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Cinema e Serie TV

Westworld S2, la nostra intervista al supervisore degli effetti visivi Jay Worth

La View Conference è il più importante evento italiano dedicato alla computer grafica. È normale dunque che ogni anno si radunino a Torino alcuni dei più importanti esponenti del mondo dei videogiochi, del cinema e della TV. Quest’anno ad esempio c’era gente del calibro di Mireille Soria, presidente della Paramount Animation, Dan Glass, supervisore degli effetti speciali di Deadpool 2, Marco Renso, direttore delle animazioni di Ubisoft Milano o ancora Jay Worth, supervisore degli effetti visivi di Westworld. Quando si è presentata l’occasione di fare due chiacchiere proprio con quest’ultimo dunque non ce la siamo fatta sfuggire.

Jay Worth oltre a rivestire questo importante ruolo in una delle serie TV più famose degli ultimi anni è una figura di spicco del settore con un’esperienza più che decennale alle spalle. Ha infatti già vinto un Emmy e vanta collaborazioni in serie cult come Fringe, Person of Interest, Alias, Lost, e Almost Human. Insomma Jay Worth non è uno qualsiasi come si capisce dalla nostra breve intervista, in cui c’è stato modo di toccare diversi temi interessanti.

Jay Worth

Uno dei temi principali di Westoworld è la creazione dell’illusione: della finzione dentro all’apparente realtà. Sembra la descrizione del tuo lavoro!

Sì, direi proprio di sì. La creazione di un mondo dentro un mondo, che è quello di cui parla la serie, è molto simile a quello che facciamo tutti i giorni.

Ci puoi parlare nello specifico di quello che fai?

Potremmo definirci come creatori di mondi, e questa è anche la parte più divertente del nostro lavoro. È un processo estremamente collaborativo che richiede tanto lavoro di preparazione: prima di iniziare a operare sul lato visivo ci troviamo con la crew e iniziamo a studiare e a progettare le caratteristiche di quello che vedremo sullo schermo nei minimi dettagli.

Ci sono film del passato o maestri degli effetti visivi a cui vi siete ispirati nella realizzazione dei vfx di Westworld?

Certamente, guardiamo costantemente indietro verso il cinema del passato per cercare ispirazione. Proprio perché è un processo collaborativo ognuno propone diverse cose, cerca di descrivere quello che, secondo lui, deve essere l’atmosfera dello show. Cerchiamo di capire come deve essere, le sensazioni che deve trasmettere, prendendo ad esempio le influenze culturali del passato.

Collabori da tempo con J.J Abrams (qui produttore) e la Bad Robot. Cosa ci puoi dire di questo sodalizio creativo?

È sempre un piacere potere lavorare con J.J Abrams. Io lavoro per Bad Robot come VFX supervisor quindi è una collaborazione che va avanti da tanto tempo ed è un’esperienza che cambia radicalmente la tua carriera. Il fatto di avere collaborato per così tanto tempo ha creato anche una forte fiducia ed è un vero onore potere portare alla luce la visione di questi straordinari creativi.

Che cosa è cambiato nella realizzazione degli effetti visivi tra la prima e la seconda stagione?

Tra le due stagioni c’è una forte continuità dal punto di vista visivo, per questo motivo abbiamo potuto esplorare e andare in profondità nel mondo che avevamo creato. Abbiamo creato elementi di design più specifici, e abbiamo espanso i luoghi della prima stagione con nuove set extension ma di fatto il lavoro che abbiamo fatto è stato quello di preservare al massimo la continuità tra le due stagioni.

Ci puoi parlare della creazione dello Shogun World? Cosa c’è di digitale e cosa è stato ricostruito?

Lo Shogun World è stato ricostruito per lo più con effetti pratici. Ci siamo divertiti un mondo a creare il set fisicamente e ad arricchirlo di dettagli. Il lavoro fatto in digitale è stato soprattutto aggiungere il sangue durante le molte scene di battaglia. Abbiamo lavorato in sinergia con il reparto costumi e delle protesi per rendere al meglio il sapore e il realismo di questo nuovo mondo.

I migliori effetti visivi sono quelli che non vengono notati, sono piccoli dettagli che spesso passano inosservati. Con Westworld avete dato vita a un mondo complesso e affascinante pieno di oggetti, ambienti e personaggi. Qual è il dettaglio di questo mondo di cui vai più orgoglioso e che magari non abbiamo notato?

Vado molto orgoglioso di tutti quegli effetti pratici che la gente ritiene, in realtà, digitali. Per farti un esempio, penso alle mosche che volano sui volti delle persone. Abbiamo lavorato in stretto contatto con gli addetti agli animali di scena i quali sono riusciti a fare in modo che mosche reali volassero secondo le necessità della scena. È stato incredibile da realizzare e una grande soddisfazione non doverle sostituire in post produzione in digitale! Abbiamo lavorato anche con gli uccelli: nella prima stagione c’è una scena in cui un uccello è sdraiato sul dorso, si gira e inizia a volare. Non l’abbiamo ricreato in digitale, ma è un animale vero, l’abbiamo addestrato perché si comportasse in questo modo, ed è veramente entusiasmante vedere quanto questi dettagli pratici influiscano sulla riuscita della scena in una maniera veramente inaspettata.