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Dark, viaggi temporali nel cortile di casa

Con molto coraggio, la Netflix tedesca pubblica la sua prima produzione, un intricato thriller poliziesco provinciale che sfocia nella fantascienza dei viaggi nel tempo. Il risultato è lento e talvolta un po' meccanico, ma assolutamente affascinante e con qualche idea inedita per il genere.

Dark, viaggi temporali nel cortile di casa

I viaggi nel tempo sono e sempre saranno una bella matassa da sbrogliare, sia per lo spettatore che deve venirne a capo, sia per lo scrittore che deve costruire un continuum credibile. Nel corso dei decenni questo ramo della fantascienza è stato il più difficile da trattare, perché è sempre alto il rischio di far crollare il castello di carte narrativo e rovinare l'intera esperienza. Ma questo pericolo non ha mai scoraggiato l'industria dell'intrattenimento, che ciclicamente torna sull'argomento.

C'è chi tratta questi viaggi speciali in modo ironico, come gli inglesi in Doctor Who, ma il trend prevalente è quello usato ad Hollywood per plasmare Terminator, Ritorno al Futuro e tanti altri film e serie TV. Dark, la nuova fatica di Netflix, è la prima di una nuova specie germanica a trattare l'argomento, propone interessanti soluzioni di trama e una consecutio degli eventi non lineare fra più linee temporali.

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Siamo nel 2019, nel comune provinciale di Winden, a ridosso di una centrale nucleare: la scomparsa di due ragazzini nei boschi e il ritrovamento del corpo di un terzo ignoto danno il via a un gioco di sospetti nel ristretto centro abitato. Noi seguiamo le vicende di quattro famiglie ricolme di segreti, ognuna sviluppata su tre generazioni di individui. Il mistero si infittisce quando cominciano a verificarsi eventi soprannaturali e quando saltano fuori analogie con casi simili avvenuti nel 1953 e nel 1986.

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Sulle tristi note iniziali di Goodbye di Apparat inizia la sigle di uno show dai ritmi molto lenti, che preferisce porre l'attenzione sui personaggi e sulla loro caratterizzazione piuttosto che l'azione vera. Il risultato è una narrazione più introspettiva di quella a cui siamo abituati, particolarmente incentrata sulle reazioni di genitori e amici delle persone scomparse. Le prime puntate esagerano questo aspetto, rimandando continuamente il momento di svolta che lo spettatore si aspetta di vedere. Quando arriva finalmente il primo colpo di scena, la vicenda inizia finalmente a ingranare e la sceneggiatura comincia ad aprirsi su più piani temporali.

In molti hanno notato una certa somiglianza di Dark con il ben più noto e amato Stranger Things, sempre di casa Netflix, per quanto riguarda la trama di base e l'estetica anni '80. Ma la produzione tedesca si sviluppa in tutt'altro modo e decisamente non punta a fare citazionismo di alcun genere quando rappresenta quel periodo storico. Sul fronte delle tematiche trattate e della atmosfera generale, Dark si avvicina di più a prodotti seri e oscuri come The Killing e il capostipite Twin Peaks, senza risparmiarsi sulle scene più forti visivamente. Il tutto coadiuvato da un accompagnamento musicale ansiogeno, quasi asfissiante in alcune sequenze.

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Interessante e abbastanza inedita è la modalità e le regole applicate ai viaggi nel tempo, indissolubilmente legata all'energia atomica - la centrale nucleare di Winden è un elemento chiave per la vicenda - e che si sviluppa non su due ma tre piani temporali diversi che cominciano a influenzarsi l'un l'altro. Le storie si ripetono ciclicamente (simbolicamente ogni 33 anni) seguendo il concetto dell'eterno ritorno nietzschiano e l'intuizione che il passato sia influenzato anche da eventi futuri.

I personaggi intriganti e misteriosi sono ben caratterizzati visivamente e risaltano nettamente su quelli "normali". Attraverso il viaggio nelle varie epoche incontriamo le versioni giovanili degli stessi personaggi e scopriamo come questi siano cambiati caratterialmente in base ad eventi chiave della loro vita. Incredibili poi le reali somiglianze fra i vari interpreti in ogni momento storico, dall'infanzia fino alla terza età. Non altrettanto positiva o degna di nota è la recitazione generale, un aspetto tipicamente legato alla provenienza teutonica del prodotto. Gli attori non riescono a restituire il giusto pathos in alcuni momenti particolarmente intensi, e la scena nel complesso spesso manca di dinamismo.

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Nonostante queste mancanze, Dark si rivela un prodotto coraggioso seppur non particolarmente originale: odierete alcuni passaggi per la loro lentezza e mal sopporterete la mancanza di empatia di alcuni attori, ma la trama e la bellissima atmosfera dei boschi e delle caverne di Winden vi rapiranno fino al finale di stagione. Un buon inizio anche per la Netflix tedesca.


Tom's Consiglia

Se il viaggio nel tempo vi appassiona come tipo di storie, vi consigliamo il film cult L'esercito delle 12 scimmie di Terry Gilliam.

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