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Da HAL 9000 a Siri: il riconoscimento vocale

Parlare con le macchine è un obiettivo che l'uomo persegue da decenni e fin dagli anni '30 vengono sviluppate tecnologie per raggiungere questo scopo. Vediamo come si è evoluto il riconoscimento vocale dagli automi fino a Siri.

Da HAL 9000 a Siri: il riconoscimento vocale

Siri è sicuramente un passo avanti nel riconoscimento e controllo vocale, ma in realtà è sin dagli anni '50 che l'uomo tenta di parlare alle macchine, con risultati altalenanti, mentre i computer ci parlano sin dagli anni '30. La storia di come abbiamo reso capaci i computer (e anche telefoni, automobili e presto elettrodomestici) di ascoltarci e parlarci è molto affascinante e ricca di scandali, frodi e grandi scoperte, spesso guidate da progetti militari o da necessità di spionaggio e intelligence, ma anche da ricerche universitarie o laboratori privati. Hollywood ci ha mostrato computer parlanti decenni prima che fossero realtà ma anche l'industria del cinema e della musica hanno contribuito allo sviluppo di questa tecnologia. Oggi abbiamo Siri e tutto ciò che ne seguirà, ma per prepararci al futuro è sempre meglio fare un piccolo ripasso di storia.

Alcune leggende ci raccontano che in passato studiosi medievali fossero in possesso di teste di bronzo che non solo parlavano ma predicevano anche il futuro. Erano diffuse in molti personaggi e testi del passato, da Roger Bacon al Faust. Il meccanismo di Bacon appare nelle prime storie di fantascienza con il nome di "The Brazen Android".

Fu Christian Kratzenstein a costruire il primo vero meccanismo parlante nel 1773 usando tubi e canne d'organo per simulare le corde vocali. I risultati non furono eccellenti, riusciva infatti solo a produrre le vocali.

Nel 1791 Wolfgang von Kempelen (creatore dell'automa giocatore di scacchi chiamato "Il Turco") creò una soluzione con due tubi risonanti capace di riprodurre intere parole. Nel 1845 Joseph Faber mostrò la sua macchina parlante "Euphonia" a diverse platee, inclusa quella in cui era presente il padre di Alexander Graham Bell.

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