Divario digitale, senza app tutti in coda come Daniel Blake

Quando il divario digitale scatena il conflitto generazionale. Una piccola storia, quella di Terracina, racconta l'altra faccia di un Paese che arranca sulle competenze digitali, e fotografa la situazione meglio di convegni, grafici e ponderosi rapporti statistici e sociologici. La piccola storia è quella raccontata dal quotidiano Latina Oggi. Alcuni pensionati in fila all'ufficio postale hanno chiamato i carabinieri perché stufi di vedersi scavalcare nella fila da quanti avevano prenotato con la app di Poste Italiane.

app_posteUna contesa tra gli have e gli have not, tra chi sa usare gli strumenti digitali messi a disposizione da pubbliche e private amministrazioni e chi stenta a farlo. Chi legge il nostro giornale appartiene alla prima categoria e sarà indotto a parteggiare per chi ha saltato la fila grazie all'app. Qui però non si tratta di schierarsi, semmai di interrogarsi sul perché il divario digitale (e generazionale) sia ancora così ampio.

fila alla posta

La piccola storia di Terracina non fa che confermare la recente analisi del Censis: "si acuisce la distanza tra i consumi mediatici giovanili e quelli degli anziani. Tra i giovani under 30 la quota di utenti della rete arriva al 95,9%, mentre è ferma al 31,3% tra gli over 65 anni; l'89,4% dei primi usa smartphone, ma lo fa solo il 16,2% dei secondi; l'89,3% dei giovani è iscritto a Facebook, contro appena il 16,3% degli anziani; il 73,9% dei giovani usa YouTube, come fa solo l'11,2% degli ultrasessantacinquenni; oltre la metà dei giovani (il 54,7%) consulta i siti web di informazione, contro appena un anziano su dieci (il 13,8%); il 37,3% dei primi ascolta la radio attraverso il telefono cellulare, mentre lo fa solo l'1,2% dei secondi; e se un giovane su tre (il 36,3%) ha già un tablet, solo il 7,7% degli anziani lo usa; su Twitter c'è un quarto dei giovani (il 24%) e un marginale 1,7% degli over 65 anni".   

D'altronde basta dare uno sguardo alle statistiche della Commissione Europea sulle competenze digitali, dove l'Italia è quintultima dopo la Grecia e prima di Cipro, Polonia, Bulgaria e Romania.desi composite

Un gap che permane nonostante tutto e dimostra che il problema dei problemi resta l'alfabetizzazione digitale di massa. Non basta la fibra ottica. Ci vorrebbe un piano strategico nazionale che ricalchi la positiva esperienza emiliano-romagnola di Pane e Internet. Altrimenti rischiamo che buona parte della popolazione italiana viva la drammatica esperienza di Daniel Blake, protagonista dell'ultimo, grande, film di Ken Loach, travolto dalla nuova economia-burocrazia digitale totalitaria che pretende che tutti la usino e la sappiano già usare. Né può consolarci che il film sia ambientato in Inghilterra. Il divario digitale è anche questione di ceto sociale e, da questo punto di vista, Terracina o Londra non fa molta differenza.   

 

       

 

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