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What If…?: le infinite possibilità Marvel

Un vecchio proverbio delle nostre parti, sentenzia “Con i se e con i ma, la storia non si fa”, e come molte perle di saggezza popolare, è facile trovare la verità nascosta dietro questa semplice filastrocca ma nel mondo del reale, delle cose e delle persone materiali il passato è immutabile, e per quanto ci piacerebbe poter tornare indietro nel tempo per scegliere un’altra soluzione ad uno dei grandi bivi della vita, questo ci è precluso da ogni legge della natura a noi conosciuta. Quando però parliamo di storie, del mondo fatto di carta ed inchiostro, allora tutto ovviamente cambia, e questo lo pensò anche la Marvel comics nel 1977 quando lancerà sul mercato una nuova testata chiamata semplicemente What if…? .

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Le origini del mito

L’idea alla base del progetto, era di Roy Thomas, ex editor-in-chief della casa editrice sceneggiatore espertissimo e braccio destro di Stan “The Man” Lee, da sempre affascinato dalle vecchie storie a fumetti e ancora di più ai personaggi in generale. Thomas adorava giocare con un cast molto numeroso nelle sue storie, ma dopo anni di lavoro sulla famigerata continuity a fumetti, era stanco di doversi coordinare con tutto quello che era successo nell’universo Marvel, sebbene fosse stata proprio la grande coesione fra le storie che faceva sì che ogni azione avvenuta in un fumetto avesse conseguenze anche in altre testate, uno dei fattori che arrivò a rendere la casa editrice il gigante che era diventata.

Fatto sta, che Thomas pensò alle varie riunioni redazionali della casa delle idee, e si ricordò che Lee usava spesso l’espressione What If…? ovvero “E se?”, riferita alle avventure dei vari uomini e donne in tuta implicando tutta una pletora di possibilità narrative (E se cambiassimo il costume a Spider-Man? E se uccidessimo Capitan America?), e il buon Roy sapeva benissimo che se si fosse presentata a Lee una serie con un titolo accattivante e che lo avesse colpito, il grosso del lavoro per convincere il capo ad accettare il progetto sarebbe stato bello che fatto. Il resto del pitch era molto semplice: questa nuova serie avrebbe ospitato delle avventure fuori dalla continuità generale delle storie, ma basata proprio su dei punti focali della vita di alcuni personaggi di punta, esplorando cosa sarebbe successo se fosse stata presa una scelta diversa rispetto a quella “corretta”, esplorazione che potrete fare anche voi leggendo le raccolte di queste albi.

"What If...?" le infinite possibilità Marvel

Negli anni, l’idea di creare storie ipotetiche basate su degli impossibili What If…? era stata usata spesso anche dalla concorrente Dc comics, che di solito pubblicava questa avventure non in un albo apposito, ma direttamente all’interno delle serie regolari di Batman e soci, e l’espediente era talmente tanto diffuso da apparire persino nella leggendaria “Ultima avventura di Superman”, ovverosia “Cos’è successo all’uomo del domani?” di Alan Moore e Curt Swan, che in una didascalia in prima pagina ci assicurano di non trovarci di fronte “Ad un sogno, o ad una storia immaginaria”, ma nessuno aveva ancora pensato di dare molto più spazio a tale concetto. Lee trovò la proposta interessante, e la trovò ancora più intrigante quando Roy Thomas gli raccontò che ogni storia sarebbe stata introdotta da Uatu l’osservatore, un alieno umanoide creato proprio da Lee e da Jack “King” Kirby sulle pagine dei Fantastici Quattro, il cui compito principale era osservare e registrare tutti gli avvenimenti della storia del nostro pianeta. La presenza di Uatu sarebbe stata l’ancora perfetta per rassicurare il lettore di star leggendo una storia a fumetti Marvel, legata in qualche modo all’universo della casa delle idee, e non un qualche progetto sgangherato, e così verrà messo in cantiere il primo numero di questa nuova epopea, che prenderà direttamente ispirazione dal primo numero di “The Amazing Spider-man” di Stan Lee e Steve Dikto, chiedendosi cosa sarebbe successo se, L’Uomo Ragno avesse deciso di unirsi ai Fantastici Quattro all’inizio della sua carriera?

