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Cinema e Serie TV

The Tick S02, il vero significato dell’essere supereroi

The Tick, il supereroe zecca nato dalla matita di Ben Englund torna con una seconda stagione ancora più dissacrante e satirica verso gli stilemi narrativi e caratteristici dei cinecomics.

Dopo aver invaso la sala, i cinecomics supereroistici hanno trovato un terreno estremamente fertile anche sul piccolo schermo e in particolare sui servizi di streaming. Ma dopo aver visto l’ennesima serie televisiva su un supereroe che affronta la propria nemesi e salva il mondo da minacce inenarrabili, la sensazione di già visto non solo si sente, ma colpisce come un macigno. Un problema ricorrente di queste produzioni, nonostante l’enorme seguito che generano, è quell’estetica persistente fra il trash e il camp. Perché diciamocelo, vedere un omone in calzamaglia colorata sgominare cattivoni con effetti in computer grafica molto discutibili suscita più ilarità che epicità.

Alcune serie hanno deciso di abbandonare i costumi classici dei fumetti per acquistare più credibilità (le serie Marvel-Netflix) ma solo una  ha abbracciato orgogliosamente il suo lato in calzamaglia: The Tick, finalmente tornata su Amazon Prime Video per la sua seconda stagione. Basata sul fumetto americano omonimo di Ben Edlund (qui in veste di creatore e produttore esecutivo) degli anni ’80, le assurde avventure del enorme e quasi invincibile eroe The Tick sono una riuscitissima versione satirica e dissacrante dei più importanti topoi del genere, oggi più che mai attuali grazie al successo in sala dei film Marvel e DC.

Questi nuovi 10 episodi continuano la quotidianità dell’insicuro e pavido Arthur (Griffin Newman) insieme allo smemorato golia in spandex blu The Tick (Peter Serafinowicz) dopo aver sconfitto il grande villain The Terror. Per colmare il vuoto lasciato dal villain, la città diventa teatro di baruffe fra nuovi supereroi e nuovi villain, come la nemesi Lobstercules (una forzuta aragosta antropomorfa!) dei nostri eroi. A proteggere i cittadini ci penserà l’A.E.G.I.S., un’agenzia sulla falsariga dello S.H.I.E.L.D marveliano che monitora ogni attività dei super tramite registrazione.

Le puntate rimangono quel concentrato di battute e luoghi comuni del genere in cui l’eroismo incosciente di Tick si scontra con la mentalità più razionale e paranoica di Arthur, in questo caso calata nel contesto semiserio e burocratico dell’organizzazione. Con un nuovo e attillato costume – che ricorda molto di più la calzamaglia del fumetto – il nostro eroe  dovrà vedersela principalmente con moduli, scartoffie e firme da raccattare dentro la tentacolare struttura dell’agenzia fra uno scontro e l’altro con nemici assurdi.

Questa seconda iterazione televisiva si concentra molto sulla dissacrazione di elementi intoccabili del mythos del superuomo, a partire da una versione egocentrica e narcisista di Superman (volutamente storpiata in Superian) per finire sul classico cammino di redenzione di un cattivo, senza mai risultare (troppo) di cattivo gusto e forzato.

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Preso a sé stante, The Tick risulterebbe una serie appena sufficiente nella messa in scena e nella sceneggiatura, ma è proprio quest’aria di continua presa in giro nello stile e nell’estetica a renderla una serie unica nel panorama dei cinefumetti. Tra l’altro è proprio nei momenti più metanarrativi in cui la creatura di Edlund brilla, ma basta non conoscerli o saperli cogliere per apprezzare pienamente lo show.

In mezzo a tutto questo, lo show riesce a riflettere in modo spontaneo sul vero significato dell’essere eroi: mentre alcuni lo fanno per fama o prestigio, per personaggi puri come Arthur e Tick salvare il prossimo è una vocazione e un bene per la comunità, che sia sventare rapine o fare da babysitter a sei aragoste.

 

Volete un tenero Tick tascabile da portarvi sempre dietro e che vi protegga dai malintenzionati? Funko Pop vi ha accontentati con una statuetta dedicata al supereroe!