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Voraci: razionalizzare l’apocalisse zombie, recensione

Voraci è la nuova proposta a tema zombie di saldaPress che non manca mai di setacciare i cataloghi di tutto il mondo alla ricerca di storie con protagonisti i non-morti divenuti oramai un po’ il simbolo dell’editore emiliano (insieme alla grande qualità a 360° della sua proposta editoriale) che ha portato in Italia, e continua a pubblicare, The Walking Dead ovvero l’opera che ha riportato in auge il genere divenendo anche un vero e proprio fenomeno in seno alla cultura pop dell’ultimo decennio circa.

Voraci recensione

A differenza però della serie di Robert Kirkman, Voraci è un’opera proveniente dal mercato franco-belga. Edita originariamente da Glènat in Francia è firmata da Christophe Bec ai testi e dall’italiano Stefano Landini alle matite.

Voraci: viaggio all’Inferno

Nuova Delhi, 2025. Una terrificante epidemia sta uccidendo la popolazione e la sta trasformando in un’orda famelica il cui unico istinto è quello di cibarsi di carne umana. Come sia scoppiata questa epidemia e da dove arrivi il Morbo di Kuru (questo il nome del virus) non è dato saperlo, sta di fatto che gli esponenti del governo indiano si sono rifugiati in un bunker sotterraneo. da un convoglio umanitario che trasporta un manipolo di soldati, partito dalla provincia pakistana del Belucistan, che ufficialmente dovrebbe soccorrere la popolazione della megalopoli ma in realtà deve salvare i governanti trasportando un misterioso carico.

Voraci recensione

Fra di loro c’è l’unica donna, il caporalmaggiore Osawa, una veterana fra soldati tanto esperti quanto indisciplinati. La loro missione è infatti tutt’altro che semplice: attraverso un intero deserto, oltre 1300 chilometri, con un’unica stazione di rifornimento sicura a disposizione e orde di  non morti sparse lungo il percorso. Ben presto natura “suicida” della missione inizierà a prendere il sopravvento sui soldati fiaccati anche dagli attacchi dei voraci che si dimostreranno meno irrazionali del previsto. Sarà proprio Osawa ad arrivare a Nuova Delhi e a portare a compimento la missione ma non come inizialmente previsto.

Voraci: razionalizzare l’apocalisse zombie

Christophe Bec è uno degli autori transalpini più prolifici e apprezzati anche nel nostro paese (molte delle sue serie come Prometeo, Santuario e Eternum sono arrivate anche in Italia in tempi recenti) in ambito fantascientifico e horror (ma non solo in realtà) la cui caratteristica principale è sempre quella di “confondere” il lettore traghettandolo da una ambientazione familiare verso una riflessione più profonda e mai banale.

Voraci ovviamente segue questo stile utilizzando tutti i topoi del genere zombie in maniera lapalissiana (il contagio sconosciuto, l’orda famelica, la missione disperata di un gruppo di sopravvissuti) salvo diluirli lentamente ma in maniera efficace e sempre più marcata verso il drama e il thriller a sfondo bellico. Quella di Bec è una operazione che, seppur poco ortodossa, riporta il genere alle sue radici di critica sociale ma con piglio attuale e brutale.

Voraci recensione

Se, ovviamente, le primissime pagine del volume risuonano intimamente nel lettore che non può fare a meno di associare l’epidemia zombie di Voraci a quella che stiamo vivendo (con dubbi e incertezze sulla natura del virus e gli immancabili scetticismi figli spesso dell’ignoranza) ben presto l’attenzione del lettore si sposta verso le dinamiche del convoglio di soldati che diventa microcosmo di una società incattivita e in cui gli egoismi e le prevaricazioni, grandi o piccole che siano, diventano preponderanti.

È qui che l’autore gioca un plot twist che sta diventando preponderante nella narrativa zombie odierna (vedasi l’ottimo Army of the Dead di Zack Snyder) insinuando il dubbio nel lettore che l’orda famelica e il virus siano tutt’altro che una forza irrazionale. La protagonista Osawa diventa allora incredibile voce di una ritrovata razionalità ma anche di un nichilismo disarmante portando a compimento una missione, non nella maniera prevista, le cui motivazioni, mai troppo chiare, perdono definitivamente ragion d’essere e assumono invece i connotati della rivalsa, vacua ma pur sempre una rivalsa su chi forse non ha scatenato l’epidemia ma di certo ha fatto poco per fermarla.