What If Marvel

Una volta che la porta verso l’impossibile fu aperta, le idee iniziarono a fioccare: Cosa sarebbe successo se gli Avengers non si fossero mai uniti? Cosa sarebbe successo se Nick Fury avesse combattuto la seconda guerra mondiale nello spazio?, e in alcuni momenti ci si prendeva anche del tempo per dare vita ad alcune uscite totalmente umoristiche, composte da gag e storie fuori di testa.Dopotutto, What If…? era sì la prima testata Marvel a rappresentare possibilità narrative nuove per i suoi personaggi, ma si parlava di possibilità narrative seriose.

Il lato comico della vicenda

Se invece volessimo prendere una brevissima deviazione nel passato, potremmo tranquillamente fare un salto nel 1967, quando Stan Lee, nella sua ricerca di fare concorrenza alla storica rivista umoristica nota come “MAD”, non deciderà di lanciarsi nel campo del fumetto comico e parodistico, parodiando proprio… se stesso ed i suoi collaboratori.

In una serie di culto chiamata “Not Brand Eech”, Stan Lee esplorava un mondo dove tutti i personaggi della casa editrice erano dei cretini ragguardevoli, deliziandoci con storie ed avventure che sebbene datate, contengono alcune facezie che fanno ridere di gusto ancora oggi. Inoltre, Not Brand non solo aveva dalla sua una verve comica nella scrittura, ma vantava ai disegni anche gli stessi grandi autori che potevamo vedere sulle serie “regolari”, in un raffinato gioco metatestuale che vedeva gli artisti prendere in giro non solo le loro creazioni, ma anche i loro tic e le loro idiosincrasie, con uno spirito autoironico simbolo dello stile Marvel, e che permeava anche What If…? , che dopotutto era una serie piuttosto complessa. Era possibile infatti che, la deviazione dal canone, fosse scritta proprio da chi il canone lo aveva costruito, mostrandoci all’interno della serie ad esempio come Frank Miller avrebbe cambiato il suo stesso ciclo iconico dedicato a Daredevil.

What If Marvel

Il primo ciclo di What If…? sarà pubblicato per 47 numeri con cadenza bimestrale, finendo la sua corsa nel 1984, senza troppo clamore, l’interesse per le serie ipotetiche sembrava essersi calmato, ma quando nel 1988 la Marvel pubblicherà un albo speciale chiamato “Cosa sarebbe successo se Iron Man Fosse stato un traditore?”, qualcosa si mosse. E quel qualcosa fu la nascita di “What the–?!”, una nuova serie umoristica, ispirata sia da What If…?, sia da “Not Brand Eeech”, che presentava al suo interno una nuova infornata di storie molto poco seriose e parodie. Nata in principio come una miniserie, “What The–?!” diventerà in poco tempo una serie regolare, ed arriverà ad avere al suo attivo 26 numeri, venendo chiusa nel 1993, non prima di averci regalato delle perle come il duo di supereroi più ganzo di sempre: la liquida Latte, ed il tostissimo Biscotti. Lei può rendere i tuoi denti più forti, lui i denti te li spezza a cazzotti.

