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The Great: la recensione della esilarante serie tv su Caterina la Grande

Una narrazione storica (romanzata) tra la commedia e la follia, un cast eccezionale e una regia soddisfacente: tutto ciò racchiude, in pochissime parole, The Great, serie tv firmata Hulu. Tony McNamara (sceneggiatore di prodotti come Crudelia o l’acclamatissimo La Favorita di Yorgos Lanthimos) ha ideato interamente un prodotto dedicato alla particolare e avvincente storia di Caterina II di Russia; conosciuta anche, per l’appunto, come Caterina la Grande, tra le imperatrici più amate e longeve del periodo. In un misto tra irriverenza pura, intrattenimento moderno e una giusta dose di fatti realmente accaduti, The Great rappresenta uno dei prodotti “storici” più interessanti e piacevoli da vedere al momento.

The Great

La follia autoriale mostrata nel magistrale La Favorita fa capolino nei dieci episodi dell’opera, che potete recuperare su Starzplay. Al fianco di questa caratteristica che spicca di gran lunga rispetto a tutto il resto, c’è indubbiamente una narrazione pop molto simile a Marie Antoinette di Sofia Coppola. La ciliegina sulla torta? Elle Fanning deliziosamente letale nel ruolo di Caterina, Nicholas Hoult spaventoso nella sua pazzia da Imperatore russo (Pietro III) a cui tutto è dovuto e nulla può essere chiesto, il resto della corte caratterizzato egregiamente tra complotti, religione e tradizioni di un’epoca in pieno subbuglio. Entriamo nel dettaglio di The Great, pronti ad apprezzarne ogni sprizzo di creatività e voglia di creare un linguaggio contemporaneo in un mondo antico come quello dell’Impero russo del ‘700.

La storia di una donna che punta alla corona (e alla libertà)

Prima di discutere di scelte stilistiche, recitative e narrative vorrei riassumere brevemente ciò di cui tratta la serie. In quanto spettatori, abbiamo lo strano piacere di osservare la particolarissima ascesa alla corona della giovane Caterina, giunta in Russia per sposare Pietro III e diventare imperatrice. Lasciata la sua casa, i suoi amici e la sua famiglia, ciò che le rimane è la soddisfazione di essere una donna sposata, di potere, e che finalmente in grado di conoscere l’amore e la condivisione: o almeno così crede, illusa dalla “modernità” delle sue letture pomeridiane che poco hanno da condividere con la realtà russa del ‘700. Giunta a corte il mondo prende una forma molto diversa: le donne non sanno nemmeno leggere e non hanno alcun ruolo se non quello di divertire gli uomini di potere, il libero arbitrio di cui ha letto su testi francesi all’avanguardia non esiste neanche per sentito dire e l’amore vero non le arriva minimante dalle braccia di Pietro.

Tutte le sue aspettative vengono distrutte e si vede persa in una società che la imprigiona, con un marito al limite della follia, in grado di soddisfare ogni capriccio senza timore e che vuole da lei solo un’erede al trono. Inizialmente abbattuta, sentendosi completamente estranea a corte, crede che le uniche soluzioni siano uccidersi o riuscire a scappare. Fortunatamente – sostenuta dalla sua serva (ex nobile) Mariel, dal colto Orlo e dalla zia dell’imperatore – riuscirà a capire cosa vuole veramente: assumere il ruolo di protettrice dalla nuova Russia, una nuova nazione verso la crescita culturale e l’emancipazione dell’individuo. Indubbiamente un’obbiettivo complicato, in tutto e per tutto; la serie di McNamara ci racconta questo lungo tragitto con enorme sarcasmo e crudeltà, proprio per questo funziona.

