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David Lloyd, la matita dietro V per Vendetta

Abbiamo intervistato in esclusiva al Bgeek 2017 il disegnatore del grande classico fumettistico V per Vendetta. Ne è venuta fuori un'interessante chiacchierata sull'industria fumettistica, i retroscena artistici dell'opera e il suo ruolo nella cultura pop.

David Lloyd, la matita dietro V per Vendetta

David Llyod, classe 1950, è un fumettista e artista inglese tutto d'un pezzo. Le sue matite e i suoi carboncini hanno dato vita a un sacco di opere famosissime nel corso degli anni: come per esempio il suo contributo alla popolare serie Hellblazer per la DC Comics insieme a leggende del mondo dei fumetti come Grant Morrison e Jamie Delano; o la creazione dell'amato personaggio Nightraven per i più grandi appassionati della Marvel Comics.

 

David Llyod
David Llyod

Ma il suo lavoro più importante e famoso a livello globale è senza discussioni V per Vendetta, con i testi del leggendario scrittore Alan Moore nel 1982 fino al 1985, che è stato addirittura trasposto a film con una sceneggiatura firmata dalle Sorelle / Fratelli Wachowski nel 2006. La storia narra di V, un misterioso vigilante e terrorista anarchico il cui obbiettivo è sovvertire il governo pseudo-fascista instaurato in Gran Bretagna in un futuro cupo e distopico. L'opera è considerata uno dei pilastri del fumetto mondiale e del sottogenere delle Graphic Novel, veri e propri romanzi rappresentati in forma visiva. Nonostante i suoi trenta e passa anni, il messaggio di V per Vendetta continua ad affascinare le nuove generazioni e a spronarle: ne è un esempio il gruppo di hacker Anonymous, che ha adottato come proprio logo l'iconica maschera del protagonista.

Lloyd si è ormai ritirato dalla vita lavorativa nell'industria dei fumetti, ma ciò non lo ha fermato dall'incontrare gli appassionati di tutto il mondo, pronti ad avere almeno un autografo sulla loro copia gelosamente custodita di V per Vendetta. Tom's Hardware è riuscito ad avere un'intervista con il maestro al Bgeek 2017, di cui tra l'altro è Media Partner ufficiale. Ecco il risultato di questa breve seppur intensa chiacchierata.

David Llyod
Andrea Balena intervista David Llyod

Benvenuto al Bgeek e soprattutto, bentornato in Italia! Come sta andando questa volta? Ti sta piacendo questa fiera?

Grazie mille! Beh, sono stato qui in fiera solo questo pomeriggio e mi ricorda molto alcuni piccoli eventi in Inghilterra, con molta folla, tanti sketch e cose da fare, quindi mi piace!

Hai lavorato per un'impressionante quantità di tempo nell'industria fumettistica. Qual era il tuo modo di pensare quando hai iniziato? Come è cambiato nel tempo?

Il mio punto di vista quando entrai nell'industria era di farne il mio guadagno di vita, perché ho sempre amato fare strisce fumettistiche e ho sempre avuto una inclinazione naturale nel farle, quindi ho pensato che fosse l'idea migliore da realizzare. Perché se ami qualcosa e ti ci puoi mantenere facendola è la cosa migliore nel mondo! Tutti lo vogliamo. Ma è dura da realizzare, io stesso ho avuto qualche rifiuto, ma bisogna continuare e dimostrare in giro di essere bravo quanto dici di essere, quanto basta per l'industria Mi hai chiesto qual è il mio pensiero ora. Purtroppo non disegno e scrivo più ma la mia mentalità sui fumetti è rimasta invariata: voglio solamente produrre il miglior fumetto che possa realizzare ma soprattutto fare qualcosa di differente. Se hai libertà artistica è la cosa migliore, perché purtroppo riceverai sempre qualche pressione dall'industria.

David Llyod 2017 Bgeek Bari

Hai collaborato con alcuni dei più grandi nomi della cosiddetta "British Invasion" nel mondo delle graphic novel come ad esempio Garth Ennis (Storie di guerra), Grant Morrison (Hellblazer) e ultimo ma non meno importante, l'impressionante Alan Moore. So che è una domanda difficile da rispondere, ma c'è una esperienza in particolare che non dimenticherai?

Non direi, sono tutti scrittori bravi e differenti a loro modo. Posso indicare le loro differenze, ma penso che alla fine esistono due tipologie di script: uno si chiama "full-script", ha ogni pagina finemente caratterizzata e descritta, e queste sono le indicazioni che l'artista deve seguire. Ogni pagina può avere indicazioni diverse, intricate o meno. C'è un altro metodo, sviluppato e utilizzato dalla Marvel negli anni '60, dove viene dato all'artista libertà di disegnare e impostare il layout della pagina, e i dialoghi e i testi vengono creati a posteriori. La ragione di questo risale a quando la Marvel era in pieno periodo di produzione e molti artisti presentavano in continuazione degli script a Stan Lee. A quei tempi c'era un sacco di lavoro e per ottenere la massima produttività Marvel diede ai propri artisti libertà di azione. E si è rivelata la scelta migliore per dare all'artista la possibilità di mantenere la migliore continuità visiva, dando così un grande senso cinematografico dell'azione e di continuità nel layout. Ho lavorato con tanti artisti, ognuno con il proprio metodo di fare script, ma quello con cui mi sono trovato meglio, proprio perché adottava il secondo metodo, è Jamie Delano (ndr: creatore della testata Hellblazer, di cui Lloyd ha curato alcuni numeri). Tutti gli altri scrittori adoperavano il metodo "full-script", ma la prima volta che lavorai con Jamie gli chiesi "Posso lavorare così?"e lui mi rispose con tranquillità "Ok, fai come desideri". Perché per lui era molto importante ottenere e mantenere la fiducia del disegnatore. Tempo dopo chiesi la stessa cosa a Garth Ennis e mi rispose con un secco "No!". Questo perché molti scrittori vogliono mantenere il controllo.