Un gradito ritorno, in nero

L’arrivo di “What The–?!” Unito al successo dello speciale What if…? , unito a quattro anni di silenzio riaccenderà il vecchio fuoco nei lettori che improvvisamente chiederanno di più, sapranno di volere di più e così nel 1989 la folla verrà ascoltata e vedremo nascere What If…? volume 2, una serie nuova fiammante che proponeva storie e soluzioni nuove, per questi mondi impossibili. Prima fra tutte, se nella prima serie le storie erano sempre avventure autoconclusive, in questa nuova versione era possibile che qualche ipotesi prendesse più numeri consecutivi, e in secondo luogo, le ipotesi potevano anche…moltiplicarsi, visto che accadeva di imbattersi in alcune storie che si presentavano con più di un finale, in una sorta di inception di un “Cosa sarebbe successo se”, inserito dentro un altro “cosa sarebbe successo se”.

What If Marvel

Da un punto di vista narrativo, era però chiara una cosa: What If…? volume 2, era molto, ma molto più serio della sua prima incarnazione. La possibilità di poter giocare con dei giocattoli costosissimi, e l’essere a conoscenza di essere in grado di romperli senza conseguenze, è infatti piuttosto allettante, e molte delle storie immaginarie anni 90 finivano per essere tutto sommato truci, culminando così in un annuncio apparso sulla copertina del numero 75 della testata, che annunciava non solo l’ultima apparizione dell’Osservatore come presentatore di questa selezione di universi divergenti, ma anche un nuovo corso per il possibile: le storie raccontate, non erano più semplici variabili, ma proprio secondo i redazionali dell’albo, si erano evoluti in racconti dei lati più oscuri dell’universo Marvel. Avremo così storie con tinte horror, morti, sangue e tutto quello spirito che voleva rendere tutto maturo a tutti i costi tipico degli anni 90, in un ciclo che alternava storie tutto sommato pregevoli ad altre meno interessanti, per usare un simpatico eufemismo. Sarebbe criminale ad esempio non parlare del numero 10 della seconda serie che si chiedeva “Cosa sarebbe successo se la famiglia del Punitore non fosse mai morta”, rivelandoci che…sarebbe morta lo stesso, solo qualche mese più tardi. Perchè variare un po’, fa bene, ma variare troppo invece no a quanto pare. Inoltre, dal 1995 tutte le storie alternative della Marvel, prenderanno il nome di “Marvel Alterniverse”, quasi a fare il verso alla concorrenza Dc, che aveva iniziato a pubblicare anch’ella tutta una serie di avventure ipotetiche sotto il marchio “Elseworlds”, ma questo rebranding sarà di brevissima durata, venendo poi accantonato nel 1996 (giusto in tempo per accogliere alcune avventure pubblicate in formati di prestigio come “Ruins”, “The Punisher Kills the Marvel universe” e “The Last Avengers Story”).

What If Marvel

Paradossalmente, in mezzo al periodo dei temi neri, What If…? arriverà ad ospitare anche una ventata di positività, che arriverà nel numero 105 della testata, un albo che ci presenterà le avventure di May “Mayday” Parker, la figlia del celebre Spider-Man, che combatte il male con il nome di di Spider-Girl. Questo albo singolo sarà così apprezzato dagli appassionati e dai critici, che la Marvel non solo deciderà di dare a Mayday una sua serie regolare (che sarà la prima serie Marvel con protagonista femminile a superare i 100 numeri), ma lancerà tutta una linea basata sul mondo di questo futuro ipotetico chiamato MC2, ovvero “Marvel Comics 2”. La linea presenterà le avventure di numerosi figli d’arte, e vecchie glorie, ma questa è un’altra storia, per un altro momento.

Futuri Possibili, e scelte impossibili

La corsa del secondo volume di What If…? finirà con il numero 114, nel 1998, doppiando la serie originale, con un’altra storia che raccontava di ipotetici figli e figli di supereroi, forse con la speranza di bissare il successo di Spider-Girl, o forse solo per lanciare un messaggio di positività di fronte alla fine di questa cavalcata, non ci è dato saperlo. Questa volta, il silenzio stampa sui se, durerà fino al 2005, quando verranno lanciati sei What If…? pubblicati come numeri singoli, con una seconda pubblicazione di altri sei albi nel 2006 (questi però molto diversi come struttura; invece che parlare di una piccola divergenza basata sul canone, raccontava avventure pindariche come “Cosa sarebbe successo se Capitan America avesse combattuto la guerra civile”), e dal quel momento il modello di business della serie (e di eventuali spin-off umoristici come Wha Huh?!?) diventerà piuttosto irregolare. What If…? verrà pubblicato aperiodicamente, spesso sotto forma di miniserie, spesso come “companion” di eventi recenti del canone Marvel, come il megacrossover “Age of Ultron” o “Infinity”.

