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The Undoing, recensione: torbidi segreti di famiglia

Tra le serie più attese e intriganti dell’ultimo periodo targate HBO, The Undoing è certamente quella che si è rivelata la più sorprendente e accattivante. Appena arrivata in Italia, ma già sufficientemente incensata negli Stati Uniti sul finire dello scorso anno, lo show disponibile per gli abbonati Sky e NOW TV è un thriller psicologico composto da sei puntate che indaga con occhio clinico e intelligente la natura ingannevole dell’essere umano, bisognoso di tenere sepolte le proprie reali inclinazioni per mantenere intatta la propria immagine sociale davanti agli altri.

The Undoing, un distorto quadro familiare

In The Undoing, Grace Fraser (Nicole Kidman) è una famosa psicoterapeuta che vive a Manhattan insieme al figlio adolescente e al marito Jonathan (Hugh Grant), stimato e rinomato oncologo pediatrico. L’opulenza della Grande Mela fa il paio con lo stile di vita altolocato dei due: lontana anni luce dagli stenti e affine al lusso delle famiglie più in vista e conosciute di New York, la vita dei Fraser prevede giornate frenetiche all’insegna di un’agenda lavorativa sempre piena, appuntamenti con amici che conducono un’esistenza dello stesso tenore ed eventi esclusivi. Il tutto, all’interno di una cornice domestica dove si vive d’amore e d’accordo, con legami saldi e un rapporto di coppia complice, in cui l’intesa e la passione sono tutt’altro che scemate.

Ciò che appare come un idillio, è in realtà minacciato da un evento imprevedibile che s’insinua sottotraccia e mina il nucleo di ogni certezza acquisita negli anni da Grace, che vede traballare d’improvviso la quiete della sua stessa vita: il marito viene accusato dell’assassinio di una donna, vittima di una violenza efferata compiuta in seguito a una furia cieca che non può appartenere a quell’uomo così calmo ed equilibrato, impegnato tutti i giorni a salvare le vite dei bambini e non di certo a toglierle. Ma chi è quella donna? Qual è la sua storia e perché la vicenda sta travolgendo la Manhatthan bene?

Grace è anche impegnata nel comitato scolastico del figlio, un istituto di alto livello la cui retta costa ben cinquantamila dollari l’anno. Durante i preparativi per un’asta benefica (il cui culmine è rappresentato da una giornata di gala assieme alle famiglie), tra donne d’alto bordo restie ad aprirsi a chi considerano fuori dal proprio circolo di amicizie, s’insinua una nuova ragazza. L’avvenente donna è Elena Alves (Matilda De Angelis), visibilmente in difficoltà a inserirsi nel comitato e letteralmente sbucata fuori dal nulla, come se fosse completamente fuori contesto. Sicura del proprio corpo e del proprio fascino ammaliante, Elena trova in Grace l’unica persona di cui sente di potersi fidare. Di lì a breve la terribile notizia della sua dipartita apre una breccia nell’apparente calma quotidiana, mettendo in luce ipocrisie, bugie, segreti e un articolato gioco di sospetti che coinvolge protagonisti, comprimari e persino comparse.

Le regole del thriller perfetto

Nelle prime puntate, The Undoing tratteggia con feroce critica l’apparente perfezione delle famiglie ricche, rappresentandole come delle serpi pronte a sputare il proprio veleno con invidie e sotterfugi. Tra parole di troppo sussurrate di nascosto, sguardi atroci che vorrebbero mettere in soggezione e tipici gesti d’insolenza, lo scarso valore umano viene posto subito in primo piano. È un’istantanea impietosa sul classismo e su quella patina di perfezione pronta a sciogliersi di fronte alle amare verità. Quelle non dette e quelle abilmente nascoste, che emergono d’improvviso dopo aver scoperchiato il Vaso di Pandora, dopo che il tessuto delle apparenze viene squarciato con forza da realtà che colpiscono con violenza e fanno vacillare ogni certezza.

