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"Il diritto di contare", donne alla conquista dello Spazio

C'è una storia meno nota dietro la conquista dello Spazio, una storia fatta di sacrificio e volontà, più forte di qualsiasi discriminazione. Una storia vera ma dimenticata, che il film "Il diritto di contare" ci farà riscoprire dall'8 marzo.

"Il diritto di contare", donne alla conquista dello Spazio

A volte il percorso di un riscatto può essere lungo, arduo e apparentemente impossibile quanto quello in grado di portare l'uomo sulla Luna. Ma in un periodo in cui l'impossibile sembrava destinato a diventare la misura del quotidiano, tre donne afroamericane non solo riusciranno davvero a mandare l'uomo nello Spazio, ma riscatteranno anche la propria posizione lavorativa e sociale.

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Da qui prende le mosse Hidden figures, in italiano Il diritto di contare, film di Theodore Melfi in arrivo nelle sale italiane l'8 marzo. Tratto dall'omonimo libro di Margot Lee Shetterly e co-sceneggiato da Allison Schroeder, la pellicola ci racconta con piglio brillante e serrato la storia vera di Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson. Tre donne di colore che, in una nazione in cui bagni, autobus e persino fontanelle pubbliche erano ancora rigidamente divise razzialmente, diedero il loro contributo fondamentale al successo statunitense nella corsa allo spazio, partecipando all'organizzazione del programma Mercury e della missione Apollo 11.

Melfi cerca di restituirci la percezione di cosa significasse essere insieme donna e afroamericana nei primi anni '60, partendo dalla descrizione di un contesto esplosivo in cui collidevano Guerra Fredda, corsa allo spazio (che stava all'epoca vincendo l'URSS), scontri razziali e nascita dei movimenti per i diritti civili. Il diritto di contare comunque evita per quanto possibile stereotipi e luoghi comuni sull'argomento, non riducendo il tutto al classico scontro tra bianchi e neri. Fuori delle ore di lavoro queste donne sono infatti anche madri e mogli e c'è un percorso e una lotta da portare avanti per affermare sé stesse anche dentro le mura di casa, non solo alla NASA o nella società razzista dell'epoca.

Il film - che può contare su un cast d'eccezione che comprende Kevin Costner, Kirsten Dunst e Jim Parsons ed è stato canditato a 3 premi Oscar - ci consegna così una storia e tre personaggi universali, che è possibile prendere ad esempio ancora oggi, che si sia uomini o donne. Oltre allo spaccato storico e alla storia edificante infatti emerge soprattutto l'esempio di chi si è battuto, consapevole dei propri mezzi, per raggiungere sogni più grandi e renderli un domani alla portata di tutti. Da questo punto di vista lo scontro forse più significativo è quello tra l'uomo e la macchina. L'arrivo alla NASA del primo super computer IBM aveva illuso qualcuno di poter fare a meno delle nuove e forse troppo ingombranti collaboratrici, salvo scoprire invece che l'elemento umano era diventato ancora più imprescindibile. Nessuno infatti avrebbe saputo cosa farsene di quel calcolatore se non ci fosse stata la Vaughan, l'unica ad aver studiato per tempo il linguaggio di programmazione FORTRAN in un mondo di uomini troppo soddisfatti delle proprie posizioni di potere per guardare avanti.

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