazon Prime Video a partire da giugno 2019 ed una seconda stagione è già stata annunciata, sebbene la data d’uscita non sia ancora stata resa nota. La serie TV di The Boys segue i fili narrativi principali dell’opera fumettistica, pur discostandosi per creare nuove, assurde vicende calate in un contesto più attuale (quello dei social e della visibilità come must, ad esempio), con un cast brillante e coinvolgente che comprende Karl Urban, Jack Quaid, Antony Starr, Erin Moriarty, Karen Fukuhara, Tomer Kapon, Laz Alonso e Dominique McElligott.

 Watchmen

Se la lettura di The Boys (o la visione dell’omonimo show televisivo) vi ha particolarmente coinvolti, non potrete fare a meno di recuperare un fumetto che nel tempo è divenuto uno dei capisaldi nel mondo dei comics: Watchmen, di Alan Moore e Dave Gibbons. Una prospettiva differente sulla figura dell’eroe; lo smantellamento delle convenzioni che volevano il supereroe come individuo moralmente integro, dotato di poteri che lo rendessero quasi un’entità superiore, per operare invece una ricostruzione dello stesso in chiave più umana, quotidiana, capace di sventare il crimine senza l’utilizzo di doti sovrumane ed eccezionali.

supereroi

Anche Watchmen ha ricevuto una sua trasposizione attraverso il mezzo filmico con l’omonima pellicola del 2009 diretta da Zack Snyder, oltre che con la serie TV HBO ad opera di Damon Lindelof; tuttavia è con il fumetto storico di Alan Moore e Dave Gibbons che avviene il cambio di paradigma, non solo per la rappresentazione dei supereroi in un una chiave divergente da quella imposta dal mercato, ma anche per il mezzo fumettistico stesso. La pubblicazione di Watchmen tra il 1986 e il 1987 con DC ha permesso infatti uno spostamento dell’attenzione da parte del pubblico verso un medium considerato per lungo tempo una sorta di banalità riservata ai più giovani e quindi non degno di essere fruito. Lo stesso Gibbons, nell’introduzione al volume deluxe che raccoglie la serie completa (edita in Italia da RW Edizioni), ha scritto:

Negli anni sessanta, tuttavia, il fumetto era ancora confinato ai margini bui della cultura. Castrato dalle cacce alle streghe del decennio precedente, era ormai per lo più innocuo intrattenimento per ragazzini, zuccheroso e censurato.

Tuttavia le peculiarità proprie di quest’opera ne hanno garantito l’accesso al pantheon dei fumetti e hanno ribaltato i preconcetti costruiti attorno a questi ultimi: vicende più mature raccontate attraverso scene e linguaggi adatti ad un pubblico adulto; un approccio diverso alla narrazione supereroistica, in cui viene dato ampio spazio a tutto il bagaglio umano caratteristico di ogni individuo, quindi ai pregi così come alle debolezze e alle imperfezioni che ci rendono tali; l’inserimento di tematiche sociali, politiche e scientifiche di profondo spessore, realistiche o quantomeno verosimili (come la teoria del “campo intrinseco”, ad esempio); l’utilizzo di espedienti metanarrativi che hanno contribuito a fornire la prospettiva della gente comune, quella che vive vicino ai margini delle vignette in attesa di essere salvata dagli eroi (I Racconti del Vascello Nero) . Anche il contesto storico in cui si muovono i protagonisti deve aver contribuito al successo di Watchmen, ambientato in piena guerra fredda con la costante minaccia di un attacco nucleare da una parte o dall’altra dei due fronti schierati.

“Who watches the watchmen?”

Se infatti è vero che in Watchmen la trama è densa del terrore dato da una possibile guerra nucleare tra Stati Uniti e Russia, è anche vero che le vicende narrate si svolgono in un passato ucronico; una sorta di grande what if in cui gli Stati Uniti hanno vinto la guerra del Vietnam, in giro vi sono auto elettriche e zeppelin sorvolano i cieli. Gran parte di questi cambiamenti storici è dovuta alla presenza e alle facoltà intellettive di Jon Osterman, alias Dr. Manhattan: un uomo che ha acquisito la facoltà di piegare le leggi della fisica e della quantistica al suo volere a seguito di un incidente di laboratorio, divenendo così una sorta di semi-divinità (da qui la celebre frase “Dio esiste ed è americano”).