In The Undoing arriverete a sospettare di chiunque, perché non c’è un attimo in cui la miniserie è pronta a concedervi delle certezze; al contrario, proprio quando crederete di avere sottomano gli elementi necessari per costruire il vostro personalissimo quadro accusatorio, l’intrusione di nuove informazioni rimetterà in discussione tutto. Ciò che The Undoing fa in maniera davvero brillante è costruire una vicenda dove non esistono punti fermi, dove ogni cosa può potenzialmente ribaltarsi in ogni istante. È esattamente quello che dovrebbe fare di norma ogni buon thriller, costruendo un intreccio sempre credibile e complesso abbastanza da instillare il dubbio in ogni scena.

Le prestazioni attoriali di Kidman, Grant e del grande Donald Sutherland, che interpreta il padre di Grace, sono un valore aggiunto d’importanza capitale nel modellare davanti agli occhi dello spettatore i personaggi, che appaiono sempre ambigui e subdoli, spesso difficili da inquadrare con chiarezza. Altrettanto ragguardevole è la qualità della scrittura, che fa emergere piano piano le personalità dei personaggi, donando loro uno spessore che va ad aumentare puntata dopo puntata, dando corpo a tratti caratteriali e una vasta gamma di sfumature che raramente ci è capitato di vedere in uno sceneggiato.

Le derive della psiche

Lontano dai tipici stereotipi in cui di fatto The Undoing sarebbe potuto cadere, la miniserie è un realistico spaccato sulla fallacia dei rapporti intimi e sulle cedevoli sovrastrutture della società, inadatta ad accogliere la parte più profonda di quell’umanità sommersa che non sveliamo mai davvero a nessuno. Ecco dunque che come in un gioco di specchi ciascuno può riconoscersi in alcuni comportamenti di certi personaggi, salvo poi dover tirare i remi in barca quando The Undoing si sfila via dalla psicologia di massa e s’infila invece in quella più clinica, i cui atti sono sempre riconducibili a disturbi conclamati, devianze, traumi.

The Undoing in tal senso si gioca nel finale una carta che sbroglia immediatamente la matassa, facendo cadere i sospetti su tutti gli altri e approfondendo quella relazione causa-effetto inoppugnabile, perfettamente aderente ai canoni della psichiatria criminale. Nel dibattimento che occupa la due puntate finali, inframmezzato da scene che chiarificano una volta per tutte il corretto svolgimento degli eventi, i ruoli tra difesa e accusa vengono sfumati in favore di una decisione che indica uno schieramento e una presa di posizione netti, certamente non banali. Ne viene fuori la volontà di preservazione di alcuni personaggi, la voglia di voler proteggere ciò che è rimasto ancora in piedi, ciò che resta di quei pochi e solidi rapporti umani.

The Undoing racconta con bruciante verità anche le debolezze in cui annega chi ama incondizionatamente, chi inconsciamente si abbandona all’altro e fa cadere le barriere delle proprie difese; ma anche e soprattutto il modo in cui vediamo gli altri. Non per ciò che sono davvero, ma attraverso quella lente distorta e selettiva che identifica solo ciò che vogliamo vedere davvero, con gli errori di valutazione tipici dei bias cognitivi e delle idee preconcette che prima si sedimentano, poi prendono corpo come verità assolute.

Verità che non esistono, perché The Undoing ci insegna che nessuno è in grado di conoscere l’altro sul serio e fino in fondo, che esistono grandi personalità ma piccole persone, mostri in cravatta e larghi sorrisi, innocenti e buoni con la faccia torva e da criminale, una scala infinita di grigi che non saranno mai neri o bianchi. Ed è forse questo il pregio migliore di The Undoing, al di là del suoi ritmi gestiti con rara maestria e le sue evidenti capacità narrative: bisogna sempre imparare a dubitare anche quando si pensa di avere in mano tutte le sicurezze, soprattutto quando l’amore obnubila la vista e le apparenze nascondono ciò che si rintana nell’animo più profondo.

Se volete approfondire la storia alla base della miniserie The Undoing, potrete recuperare il libro di Jean Hanff Korelitz da cui è tratta. Lo trovate a questo link.