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Dati cifrati sugli smartphone, la Francia vuole mano libera

In Francia l'opposizione ha presentato un emendamento che prevede sanzioni pecuniarie e persino la detenzione per i funzionari di aziende hi-tech non disposte a cooperare nelle indagini che coinvolgono terroristi. Al primo passaggio l'emendamento è stato bocciato, ora tocca al Senato.

Dati cifrati sugli smartphone, la Francia vuole mano libera

Il partito repubblicano francese ha proposto un emendamento alla proposta di legge sulla lotta al crimine organizzato e al terrorismo, avanzata dal governo all'indomani della strage di Parigi del 13 novembre scorso. L'emendamento prevede sanzioni economiche e persino la detenzione per i funzionari di aziende hi-tech che si rifiutano di collaborare nelle indagini, fornendo agli inquirenti i dati presenti su smartphone.

Il riferimento alla querelle che sta andando avanti da alcune settimane tra l'FBI ed Apple non è casuale. Secondo Philippe Goujon, membro del partito ed estensore dell'emendamento "La legge mira a costringere i produttori di telefoni a fornire i dati agli investigatori e spetterà al produttore utilizzare qualsiasi tecnica sia necessaria a tal fine. L'obiettivo è di farli collaborare. Lo scopo non è quello di forzare il sistema di crittografia, il principio è che i produttori dovrebbero cooperare".

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Goujon ha aggiunto anche che in Francia gli smartphone che contengono dati cifrati stanno rallentando le indagini degli investigatori al lavoro su diversi casi di terrorismo, compresi quelli del 13 novembre.

L'emendamento prevede sanzioni di 350.000 euro per le aziende che non vogliano collaborare fornendo i dati necessari, e fino a 5 anni di reclusione per i singoli dirigenti. Infine per ogni singola persona che nega di fornire i dati sono previsti due anni di carcere e multa di 15000 euro.

Il governo francese attuale, pur non appoggiando esplicitamente l'emendamento l'ha comunque inserito nel disegno di legge avanzato dal Ministro della giustizia Jean-Jacques Urvoas. Per il momento però l'emendamento è stato bocciato dall'Assemblea Nazionale, con 474 voti contrari contro 32 a favore, ora toccherà all'altro ramo del parlamento francese, il Senato, prendere una decisione definitiva nei prossimi mesi.

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