Cinema e Serie TV

Tribes of Europa: recensione della nuova serie Netflix

Non si può certo dire che negli ultimi tempi stiano mancando proposte fantascientifiche, nella serialità televisiva. Da pochi giorni si è conclusa su Prime Video la quinta stagione di The Expanse, su Sky è cominciata la nuova serie sci-fi Raised by Wolves e anche Netflix fa la sua parte, grazie alla presenza nel suo palinsesto di Star Trek: Discovery, la cui terza serie è giunta da poco al termine. Il tutto senza scomodare il colosso del momento, The Mandalorian. Verrebbe quindi da pensare che la sci-fi sia ottimamente rappresentante nel comparto seriale, pronto ad arricchirsi di un’altra proposta in uscita a febbraio su Netflix: Tribes of Europa. La continua ricerca da parte del colosso streaming di nuove proposte è, da sempre, croce e delizia dei sottoscrittori. Se da un lato ha portato alla realizzazione di produzione apprezzate come Altered Carbon o Love Death & Robots, dall’altro non ha mancato di far notare come questa bulimia di contenuti possa riservare brutti scivoloni, magnificamente rappresentati da The Nightflyer o Another Life.

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Tribes of Europa: il Vecchio Continente dopo l’apocalisse

L’annuncio di una nuova serie sci-fi, quindi, viene accompagnata inevitabilmente da un certo scetticismo, che non esime Tribes of Europa dallo scomodo ruolo di cartina di tornasole sulla lungimiranza di Netflix nell’approvare i propri progetti. Per quanto il pedigree sia promettente, considerato che dietro questa serie ci siano i creatori di Dark, anche Tribes of Europa sembra esser afflitto dalla malattia della maggior parte delle produzioni sci-fi del periodo: l’assenza di originalità.

Come detto in altre occasioni, la mancanza di uno spunto originale su cui costruire una serie non è una pecca insormontabile, a patto che argomenti già trattati vengano rielaborati e analizzati da differenti prospettive, che possano mostrare agli spettatori delle avvincenti variazioni sul tema. La sensazione è che, ultimamente, manchi la volontà di andare oltre, la tentazione di riproporre storie oramai rodate pare esser considerato uno sforzo sufficiente a dare il via libera alla realizzazione di progetti come Tribes of Europa.

Nel dicembre 2029 una non meglio precisata catastrofe farà precipitare il mondo in una nuova era di regresso scientifico. Improvvisamente, ogni apparecchio elettronico cessa di funzionare, la civiltà come la conosciamo oggi viene completamente cancellata da quello che verrà ricordato come il Dicembre Nero. A distanza di anni, nessuno ha ancora compreso quali siano state le reali cause di questo crollo della civiltà, ma tutti sembrano avere comprese che le regole del vecchio mondo non sono più valide.

L’Europa si è frammentata, non esistono più le suddivisioni politiche cui siamo abituati. Dalle ceneri del Dicembre Nero è emersa una nuova civiltà, composta da tribù che vivono secondo nuove regole, che meglio interpretano le diverse modalità di vivere in questa landa desolata. Se da un lato gli Origini hanno scelto uno stile di vita che aborre la tecnologia e privilegia il contatto con la natura, dall’altro ci sono i Corvi, spietata società simil-spartana dedita alla violenza e al dominio. Al fianco di queste due tribù ve ne sono altre decine, come le Femen, società matriarcale, o i Crimson, una civiltà paramilitare. A completare questo complesso mosaico umano, ci sono gli Atlantidei, comunità quasi leggendaria e additata come detentrice di una tecnologia estremamente evoluta.

L’Europa delle tribù e della violenza

Le lotte di potere portano queste differenti tribù a lottare fra loro. Evento scatenante del nuovo conflitto è l’incidente aereo che coinvolge un velivolo, che si abbatte vicino al villaggio degli Origini. È in questa bucolica enclave che vivono i tre fratelli protagonisti della storia, la cui pacifica esistenza viene sconvolta quando una pattuglia dei Corvi irrompe nel loro villaggio, intenzionata a prendere possesso della preziosa tecnologia atlantidea.

