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Weird Tales: il magazine che ha cambiato il Fantasy

Weird Tales è stato il magazine pulp più famoso e forse più importante della storia del fantasy, grazie anche al contributo di due grandi autori americani: Lovecraft e Howard.
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Nota del curatore. Robaccia, scarti, immondizia, pornografia mascherata. È più o meno così che molta narrativa fantastica sarebbe stata descritta ai tempi di Weird Tales o dei penny dreadful. Gli editori cercavano qualcosa che costasse poco, riempisse correttamente le pagine ed eccitasse i lettori quanto più possibile. La cattiva fama, dunque, almeno un po’ era meritata.

Poi, molto in fretta, quelle riviste diventarono strumenti ideali per la pubblicità. Come spiega magistralmente John Rieder in Science Fiction and the Mass Cultural Genre System (2017) in quel momento che nasce il meccanismo perverso che vige ancora oggi: l’intrattenimento è il modo migliore di trasformare l’attenzione in denaro. O, per metterla in termini un po’ più truculenti: dalle riviste pulp alla rete e i film in serie, sotto sotto si è sempre trattato di monetizzare gli occhi delle persone.

Già, una perversione bella e buona, direte voi. Avreste senz’altro ragione, ma ciò che mi preme oggi è ricordare come dalla robaccia e dalle perversioni spesso e volentieri siano nate cose meravigliose. Ce lo racconta oggi Lorenzo Quadrini, che si è soffermato su un momento storico che – a meno di smentite – è un punto di partenza per strade che ci hanno portato ai film Marvel MCU che (quasi) tutti adorano, a Neil Gaiman, e anche a cose molto più serie come i film di Kubrick o i romanzi di Liu Cixin. Mica male se si considera che siamo partiti da robaccia, scarti, immondizia e pornografia mascherata.

Buona lettura e alla settimana prossima

Valerio Porcu

Nel 1923, più precisamente il 18 febbraio, le “newsstand” americane ospitavano il primo numero di Weird Tales, la rivista horror pulp probabilmente più importante di sempre. L’importanza del magazine in questione va oltre l’analisi dei singoli, ottimi, scrittori che si susseguirono nel corso del tempo per contribuire alla causa. Nonostante non sia stata né l’unica, né la prima ad aver approcciato il genere pulp, Weird Tales è riuscita nel corso del tempo a imporsi come pietra miliare del fantasy in genere, spaziando su più fronti ed offrendo un quantitativo sterminato di opere.

Come già accennato, Weird Tales seppe imporsi e inserirsi nel mercato ma certo non fu precursore del movimento pulp, che va rintracciato già a partire dalla fine del 1800. Argosy, rivista del 1896, fu il primo magazine interamente dedicato alla fiction, ossia alla narrativa pura, sia in forma novellistica che di romanzo a puntate. Argosy quindi decise di eliminare l’offerta più variegata delle produzioni dell’epoca – le quali solitamente univano la presenza dell’elemento narrativo con ulteriori contenuti poetici o di cronaca – per concentrarsi solo ed esclusivamente sull’intrattenimento letterario.

Anche qui, il richiamo storico ai noti penny dreadfuls britannici è d’obbligo: si trattava di raccolte di bassissima qualità, contenenti storie dell’orrore e dai forti connotati violenti. Quelle storie hanno ispirato una recente serie TV, oggi disponibile in un cofanetto ben realizzato e dal costo contenuto. Purtroppo, a parte rare eccezioni, questo capostipite del pulp magazine ebbe vita breve in Inghilterra, complice anche l’incapacità di rinnovare la propria offerta e la propria qualità narrativa. L’America, però, forse ancora più del Regno Unito, aveva un grandissimo bisogno di intrattenimento economico, alla portata di tutti, ma comunque contestualizzato. La nascita dei pulp magazine rappresenta quindi non solo una moda letteraria, ma probabilmente un vero e proprio fenomeno culturale e popolare (qualcuno potrebbe quasi definirlo antesignano del pop).

Penny Dreadful, la serie. Ancora più dimenticabile dei giornaletti originali.

In tal senso Weird Tales, pur non essendo un precursore, è divenuto uno degli albi più iconici ed importanti del genere editoriale, non solo per il grande successo commerciale del periodo d’oro, ma anche e soprattutto per l’ottima qualità di alcune delle opere offerte. La particolarità di queste riviste, soprattutto del periodo americano, risiede proprio nella strana commistione di opere qualitativamente notevoli, mischiate ad esempi molto meno fulgidi e spesso anche relativamente “spinti”, per quel che concerne gli usi dell’epoca.

Con il senno di poi questo aspetto, recepito all’epoca sovente come volgare manifestazione di pochezza qualitativa, è risultato al contrario in una rottura sistemica, capace di svezzare il panorama editoriale, introducendo tematiche e modelli narrativi più rapidi, moderni ed attenti alle esigenze delle masse. A prescindere dal rapporto di Weird Tales con l’editoria sua contemporanea, però, giova sottolineare la presenza di due enormi autori, arrivati fino ad oggi anche grazie alla loro collaborazione con il magazine pulp in questione. Stiamo parlando di Lovecraft e Howard, notissimi precursori (pur se con stili e approcci diversi) del fantasy contemporaneo.