Voraci: razionalizzare l’apocalisse zombie

Il taglio da thriller militare più che da storia horror tout-court di Bec trova in Stefano Landini un ottimo ed efficace interprete. Efficace è effettivamente il miglior aggettivo per descrivere la prova del disegnatore emiliano che capitalizza al meglio la peculiare scelta di realizzare la storia a mezzetinte (cioè su toni di grigio) mantenendo un ritmo e uno storytelling sempre sostenuto ed incalzante.

È indubbio che Landini abbia deciso sin da subito di realizzare un fumetto bellico, e basato sui personaggi umani, più che uno horror e basato sui non-morti. L’attenzione al dettaglio e il rigore realistico con cui il disegnatore mette in scena il convoglio di soldati è evidentemente frutto di una scelta ben precisa e di una attenta fase di studio. Questa scelta ovviamente non fa altro che aumentare la tensione fra i personaggi esplicata non solo da una marcata espressività, grazie soprattutto ai primi piani utilizzati per focalizzare l’attenzione del lettore, ma anche nelle sequenze d’azione sempre ben dosate e cariche di un realismo in cui il suo stile aggressivo e spigoloso trova una inedita dimensione espressiva anche a fronte delle mezzetinte che esaltano i giochi di contrasti con i neri profondi.

Voraci recensione

Proprio l’utilizzo del nero è il marchio distintivo dei voraci di Landini la cui decomposizione è scavata nella materia e nel contrasto fra il pieno (del nero appunto) e i vuoti dei grigi assumendo connotati minacciosi e aggressivi.

Il disegnatore emiliano non cade nella tentazione di “ingolfare” la tavola come da tipico layout francese preferendo un approccio più “americano”. Questa scelta gli permette di impostare sin dalle prime pagine un ritmo fluido e veloce e di aumentare o rallentare il ritmo in base alle sequenze d’azione e agli attacchi dei voraci. La coordinata preferita è quella orizzontale, più “cinematografica”, con una particolare predilezione per primi piani e mezzi busti ovvero inquadrature su cui viene giocata, attraverso cambi repentini, tutta l’impostazione delle tavole. Non mancano ovviamente tavole a tutta pagina ma anche suggestivi campi lunghi.

Il volume

saldaPress confeziona un bel volume cartonato di grande formato (28.5×19.2 cm) largo come un classico volume francese ma più alto, scelta che esalta il taglio “cinematografico” del layout di Stefano Landini. Buona anche la scelta di una carta patinata leggermente ruvida e poco lucida che esalta invece la peculiare scelta grafica dei toni di grigio. Da segnalare il pregevole lavoro carto-tecnico fatto sulla copertina con inserti in rilievo e dettagli lucidi.

Per quanto riguarda la cura editoriale invece sono discreti sia la traduzione che l’adattamento, da segnalare infine la piccola sezione extra in cui trovano spazio alcune tavole di Landini inchiostrate. Non una scelta casuale perché è interessante notare poi la differenza fra le semplici chine e le mezzetinte del volume fatto e finito.

Voraci


Voraci utilizza tutti i topoi del genere zombie in maniera lapalissiana (il contagio sconosciuto, l'orda famelica, la missione disperata di un gruppo di sopravvissuti) salvo diluirli lentamente ma in maniera efficace e sempre più marcata verso il drama e il thriller a sfondo bellico. Quella di Bec è una operazione che, seppur poco ortodossa, riporta il genere alle sue radici di critica sociale ma con piglio attuale e brutale. Efficace è invece il miglior aggettivo per descrivere la prova del disegnatore Stefano Landini che capitalizza al meglio il suo stile aggressivo e spigoloso trovando una inedita dimensione espressiva anche a fronte delle mezzetinte (cioè su toni di grigio) e mantenendo un ritmo e uno storytelling sempre sostenuto ed incalzante anche grazie a sequenze d'azione sempre ben dosate e cariche di realismo.

Pro

  • ideale per chi cerca una lettura a tema zombie ma svincolata dall'ambientazione classicamente horror
  • peculiare ed efficace comparto grafico fra realismo e gli inusuali toni di grigio

Contro

  • per gli amanti della narrativa zombie potrebbe non essere una lettura completamente originale
  • la sceneggiatura di Bec lascia parecchi sottintesi e avrebbe meritato più respiro