What If Marvel

Questo non solo per rendere la serie più appetibile ai nuovi lettori, e capitalizzare ancora di più sui grandi eventi, ma anche perchè, con una sorta di deliziosa ironia, molti vecchi What If…? , non era più storie ipotetiche. Mi spiego meglio, nel primo numero della serie, ci veniva raccontato cosa sarebbe successo se Spider-Man fosse diventato un membro dei Fantastici Quattro, visto dalla prospettiva del 1977. Ecco, l’arrampicamuri entrerà nei Fantastici Quattro nel 1990. Prendiamo un altro esempio, nel 1981 ci si chiedeva: “Cosa sarebbe successo se il clone dell’Uomo Ragno fosse rimasto in vita” , e si ebbe risposta negli anni 90 con una lunghissima epopea chiamata “La Saga del clone”. E gli esempi non si fermano certo qui, o all’Uomo Ragno o Spider-man che dir si voglia.

Andando un po’ oltre la semplice lettura dei fumetti, e magari curiosando anche fra redazionali ed interviste, è facile notare come moltissime idee che erano state proposte in un certo periodo di vita dei personaggi, e prontamente rifiutate per questo o quell’altro motivo, venissero poi accettate anni dopo se proposte in momenti e da autori diversi, e paradossalmente What If…? era diventato una miniera di questa casistica. Dopotutto le storie, le avventure e le situazioni che un pubblico anni 70 avrebbe trovato folli, possono avere per noi tutto un altro sapore, ed alcune idee sono troppo forti od interessanti per restare a prendere polvere nei cassetti, o confinate in 22 paginette, ed è forse il corso naturale delle cose che perdurino nella mente di lettori ed addetti ai lavori fino a quando non abbiano modo di saltare fuori, e rubarsi il loro posto al sole. Solo il tempo ci dirà, se prima o poi le versioni alternative della realtà Marvel che abbiamo visto dal 2005 ad oggi, prenderanno vita nel canone come le loro controparti anni 70, ma è sicuramente un buon inizio notare come dal 2018 i What If più recenti, siano tornati alla formula originale, che potete esplorare qui, slegata quindi dai grandi eventi, ed in alcuni casi come in alcune miniserie recenti, slegata proprio dal marchio What If…?, insomma, le sorprese quando si parla di questa testata, sono sempre dietro l’angolo

What If Marvel

What If…? , in tutte le sue incarnazioni, era un esperimento molto interessante, sotto più livelli di lettura, sebbene fosse ovviamente una serie che basava tutto il suo appeal sullo zoccolo duro dei fan, su chi le storie vecchie le aveva amate e fatte sue, lasciando un po’ fuori dai giochi i lettori novizi, o i meno avvezzi allo stilema supereroistico, che leggendo la testata potevano sì trovare molta qualità, ma anche un po’ di confusione. Resta il fatto che, avevamo di fronte non solo una serie che ci permetteva di volare con la fantasia e sperare che, in un altro mondo, alcuni avvenimenti storici fossero andati diversamente, creando nuove situazioni e rivitalizzando vecchie storie, ma era anche uno spunto per i lettori a pensare, e ad andare oltre la loro zona di comfort spingendoli magari ad inventare loro stessi dei racconti, delle avventure, delle storie immaginarie. Anche perchè, come diceva Alan Moore, parliamo di storie immaginarie, ma non lo sono forse tutte?