Il contributo Lovecraftiano

Lovecraft, di cui al giorno d’oggi si usa ed abusa in quasi ogni medium di intrattenimento, vide in Weird Tales una vera e propria ancora di salvezza. Come molti lettori sapranno, lo scrittore di Providence non riuscì mai a costruirsi una fama solida e duratura in vita, pur intrattenendo numerose amicizie epistolari con noti scrittori dell’epoca e guadagnando un’indubbia stima letteraria all’interno di questa stretta cerchia. La vita del romanziere, però, incise tantissimo sulla carriera editoriale dello stesso, che per vari motivi finì costretto ad un’esistenza complicata, tanto che oltre il 30% della sua intera produzione letteraria risulta essere stata scritta come ghostwriter. Per Weird Tales, comunque, H.P. scrisse numerose storie oltre ad aver contribuito alla stesura e correzione dei pezzi di altri colleghi.

Tra le più memorabili, vi è indubbiamente Imprisoned with the Pharahos, commissionata e pubblicata nel 1924 sotto il nome del celeberrimo illusionista Houdini. Si trattò del più alto compenso ricevuto da Lovecraft (100 dollari dell’epoca, quasi 1500 dei giorni nostri), il quale risultò come autore solamente nella ristampa del 1939. Sebbene l’impulso principale fu quello economico, l’autore si applicò con la consueta maniacalità, informandosi sull’esoterismo egiziano presso la biblioteca del MET di New York.

Il risultato, nonostante le evidenti licenze poetiche prese rispetto alla figura del mago ungherese, piacque tantissimo a Houdini, ed anche al pubblico pagante. Menzione d’onore, infine, al racconto The Tomb, pubblicato nel 1922 ma scritto già nel 1917. Si tratta del primo scritto di narrativa adulta dell’autore, e pur non facendo parte del filone propriamente Lovecraftiano di Chtulhu, presenta già i segni della poetica dello stesso, oltre che un accattivante parallelismo con il mito di Teseo tratto dalle Vite Parallele di Plutarco.

Conan e Solomon Kane

Il secondo autore, Robert E. Howard (famoso soprattutto per Conan il Barbaro), fece di Weird Tales una vera e propria “casa”, almeno dal punto di vista letterario. Amico di penna di Lovecraft, Howard condivise alcuni aspetti della vita difficile del collega, pur risultando nel complesso più attento e capace soprattutto nella gestione delle proprie finanze. Potrebbero sembrare discorsi laterali alla narrativa dei due scrittori, ma in realtà gli eventi biografici – soprattutto di quella portata – ebbero pesanti risvolti sulla stesura stessa di alcune opere. Howard, per esempio, ebbe una vita sentimentale complicata, per qualche biografo quasi nulla, oppressa e schiacciata da un apparente complesso di Edipo che lo vide eternamente legato alla madre, figura fondamentale per l’autore. Per molti studiosi non è un caso che i personaggi di Howard, al contrario, sprigionino una carica sessuale quasi animalesca, pur non trascendendo mai il plausibile. Certo è che, nonostante l’evidente differenza tra realtà e finzione, la proiezione narrativa dell’autore non fu mai edulcorata o stucchevole, anzi presentando personaggi piuttosto complessi e sfaccettati.

Non stupisce che questa complessità emerga in tutta la sua potenza nella figura più famosa partorita dallo statunitense,  vale a dire quel Conan che molti anni dopo avrebbe presole fattezze di un giovane Arnold Schwarzenegger. Fu proprio Weird Tales ad ospitare le prime storie di uno dei personaggi più famosi del fantasy del 20 secolo. Conan è un personaggio a prima vista piatto, stereotipato, ma in realtà rappresenta il punto di partenza per eccellenza della narrativa successiva. Grazie ad una pletora di comprimari plausibili e caratterizzati, nonché di un contesto spaziale perfettamente delineato e circoscritto, l’eroe/anti-eroe della Cimmeria è, senza ombra di dubbio, una pietra miliare del genere.

La linearità con la quale Howard scrive e descrive non può essere confusa con mera semplicità, nascondendo al contrario una profondità inaudita ed una grande capacità di approfondimento e contestualizzazione, pur senza appesantire il lettore. Si trattava di un connubio perfetto, che rese lo scrittore una penna imprescindibile per il magazine, per il quale tra l’altro pubblicò anche quasi tutte le storie di Solomon Kane (suo altro famosissimo personaggio) e cinque rivisitazioni della mitologia di Chtulhu. In tal senso, non possiamo che consigliare la lettura sia di una di queste ultime – in particolare La cosa sopra il tetto (1932), racconto di notevole impatto – che dell’intero ciclo di Conan, con riguardo al celeberrimo La torre dell’Elefante. In chiusura, non si può omettere che tra le numerose rivisitazioni di Conan il Barbaro quella fumettistica merita attenzione, soprattutto il primo filone Marvel (il personaggio è stato poi pubblicato dall’indipendente Dark Horse, sebbene La Casa delle Idee abbia acquistato nuovamente i diritti a fine 2018), che nel 1973 pubblicò una riproposizione de La torre dell’Elefante, a firma Barry-Smith, semplicemente imperdibile.

Non è il caso di proseguire con una disamina che, per rendere merito ai due autori, necessiterebbe di maggiore approfondimento, ma è importante ribadire, a conclusione di questo piccolo excursus, il solco già delineato da Weird Tales. Un magazine che, nonostante le critiche dell’epoca e la mole editoriale non sempre di primissima linea, ha regalato alle generazioni future una vera e propria tradizione narrativa, un fantasy “nazional-popolare” diametralmente opposto, come formazione e costruzione, all’epica Tolkeniana, ma egualmente valido e capace di imporre i propri stilemi letterari.

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Retrocult è la rubrica di Tom’s Hardware dedicata alla Fantascienza e al Fantastico del passato. C’è un’opera precedente al 2010 che vorresti vedere in questa serie di articoli? Faccelo sapere nei commenti oppure scrivi a retrocult@tomshw.it.

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