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Egli è un ex membro dei Watchmen, un gruppo di vigilanti che tuttavia, a differenza del Dr.Manhattan, non possiedono alcuna dote superumana, ma combattono il crimine usando solo le proprie forze e le proprie capacità. I Watchmen, però, si sono sciolti: i supereroi mascherati sono stati dichiarati fuorilegge e, da allora, Gufo Notturno, Spettro di Seta, il Comico e Ozymandias hanno appeso i costumi al chiodo e si sono ritirati.

Non Rorschach, però. Il vigilante dalla maschera su cui campeggiano le macchie dell’omonimo test psicologico – continuamente in movimento, con un effetto inquietante – continua ad assicurare i criminali alla giustizia (non alla legge, attenzione); è durante una delle sue indagini che scopre la morte di Edward Blake, alias il Comico, e inizierà a seguire la pista di quello che Rorschach sospetta essere il “killer delle maschere”.

In questo contesto, tuttavia, la morte di Blake passa in secondo piano quando il Dr. Manhattan lascia la Terra per stabilirsi, lontano da tutti, su Marte: gli Stati Uniti perderanno così il loro unico deterrente contro la Russia e la minaccia di una guerra devastante si farà sempre più concreta con l’invasione dell’Afghanistan da parte di quest’ultima. Qualcosa di sinistro, intanto, sta accadendo su un’isola sconosciuta nel bel mezzo dell’oceano e sarà compito di Rorschach, Gufo Notturno e Spettro di Seta scoprire cosa sta minacciando realmente la vita sulla Terra.

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Watchmen è il fumetto di Alan Moore e Dave Gibbons che ha fornito una nuova prospettiva sui supereroi: uomini comuni al servizio della giustizia sotto forma di vigilanti mascherati, che tuttavia non vengono accettati come alternativa o supporto alla comune polizia, passando così dal mantenere l’ordine tra le strade al doversi difendere dal rifiuto della stessa società che proteggevano. Sui muri della città imbrattati dalle bande di delinquenti non sarà raro allora leggere la frase, divenuta quasi un motto sinistro, “Who whatches the watchmen?”, una sorta di “chi controlla il controllore?” se la stessa polizia si rifiuta di operare, quando in giro ci sono già gli uomini mascherati.

I supereroi diventano allora dei reietti, non sono più le figure tanto amate che nei fumetti classici lasciano tirare un sospiro di sollievo ai cittadini nel momento in cui fanno la loro comparsa provvidenziale. Rorschach, ad esempio, è un uomo disturbato ed estremamente violento che ha visto fin dove possono spingersi le aberrazioni umane, rifiutando qualunque compromesso con l’ingiustizia: la sua figura, allora, incute terrore più che sicurezza, poiché i suoi metodi non sono volti soltanto alla cattura dei criminali, ma alla loro brutale esecuzione (“Ero giovane allora, troppo morbido con i criminali: li lasciavo vivere”). Il Comico, poi, ha acquisito col tempo una visione cinica della società, vedendo cosa si nasconde realmente dietro il velo e ridendone amaramente. La sua consapevolezza nei confronti degli uomini lo rende sprezzante e lo porta ad azioni violente contro di essi, senza il minimo riguardo per la vita umana: in un flashback sulle sue incursioni insieme a Gufo Notturo, contro i manifestanti che chiedevano il ritorno delle forze di polizia in città, il Comico usa la violenza per sedare gli animi, affermando che i cittadini devono essere protetti da sè stessi e dal pericolo che rappresentano per la loro stessa incolumità.

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Ancora, Ozymandias ha rivelato la propria identità ancor prima che la legge impedisse ai vigilanti mascherati di operare sul territorio e conduce un’esistenza agiata all’interno del suo imponente grattacielo: Adrian Veidt (questo il suo vero nome) è l’uomo più intelligente del pianeta ed è estremamente ricco, tanto da avere un proprio marchio, così che la gente non assimila più alla sua figura quella di un ex supereroe, ma quella di un facoltoso filantropo che produce questo o quel prodotto col suo nome sopra. Per non parlare di Jon Osterman: visto addirittura come una sorta di divinità, viene considerato da tutti (comprese le superpotenze mondiali) con timore reverenziale, poiché in grado di cambiare le sorti mondiali e far spostare la lancetta dell’orologio dell’apocalisse da una parte o dall’altra. Non vi sono perciò, in Watchmen, il rispetto e l’ammirazione che potevano essere presenti invece in un fumetto come Superman: il sacro terrore che infonde un essere come il Dr. Manhattan è il sentimento più vicino a ciò che potrebbe suscitare negli uomini un dio sulla Terra.