The Great

Il viaggio proposto da The Great è unico proprio perché mischia il linguaggio storico con quello più caotico, presente in un qualsiasi prodotto degli ultimi anni. Parolacce, insulti contemporanei completamente fuori dal contesto russo, sarcasmo abrasivo ed eccessivo (su decapitazioni e morti di guerra non fa differenza) e sesso: gli episodi osano sempre molto ma lo fanno non toccando mai il “vero” volgare; riescono sempre a evitare di stomacare realmente lo spettatore, puntando invece a farlo sghignazzare continuamente o a fargli storcere la bocca di tanto in tanto. Insomma, c’è sempre il giusto contrappeso che permette di giungere a fine episodio tutto d’un fiato e con una gran voglia di proseguire senza mai fermarsi, un vantaggio importante rispetto a molte altre opere seriali dell’ultimo periodo

Huzzah! La rivisitazione ironica di una Russia infelice

McNamara ci fa sorridere, indignare ma soprattutto assistere a un reale disagio sociale: come Caterina si trova a disprezzare suo marito Pietro per la sua arretratezza, i suoi capricci e l’impossibilità di scendere a compromessi, così la Russia soffre di una cultura stantia, ferma alla tradizione e – nonostante le molte promesse – incapace di guardare davvero all’Europa come modello. Nella serie c’è tanta voglia di scherzare ma anche tanta realtà storica che nasconde una Russia infelice, sull’orlo del lastrico, piena di frivolezze e vuota di valori reali (aldilà di quelli religiosi). Per questo Caterina cerca di diventare la voce della ragione, oltre che degli emarginati e delle donne (costrette al vero e proprio silenzio nell’impero di allora).

Il fatto che The Great riesca a intrattenere in modo estremamente leggero e dinamico pur trasmettendoci tutta questa narrazione, profondamente satirica, spiega la maggior parte del nostro entusiasmo al riguardo. Si parla di un prodotto incredibilmente speciale, sotto ogni aspetto; L’imperatore grida Huzzah! mentre gode di cibo squisito e vodka senza sosta e fuori gli uomini combattono una guerra senza fine; Pietro III grida Huzzah! strappando gli occhi dai cadaveri dai nemici prima di andare a letto con una delle dame di corte; L’imperatore grida Huzzah! e il popolo pensa a un colpo di stato. Una parodia letteralmente in fiamme, esaltante sotto ogni aspetto.

The Great

L’immagine e la regia sono curati nel dettaglio e, finalmente, si ha l’impressione di guardare un’opera televisiva effettivamente rilevante anche da questo punto di vista; qualitativamente ci sono poche altre serie storiche rilevanti, quali The Crown o la meno rilevante, ma registicamente e fotograficamente dettagliata, Versailles che potete trovate su Netflix. Che un drama/comedy di Hulu abbia portato un po’ di originalità e di profilo tecnico accurato sul piccolo schermo non può che rallegrarci. Ma spendiamo delle parole anche sul cast, che come avevamo anticipato riesce a dare veramente il meglio di sé.

Elle Fenning è la regina indiscussa al fianco di Nicholas Hoult, su questo non c’è dubbio. I personaggi sono stati scritti in modo tale da essere memorabili ognuno a modo proprio e i due protagonisti hanno veramente dato tutto di loro stessi affinché il risultato fosse eccezionale. La testardaggine e l’eleganza di Caterina si scontrano con la follia del potere di Pietro e la lotto ha un vero piacere per gli spettatori. Tutti gli altri però non sono da meno, non vengono lasciati sullo fondo e tirati in ballo solo per supportare gli imperatori: sono ben caratterizzati e fanno parte di una narrazione corale veramente convincente.

The Great

In conclusione: è un prodotto eccezionale?

Concludendo la nostra recensione dedicata alla prima stagione di The Great, pensiamo che fare il punto della situazione e dare delle considerazioni finali possa aiutarci a valutare il prodotto (e a prepararci per la seconda stagione). Innegabilmente, il 70% del successo è giunto dalle mani e dalla mente preziose di McNamara che sta sfornando sceneggiature stratosferiche nel corso degli ultimi anni. La sua prospettiva così autoriale e allo stesso tempo così capace di soddisfare un pubblico giovane, che cerca intrattenimento oltre che narrazione, ci ha ulteriormente stupito. Non esageriamo nel dire che sia uno dei titoli più interessanti sulle piattaforme di streaming, di questi due, tre anni circa.

Un lavoro sopraffino, difficile da confondere con qualsiasi altro, al limite tra l’artistico e la parodia pop. Aspettiamo di vedere una seconda stagione della serie con la speranza che mantenga l’altissimo standard della prima e che riesca a darci delle prospettive altrettanto interessanti.