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WandaVision: l’anteprima dei primi tre episodi

Abbiamo visionato in anteprima i primi tre episodi di WandaVision, la prima serie originale del Marvel Cinematic Universe prodotta direttamente dai Marvel Studios e disponibile dal 15 gennaio 2021 su Disney+. Senza entrare troppo nel dettaglio per evitare al massimo gli spoiler, vi proponiamo quelle che sono le nostre riflessioni su questi primi episodi delle avventure di Wanda e Visione post-Endgame.

Wandavision

Wanda e Visione…una coppia perfetta!

Come ampiamente mostrato durante la campagna pubblicitaria della serie, ritroviamo la coppia di Vendicatori in un mondo da sit-com quantomeno inusuale. Freschi sposini e da poco trasferiti nella ridente WestView, Wanda e Visione stanno imparando ad ambientarsi nel loro nuovo ménage familiare. Wanda, da perfetta mogliettina, si occupa (alla sua maniera e con i suoi poteri) di mantenere la casa in ordine e di arginare l’invadente e maliziosa vicina di casa Agnes dallo scoprire troppo della vita precedente dei due. Visione, dal canto suo, grazie alla sua natura di sintezoide, eccelle nell’ambito lavorativo, ma fatica a farsi accettare dagli amici e dai colleghi che lo vedono un po’ troppo “perfettino”.

Wandavision

La vita di coppia dei due eroi non è semplice ed è piena di buffi equivoci nati dal cercare di mantenere una parvenza di normalità con i vicini ignari della loro natura sovrannaturale. Ed è così che anche la cena col datore di lavoro o un banale numero di magia fatto alla fiera di paese può creare problemi quando sei davvero dotata di poteri quasi magici, o quando sei un androide evanescente. Nonostante questo, però, come ci viene detto da Wanda stessa, pur essendo una coppia insolita, la vita dei due coniugi Visione è davvero perfetta! O quasi…

Per sempre felici e contenti?

Nel loro intimo, tra le risate di un pubblico invisibile e un intermezzo pubblicitario del nuovo tostapane Stark, i due sentono che qualcosa non va. Attorno a loro è come se il mondo si riplasmasse e cambiasse. I loro vestiti, la loro casa: tutto sembra mutare ed evolversi senza che loro ne abbiano piena consapevolezza. Un attimo e sei negli anni’50, un attimo dopo tutto, tranne la coppia, è stato “aggiornato” al decennio successivo. Anche i pochi attori della loro vita sociale è come se venissero recastati in ruoli differenti.

Un collega diventa un vicino, un’amica che ricordavi si chiamasse in un modo in realtà risponde a un altro nome. Sono poche le costanti che rimangono invariate e anch’esse nascondono qualcosa. E se uno dei due nascondesse qualcosa anche all’altro… e a se stesso?

Fuori dal tempo

WandaVision è una serie che si ritrovava sulle spalle un carico di aspettative davvero alte. Più alte di quanto pianificato dagli stessi studios di Kevin Feige. Oltre a essere la prima serie prodotta dai Marvel Studios per Disney+, infatti,  a seguito dell’ennesimo rinvio di Black Widow con Scarlett Johansson, WandaVision è diventata anche il primo contatto che il pubblico ha con il Marvel Cinematic Universe dal 2019, ovvero da quello Spider-Man: Far From Home di Jon Watts che chiudeva in maniera quasi anti-climatica la maestosa “Fase tre”.  E dobbiamo essere sinceri, non potevamo trovarci di fronte ad un “rientro” nell’ MCU più straniante di questo!

WandaVision

Quello che copre la realtà attorno ai due supereroi non è un semplice velo, ma un complesso gioco narrativo e metanarrativo.  L’omaggio alla storia della televisione e a sit-com storiche come I Love Lucy  (in Italia pressoché sconosciuta, ma famosissima oltreoceano), The Dick Van Dyke Show Vita da Strega è palese in ogni singolo aspetto della produzione diretta da Matt Shakman (che ha egli stesso fatto parte, da bambino, del cast della sit-com Dieci sono Pochi, spin-off di Genitori in Blue-Jeans). Sia per le ripresa che per le luci, infatti, si sono utilizzati obiettivi e proiettori appartenenti alle epoche di riferimento.

Gli episodi che vanno dagli anni ‘50 agli anni ‘70 sono stati girati quasi esclusivamente utilizzando lampade alogene al tungsteno. Le luci a LED appaiono soltanto negli episodi successivi, che sono ambientati negli anni 2000: questo è corretto dal punto di vista storico, dato che questo equipaggiamento ha iniziato a entrare a far parte del vocabolario cinematografico proprio in quegli anni”.

