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The Rental: la recensione dell’horror domestico di Amazon Prime Video

Un tranquillo week end di paura. Già, è il titolo del cult del 1972 diretto da John Boorman, ma potrebbe essere benissimo la tagline del nuovo thriller targato Amazon Prime Video: The Rental. Diretto da Dave Franco, fratello del ben più celebre attore e regista James (i più lo ricordano per aver prestato il volto al personaggio di Harry Osborn nella prima trilogia di Spider-Man), il film è un horror dall’impianto piuttosto standard che segue le logiche narrative delle pellicole basate su una home invasion. Con poca spesa da un punto di vista produttivo e un’unica location, The Rental è comunque in grado di spaventare e instillare qualche dubbio su dove prenotare le sistemazioni per le prossime vacanze.

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Quella casa nel bosco

Stressati dal lavoro e dopo molto tempo in cui non si concedono una pausa, i due colleghi Charlie e Mina scovano l’annuncio su internet di una dimora mozzafiato a precipizio sull’oceano. La tentazione di trascorrere un week end di totale relax e svago è molto alta. Così, i due convincono i rispettivi compagni di vita per un’uscita a quattro. Il dato singolare è che il ragazzo di Mina (interpretato da Jeremy Allen White, il protagonista della serie Shameless) non è altri che il fratello di Charlie. Tra i due sembra scorrere buon sangue, eppure poco alla volta i rapporti delle coppie inizieranno a incrinarsi.

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Tuttavia, messi da parte alcuni accenni di malumore, il mistero s’infittisce a causa della losca presenza del padrone di casa. Avendo prenotato la vacanza su internet e non avendo mai conosciuto di persona l’affittuario, la sorpresa di trovarsi di fronte un uomo non propriamente cordiale era stata preventivata dal gruppo. Eppure quando un paio di loro scopriranno la presenza di telecamere nascoste all’interno dell’abitazione, la crisi sarà a un passo dall’esplodere. Come se non bastasse, quel che complica ancor di più le cose è un segreto inconfessabile che rischia di mandare all’aria i rapporti tra tutti i presenti.

Un thriller dal sapore hitchcockiano

Ciò che rende The Rental un film non solo interessante, ma anche riuscito, è la sua capacità di cuocere lo spettatore a fuoco lento. Dave Franco è bravo nel saper dosare al meglio la tensione e lasciare che i dubbi poco alla volta vengano insinuati non solo tra i personaggi, ma anche tra le fila del pubblico. Senza voler addentrarci troppo nell’analisi, di modo da poter lasciare a tutti la giusta dose di sorprese, è importante sottolineare come il canovaccio scelto per lo sviluppo narrativo sia quello di un thriller ad alta tensione contenuto e giocato quasi del tutto sulla messa in scena, seguendo l’esempio del Maestro del brivido per eccellenza: Alfred Hitchcock.

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Seppur sul finale la componente più splatter e slasher prenda il sopravvento, nei minuti precedenti The Rental mette lo spettatore nella condizione di avere timore dell’ambiente. La casa (se così possiamo definirla) luminosa e fatiscente in cui è ambientata la storia diventa ben presto un teatro dell’orrore dove ogni angolo potrebbe nascondere il più terribile degli incubi. Mantenendo l’unità di luogo, il regista gioca con le geometrie della scenografia e usa al meglio la cinepresa per delineare traiettorie finalizzate a ergere un vero e proprio labirinto di immagini.

Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio

Ci si perde in The Rental. Esattamente come i personaggi perdono poco alla volta l’orientamento, la fiducia gli uni degli altri e il senno della ragione. La minaccia di un osservatore sconosciuto e invisibile capace di spiare ogni singolo nostro movimento è uno dei temi più caldi della società contemporanea. Abituati infatti a interagire tramite schermi e/o avatar, non siamo più in grado di instaurare una relazione di fiducia con il prossimo. Tutto diventa sospettoso e la superficialità potrebbe condurci a scelte non proprio felici.

La paura nei confronti dello straniero, dello sconosciuto, che ha caratterizzato la prima decade del cinema statunitense del nuovo millennio (scaturita dall’attentato dell’11 settembre che ha incrementato a dismisura questa ossessione) viene oggi sostituita dalla paura dell’invisibile. In anni dove i social network e AirBnb (nel nostro caso specifico) dominano il mercato, sembra sempre più difficile fidarsi dell’altro. The Rental riflette su questo argomento, prendendo le mosse dal desiderio ancestrale che l’essere umano ha nello spiare senza essere spiato.

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Un dogma che Alfred Hitchcock, appunto, tenne sempre bene in mente come fosse un mantra e che numerosi grandi registi hanno fatto loro. Tra questi non può mancare l’esempio di Michael Powell che nel 1960 firma il celebre L’occhio che uccide (in originale Peeping Tom), citato esplicitamente proprio in The Rental. Dai grandi classici sino alle operazioni più contemporanee come Paranormal Activity: c’è spazio per molto cinema in questo film, ma sono comunque sempre la paura e la tensione a essere protagoniste.

Conclusioni

Seppur quindi questo thriller non brilli certo per originalità e inventiva, The Rental ha il merito di conoscere bene i propri limiti e lavorare al meglio al loro interno. L’elegante regia di Dave Franco restituisce un clima di apparente serenità lavorando con cura su immagini fredde e ambigue. Che si tratti di una foto pubblicitaria su un pc, di una vetrata con vista mare, del riflesso di una piscina idromassaggio o del grandangolo di una telecamera nascosta, la verità stenta a palesarsi per nascondersi sotto una superficie fallace e scivolosa. The Rental ci costringe quindi a fare i conti con le nostre percezioni, la nostra identità e le paure nascoste dietro le maschere che indossiamo quotidianamente. Non adatto ai deboli di cuore.

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