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Da questo violento assalto prende il via la trama di Tribes of Europa, che ruota attorno a questo evento destabilizzante. La complessa situazione politica che vede le varie tribù lottare per la supremazia nel Vecchio Continente, come prevedibile, viene quindi legata a questo prezioso manufatto, oggetto del desiderio di ogni tribù, che vedono in questo cubo misterioso l’arma definitiva per imporsi sulle forze rivali.

La trama di Tribes of Europa lascia intendere subito come alla base della storia non ci siano  delle grandi innovazioni. Ancora una volta una misteriosa catastrofe ha fatto retrocedere l’umanità in una civiltà pre-tecnologica, come da copione abbiamo diversi agglomerati sociali che incarnano le classiche reazioni alla società post-apocalittica e l’inevitabile lotta per il potere completa l’intreccio di una storia che stancamente ripete un canovaccio già visto molte, troppe volte. Come accaduto recentemente per Raised by Wolves, il basarsi su un principio narrativo noto non è un male, a patto che gli showrunner si impegnino a dare nuove visioni, a cogliere sfumature mai esplorate per sorprendere gli spettatori.

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Tribes of Europa, sfortunatamente, non riesce a liberarsi da questa persistente ombra di dejà-vu. Si sforza flebilmente di creare nuove situazioni, ma la narrazione della serie non riesce a trovare una propria identità, rimanendo schiava di colpi di scena forzati e incapaci di sorprendere lo spettatore. I tre fratelli protagonisti della storia di questa serie avrebbero la possibilità di farsi interpreti di nuovi punti di vista per una trama oramai già vista, che nuovamente si sviluppa in un mondo violento e cinico, incapace di vincere quel senso di stanca familiarità e costringendo lo spettatore in un reiterarsi di luoghi comuni tipici del genere, mancando completamente di costruirsi una propria identità, facendo naufragare ogni possibile guizzo vitale in una storia scontata, prevedibile.

Tribes of Europa, una serie priva di identità

Le idee non mancano, ci sono degli spunti interessanti, come il non volere mostrare dei personaggi monocromatici nella loro identità, dando vita a personalità che sulla carta sono complesse e promettente, ma ogni sforzo viene schiacciato da un impianto narrativo ripetitivo, stanco, in cui i personaggi risultano delle copie spesso sbiadite di archetipi narrativi che iniziano a mostrare il peso degli anni e i segni di un abuso spietato da parte degli sceneggiatori. Un peccato, considerato l’impatto visivo convincente dell’Europa post-apocalittica, con il contrasto tra natura e città, specchio della diversa concezione di società di ogni tribù, in cui ogni peculiarità sociale ha una propria eco da un punto di vista visivo. Ma questa caratterizzazione si ferma a una superficiale definizione visiva, venendo sminuita da una carente cura nel dare ai personaggi un caratura credibile e non macchiettistica, rendendoli dei prevedibili stereotipi.

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Al termine della visione di Tribes of Europa permane la sensazione di aver visto l’ennesima reinterpretazione di un concept privo di anima, oramai eccessivamente sfruttato e incapace di trovare una nuova linfa. Le peripezie dei tre protagonisti e delle figure che ruotano loro intorno mancano di mordente, si dipanano stancamente lungo sentieri già percorsi e non riuscendo a mostrare mai un guizzo emotivo autentico, relegando i personaggi al ruolo di ombre di altre personalità più carismatiche viste in precedenti declinazioni della fantascienza post-apocalittica.

E qui, si torna al discorso inziale: la fatica di trovare serie di fantascienza di valore. Tribes of Europa avrebbe potuto rivelarsi una piacevole sorpresa, forte di un’ambientazione che per quanto sovraesposta potrebbe riservare qualche sorpresa. La serie di Netflix, invece, preferisce giocare sul sicuro, senza prendersi rischi, rinunciando a essere una produzione incisiva.  Una seconda stagione di maggior coraggio, capace di cogliere scelte narrative sorprendenti potrebbe dare nuova linfa alla serie, ma i presupposti sono poco incoraggianti.

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