Kick-Ass

Tra il 2008 e il 2010 Mark Millar sforna una serie a fumetti, disegnata da John Romita Jr. e pubblicata da Icon Comics, dove irriverenza, violenza e scene grottescamente divertenti si mescolano dando vita a Kick-Ass: otto numeri seguiti poi da due sequel, uno spin-off ed un film diretto da Matthew Vaughn con protagonisti Nicholas Cage, Mark Strong, Aaron Taylor-Johnson e Chloë Grace Moretz.

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Chi ha apprezzato The Boys e la sua capacità intrinseca di essere costantemente sopra le righe, probabilmente potrà fare un pensierino anche su Kick-Ass: violento, sboccato, a tratti così al limite dell’assurdo (basti pensare alla sola figura di Hit-Girl) da risultare nondimeno divertente, una fonte di intrattenimento trash in cui trovare sangue a secchiate e vicende grottesche. Anche qui i superhero comics ricevono una personale rivisitazione, stavolta ad opera di Mark Millar che, attraverso l’iconico e inconfondibile tratto di John Romita Jr., ci racconta come si comporterebbe un adolescente se fosse un supereroe.

Kick-Ass è infatti la storia di Dave Lizewski, un giovane studente amante dei fumetti che decide di vestire i panni di un supereroe nella vita reale, facendo affidamento solo sulle proprie forze per stanare e combattere i criminali. Tuttavia, ciò che indossa sono una tuta ed una maschera fatte in casa e sotto di esse non vi sono muscoli allenati o superpoteri particolari: già al primo tentativo, perciò, Dave viene accoltellato dai criminali che avrebbe dovuto affrontare, finendo dritto in ospedale.

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L’adolescente di New York però è deciso a non mollare. A seguito della riabilitazione fisica, torna a indossare il costume da supereroe e si fionda nuovamente sulle strade, stavolta con maggior successo. Il suo intervento durante un’aggressione è risolutivo e diventa presto virale grazie ad un video girato e caricato su YouTube da un passante: l’evento consacra Dave come Kick-Ass, tanto che il ragazzo crea un profilo MySpace con il nome che gli è stato dato dal pubblico online, per poter ricevere le richieste d’aiuto da chi ne ha bisogno.

Dave, tuttavia, si scontra ben presto con la realtà: esistono altri supereroi “improvvisati” e sono più più addestrati e kickass di quanto lo sia lui, come la ragazzina Hit-Girl e suo padre, Big Daddy, impegnati addirittura nella lotta contro la mafia. L’incontro con i due e con un altro “vigilante” adolescente, Red Mist, sarà solo l’inizio di una spirale di eventi che porterà Dave a dover combattere per la propria vita tra sbudellamenti, fuoco e fiamme, lutti e tradimenti.

Il real life super-hero. A sedici anni.

Millar ci propone un’altra faccia della medaglia con il suo Kick-Ass, fornendo un’ulteriore prova del fatto che la figura del supereroe può essere ridisegnata senza applicarvi su una montagna di muscoli o senza conferirgli poteri eccezionali. Lo fa però mostrando in maniera brutale che, seppur con tutte le buone intenzioni del mondo, un sedicenne che provi ad essere un eroe non potrà che infilarsi in situazioni pericolose e potenzialmente letali.

Kick-Ass racconta con ironia ed una buona dose di violenza gratuita come un nerd sfigato si tiri su in piedi e affermi di voler combattere, andare là fuori e fare la differenza, nonostante “là fuori” sia un luogo in cui si viene accoltellati davvero e i membri di un clan mafioso non danno troppa importanza alla tua vita se questa inceppa il meccanismo dei loro traffici. D’altronde Dave non è il solo, vi sono anche Big Daddy e la sua piccola Hit-Girl a dare una lezione ai brutti ceffi che infestano la città, ricorrendo addirittura ad armi vere e proprie, senza fermarsi di fronte alla possibilità di uccidere un uomo.

supereroi

È una realtà in cui qualcuno – persone comuni e spesso annoiate dalle proprie esistenze – ha deciso di portare la giustizia laddove essa è stata soppiantata dalla delinquenza, dal traffico di droga, dal crimine organizzato. Mark Millar però, se da un lato sembra voler insinuare l’idea che anche un sedicenne possa indossare una maschera e, forte del suo coraggio, andare a pestare qualche cattivo, dall’altra ci sbatte in faccia la verità a suon di botte e scene splatter: Dave è pur sempre un adolescente, mediocre e senza un briciolo di preparazione e questo può voler dire solo che, se giochi a voler fare il supereroe nella vita reale, prima o poi scoprirai che i cattivi, quelli che combatti, non stanno giocando.

Il gioco in scatola di Kick-Ass, per combattere il crimine insieme agli amici: lo trovate a questo link