Ora parliamo di una delle graphic novel più amate di tutti i tempi, che senza dubbio è legata al tuo nome: V per Vendetta. Tornando a quel periodo, cosa ti influenzò, visivamente e artisticamente, quando iniziasti a lavorare su questo capolavoro con il signor Moore?

In verità non so cosa dire a riguardo. V per Vendetta è stato uno sforzo collaborativo ed entrambi volevamo raccontare una storia importante e piena di significato. Dalle prime riunioni emerse subito che V dovesse essere un vigilante e il nostro publisher, che all'epoca era il British Indipendent Magazine, venne da me e disse che dovesse essere mascherato. Ho lavorato a stretto contatto con Alan per ottenere il miglior risultato possibile. Se vuoi sapere più nei dettagli la genesi completa del fumetto, consiglio sempre un articolo pubblicato in Spagna che racconta in maniera approfondita il tutto, che dovrebbe essere inserito negli extra di ogni edizione del fumetto.

Quante volte Guy Fawkes (V) è stato ridisegnato o ritoccato? Immagino sia stata una sfida creare un personaggio così riconoscibile, specialmente la sua iconica maschera.

Non è stata per niente una sfida affatto! Fu molto semplice in verità. Sostanzialmente è la stilizzazione delle rappresentazioni che ci sono state tramandate sull'aspetto di Guy Fawkes (ndr. l'attentatore inglese che nel 5 novembre 1605 tentò di far esplodere il Parlamento inglese). Una volta deciso il personaggio e il fatto che sarebbe stato una specie di "resurrezione" di Guy Fawkes, abbiamo deciso di farlo assomigliare il più possibile all'originale, sia nei vestiti, molto simili a quelli del '600 inglese che nel fatto che dovesse indossare una maschera per assomigliargli. È una rappresentazione stilizzata di ciò che ipotizziamo fosse il suo aspetto originario, stando ai disegni dell'epoca. È stato semplice lavorarci, ma ci ho fatto comunque un sacco di sketch e artwork.

David Llyod

Cosa pensi del fatto che la maschera abbia raggiunto questa incredibile fama globale, fino al punto da diventare l'emblema del gruppo hacker "Anonymous" e anche di numerosi partiti politici?

Sono molto felice a riguardo, perché tutti usano quella maschera nello spirito originario della storia: resistere alla tirannia, combattere per la propria libertà in un momento in cui non puoi esercitarne il diritto. In alcune situazioni del mondo reale, la maschera compare dove c'è una qualche forma di tirannia. Tutti coloro che la utilizzano, che siano gli "Anonymous", i vari "Occupy" o le manifestazioni in tutto il mondo, vogliono rappresentare la resistenza delle persone all'oppressione. Ognuno ha la propria forma di resistenza, ma il cuore di quello che vogliono fare è sempre cambiare le cose in meglio. Sono molto felice di questo.

Quando il film è stato rilasciato nel 2006, hai pensato che ha riprodotto fedelmente quello che tu e Moore avete fatto o non è riuscito a raggiungere alcuni dei punti del fumetto?

Penso abbiano fatto un gran bel film, ma l'ho sempre pensato come un'altra versione di V per via dei cambiamenti effettuati, ma il cuore del film è il medesimo messaggio del fumetto, che è l'individualismo, il ricercare la propria identità e non essere persuaso da altri a unirti a qualcosa che non ti appartiene.

Sfortunatamente siamo alla fine dell'intervista ma prima di lasciarti un'ultima domanda: che consiglio daresti a tutti i giovani artisti che vogliono iniziare una carriera nel mondo dei fumetti?

Ho solo un consiglio: devi lavorare duramente ed essere un bravo artista, perché se  disegni bene e riesci a lavorare a distanza, non importa se lo fai solo per divertimento, non importa cosa ti si pone davanti. Se vuoi lavorare nell'industria e riuscire a campare del tuo solo lavoro, devi in partenza disegnare bene, studiare in profondità gli stili, le tecniche, le prospettive e tutta quella roba. Dopo quello, tutto ti arriva. Qualunque sia il tuo stile, che sia più cinematografico o più dedito alla composizione visiva, devi saper disegnare bene, ed è la cosa più importante di tutte, perché senza non vai da nessuna parte.

Grazie mille, è stato un vero onore per me intervistarti!

Grazie a te!

L'intervista finisce qui, e la fiera riprende. Il Bgeek 2017 è ancora in corso fino a domani 11 Giugno, sempre al Palaflorio di Bari. Se siete appassionati di V per Vendetta della zona, non potete assolutamente perdervi l'occasione di incontrare il suo disegnatore in questi giorni!


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