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The Marvelous Mrs Maisel e la stand-up comedy: donne sul palco

Non è tutto oro ciò che luccica, nemmeno quello che sta sotto le luci dei riflettori di un palco. O almeno è quanto pare agli occhi di chi non vuol vedere, accecato dal pregiudizio obnubilante e ottuso di una società che si accoccola sulla calda coperta soffocante dello stereotipo e della conseguente ignoranza e limitatezza mentale. Tante sono le preclusioni che la società pone e si impone, soprattutto quando si tratta di dover definire e classificare il mondo che ci circonda in una sorta di protezione e giustificazione frettolosa e leggera, ma perché dover giudicare male una donna che sale sul palco, in un mondo dove i soli uomini ne avevano accesso?

Nulla di strano, soprattutto nei decenni subito successivi al dopoguerra, quando un’America sempre più in forma e con una classe borghese emergente permette a Amy Sherman-Palladino di partorire la protagonista di The Marvelous Mrs Maiselserie lanciata su Amazon Prime Video ormai da tre stagioni e che ci ha stregati con la verve ineccepibile della Maisel.

Tanti sono i temi che andremo a sviscerare di volta in volta, e ne approfittiamo per affrontare in questo pezzo l’indagine di uno dei pilastri basilari della serie, senza il quale nulla avrebbe senso: la stand-up comedy, la sua storia e la figura della donna in relazione a questa forma di spettacolo. Inutile dire che anche in questo settore, la somma “donna e palcoscenico” dà un risultato negativo, non di certo per la qualità dello spettacolo offerto e dei suoi contenuti, quanto per lo stigma apposto e incredibilmente difficile da scollare e scalfire nel corso del tempo.

Palco alle donne, che disonore!

Sin dagli esordi, la stand-up comedy è stata chiaramente considerata come una forma d’arte maschile, non senza però un motivo preciso: non solo in virtù delle espressioni linguistiche (ed eventualmente gestuali) piuttosto esplicite, talvolta “violente” e incensurate utilizzate, quanto anche per la presa sul palco del microfono, ritenuto simbolo fallico e rappresentativo del potere mascolino.

Cominciamo quindi a scoprire e spiegare chiaramente perché, in The Marvelous Mrs Maisel, agli inizi della carriera di Midge, la famiglia non fosse del tutto contenta e soddisfatta di questa carriera che desiderava intraprendere, considerando che all’epoca le donne che davano spettacolo nei locali erano considerate al pari di meretrici e donne vendute per quattro soldi. Non di certo un’attività al livello etico, morale ed economico che si convenisse per una ragazza benestante come la giovane Midge, oltretutto sposata e con figli.

La presenza femminile nel mondo della commedia però ha subìto contraccolpi in termini di partecipazione, per i motivi sopracitati e per la generale posizione di inferiorità alla quale la donna viene relegata storicamente. Del resto, negli anni in cui si svolge la commedia, le forme d’arte e spettacolo che si stavano consolidando man mano, soprattutto in televisione, non suggeriscono grande spazio come performer per le donne, considerate spesso non in grado di avere lo stesso humour dei presentatori maschili.

La figura della damigella smarrita rappresentava ancora decisamente un fortino difficile da espugnare e, di conseguenza, le aspettative del pubblico non erano troppo diverse: quale scalpore avrebbe suscitato la presenza di una donna, da sola sul palco, addirittura in grado di catalizzare su di sé l’attenzione e mantenerla? Un ruolo concettualmente così difficile da interpretare, ma dalla resa così spumeggiante ed efficace che non scalza soltanto lo stereotipo, ma ha anche permesso di produrre tre stagioni e metterne in cantiere una quarta.

Non solo risate: lo humour inclusivo

Prestiamo però attenzione alla tipologia di humour messa in campo in questo caso specifico: dobbiamo infatti distinguere tra humour femminista e humour femminile.

Il primo è a sfondo sessista e volto a demolire la donna, sottolineandone la posizione difficile nella scala sociale e alle quali viene costantemente attribuita inferiorità rispetto alla fetta maschile della società. Il secondo si riferisce invece al performer stesso, messo in scena nel momento in cui si sale sul palco e ci si auto-degrada, se così si può dire, ma sempre in un’ottica umoristica.

Un confine nemmeno troppo sottile che ancora una volta distingue la buona satira e la buona commedia, dalle battute messe in scena solo per ferire senza troppi mezzi termini. Un suggerimento ai comici e stand-up comedian che ci stanno leggendo: la soluzione migliore per un ottimo humour è quella di portare in scena sketch e battute che puntino all’inclusività, non al divisionismo, socialmente parlando.

Potrebbe non sembrare (o forse sì), ma la comicità può rivelarsi uno strumento in grado di apportare cambiamenti strutturali anche importanti nella società e nel comune vissuto quotidiano. Il ruolo dello stand-up comedian diventa così fondamentale e lo stigma per cui le donne dovrebbero esservene escluse risulta essere privo di ogni senso logico.

La comicità non ha genere, né sesso, e The Marvelous Mrs Maisel lo dimostra egregiamente, prodigandosi nella rivincita dell’attrice a dispetto di tutto e di tutti, dimostrando di poter portare sul palco sì delle gag comiche e non prive di qualche scurrilità (pur sempre nel rispetto dello spettatore, ma non sempre delle forze dell’ordine), ma senza perdere la propria personalità, senza diventare una donna di strada. La comicità è un mezzo, sta al commediante usarlo al meglio. O alla commediante.

Se avete apprezzato la serie The Marvelous Mrs Maisel o ancora meglio, non la conoscete, vi consigliamo di ascoltare il CD Audio della colonna sonora della seconda stagione o la versione in vinile.