Jess Hall – Direttore della fotografia

E poi le bellissime scenografie vintage, curate da Mark Worthington, i costumi  accuratissimi di Mayes C. Rubeo, gli effetti visivi, supervisionati da Tara DeMarco (chi vi scrive ha amato come anche gli effetti della trasformazione di Visione nel suo alter-ego “di carne” seguano gli stilemi visivi delle varie epoche) e le divertenti “sigle” della coppia Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez… tutto è “calibrato” perfettamente sull’epoca storica in cui i nostri sono inquadrati.  Ma soprattutto ci sono i due attori principali.

Olsen e Bettany… una coppia perfetta!

La sfida di interpretare due personaggi già delineati come Scarlet e Visione in una chiave più leggera e di fronte ad un pubblico dal vero (come nelle vere sitcom) è stata galvanizzante per Elizabeth Olsen e Paul Bettany che, in questi tre episodi, danno prova di una grande capacità istrionica spaziando in modo molto rapido nei vari registri. Se la loro alchimia era già evidente nei film precedenti dedicati agli Avengers, in WandaVision riescono a portare i loro personaggi su un livello successivo.

Wandavision

Un attimo prima sono macchiette, cliché di uno stereotipo televisivo vetusto; un attimo doposono due eroi tragici e intensi, uniti più dal dolore passato che dall’amore. Paul Bettany è un Visione sopra le righe come mai prima d’ora, ma esattamente come deve esserw nel contesto in cui si trova. Molto meno macchina, molto più umano.

Abbiamo fatto tante prove e ogni membro del team tecnico indossava dei costumi anni ‘50. Tutti sono entrati nello spirito di quel periodo. Poi è arrivato il pubblico e ci siamo scatenati. Abbiamo fatto un salto nell’abisso. Ho adorato questa esperienza. Ho capito che avrei dovuto trascorrere tutti questi anni a recitare in una sitcom!

Paul Bettany – Visione

La Olsen, invece, pur trovandosi a perfetto agio nel ruolo della mogliettina svampita, dà il meglio di sé nella situazione inversa, quando “rompe” il contesto favolistico in cui si trova il suo personaggio, mostrando una Wanda inquietantissima, un po’ vittima con gli occhioni da cerbiatta, un po’ carnefice con lo sguardo di Satana.

Teyonah Parris as Monica Rambeau in Marvel Studios' WANDAVISION. Photo courtesy of Marvel Studios. ©Marvel Studios 2020. All Rights Reserved.
monica

Buone anche le interpretazioni del resto del cast di personaggi e, in particolare di Teyonah Parris e Kathryn Hahn, ma per adesso ancora c’è ancora poca carne al fuoco (soprattutto sul personaggio della Hahn) per poter tirare le conclusioni. Assenti giustificati Randall Park (l’agente Jimmy Woo) e  Kat Dennings (Darcy Lewis)

Un’oscura Visione del futuro

Molto meno evidente di primo acchito, ma prepotente per chi conosce il materiale a cui la sceneggiatrice capo Jac Schaeffer ha attinto, è il riferimento a The Vision la miniserie capolavoro di Tom King e Gabriel Hernandez Walta del 2016. Non vogliamo spoilerare troppo, ma possiamo dire che le atmosfere più che le specifiche situazioni sono rispettate in pieno e mescolate sapientemente alle dinamiche finora vissute dalle controparti sul grande schermo.

I fan del mondo Marvel non hanno mai visto Wanda e Visione in questo modo prima d’ora. La loro storia è stata estremamente romantica e tragica, e i fan se ne sono innamorati. Ma in realtà il tempo prezioso che hanno trascorso insieme sullo schermo è stato molto ridotto, oltre che pieno di difficoltà. In questa serie, li vedremo sotto una luce più domestica e la loro vita insieme avrà l’opportunità di respirare. È davvero bellissima

Jac Schaeffer – Sceneggiatrice Capo

La famiglia sorridente da pubblicità (o meglio, da serie tv) nasconde una disperata voglia di normalità e un presagio di oscurità. Oscurità che in questi primi tre episodi fa soltanto capolino timidamente, facendo solo presentire quello che sarà il punto di rottura della favola che porterà a nuovi sviluppi dell’intero MCU (Doctor Strange and the Multiverse of Madness vi dice qualcosa?)

In conclusione

Tutto perfetto? Quasi. Se da un lato non troviamo nulla da eccepire né nel contenuto, né nella tecnica e nella recitazione, ci lascia perplessi quanto abbiamo visto. In questi primi tre episodi abbiamo avuto la sensazione che sia stata intaccata solo la superficie dell’enorme potenziale della serie, come se fossero state aggiunte solo pochissime scene di raccordo alla enorme quantità di materiale pubblicitario, trailer e clip finora pubblicati da Disney.

È vero, si tratta di solo tre episodi di una serie composta da nove, ma l’idea è che non siano stati calibrati al massimo i pesi dei singoli episodi e che si sia ragionato come se si trattasse di un lungometraggio “spezzettato”. Un lungometraggio che si preannuncia ricchissimo di spunti e di prospettive, ma di cui, per ora, abbiamo visto soltanto posizionare i pedoni sulla scacchiera.

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