Elon Musk fa la storia con Falcon Heavy ma guarda già oltre

Ieri sera SpaceX ha fatto la storia, portando a termine una missione pazzesca che a guardare le simulazioni al computer sembrava autentica fantascienza. Un super razzo che decolla spinto da 27 motori che generano una spinta di 2.300.000 kg forza, un'automobile elettrica come carico - che nello Spazio non ha alcun senso né logico né pratico. Poi tre stadi che si staccano e due che atterrano in piedi,  in sincrono dopo aver fatto un balletto nello Spazio da far invidia ai professionisti de La Scala.

A leggerla così, prima della missione, più d'uno ha avuto la sensazione che Musk ci stesse trollando tutti. Pensare che poi lui stesso aveva dato una probabilità di successo del 50-70% veniva da chiedersi se fosse per scaramanzia, per sghignazzare meglio oggi, o perché davvero le difficoltà e le possibili complicazioni erano tali e tante che una riuscita era un miraggio. Difficile prendere sul serio tutto quello che dice uno che carica una Tesla su un razzo.

Per la cronaca, un Telsa con un manichino un po' zarro che guida col braccio fuori dal finestrino, che sullo schermo del sistema di infotainment ha scritto "Non fatevi prendere dal panico", in riferimento alla Guida galattica per gli autostoppisti, e che riproduce a tutto volume "Space Oddity" di David Bowie (non fosse che nel vuoto le onde sonore non si propagano, ma questa è una quisquilia).

Penso a quanti, leggendo le notizie su Musk, commentano scettici chiedendosi "ci è o ci fa?". Beh, dopo ieri sera ammettiamolo: un po' ci è, un po' di fa, ma comunque ci sa fare e ci sa essere, ed è maledettamente capace di portare a termine le sue idee "alternative". Ha insegnato al mondo che i razzi (o meglio, gli stadi dei razzi) possono atterrare in piedi, sia sulla terra che in mare. Questo non bastava per entrare nella storia? Perfetto, ieri ne ha fatti atterrare due in sincrono.

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Ma soprattutto ha costretto tutti ad ammettere che il suo Falcon Heavy è il razzo funzionante più potente del mondo, e che ne ha abbastanza per cambiare le prospettive umane dell'esplorazione spaziale, aprendo scenari mai visti. La strada è lunga da fare, ma con le immagini di ieri sera ancora in mente è difficile liquidare con un "seee vabbé" un Musk che promette di far atterrare un razzo in verticale su Marte. Di riportarci a casa dopo averci fatto arriva "là", e di portarci in tanti, abbastanza da costruire colonie.  

Però le premesse iniziano a sembrare un po' più concrete, a partire dal fatto che ieri SpaceX è entrata nella storia, e che non intende uscirne presto. Nonostante la missione non sia stata perfetta in ogni sua parte. Iniziamo proprio da qui. Il razzo è decollato, in una nuvola di vapore visibile anche a chilometri di distanza.

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Dopo circa 2 minuti e mezzo dal lancio i due booster laterali si sono sganciati, hanno fatto una giravolta nello Spazio, sono rientrati in atmosfera e sono atterrati insieme in verticale. Abbastanza per interrompere per qualche secondo il flusso spropositato di commenti su Twitter e dare il tempo alle migliaia di spettatori di richiudere la bocca e realizzare che era successo davvero quello che avevano visto. Per la cronaca quei due booster non erano nuovi, erano "di seconda mano" perché avevano già volato con il Falcon 9.

Il primo inconveniente ha riguardato il Central Core, ossia il terzo booster che doveva dare al carico utile la spinta per posizionarsi sull'orbita corretta. L'abbiamo visto staccarsi e iniziare la discesa, poi più nulla. Tutti ci siamo chiesti che fine avesse fatto, visto che la telecamera puntata sulla piattaforma marina era andata fuori uso. Francamente nessuno ci è rimasto troppo male all'idea di uno schianto. Che fosse atterrato correttamente o meno, il Falcon Heavy era già entrato nella storia e noi eravamo già appagati dal fatto di avere assistito all'impresa.

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Oggi sappiamo che il famigerato Central Core, pace all'anima sua, si è schiantato. Per motivi che sono ancora tutti da chiarire (le procedure sono automatiche, nessuno "pilota" il razzo a distanza) il booster ha esaurito il carburante anzitempo, di conseguenza i motori non si sono accesi per rallentare la discesa e il Central Core ha impattato con le acque dell'Atlantico alla velocità di 300 miglia orarie. Lo schianto è avvenuto a un centinaio di metri dalla piattaforma marina, danneggiandola. Per la cronaca SpaceX ne ha due: la malcapitata "Of Course I Still Love You" e "Just Read the Instructions"; quest'ultima di solito è dislocata nel Pacifico per il recupero degli stadi di ritorno dalle missioni che partono dalla Vandenberg Air Force Base.

Il secondo inconveniente sta facendo meno notizia ma ha la sua importanza anch'esso. Il secondo stadio aveva il compito di riaccendersi per spingere il carico in direzione dell'orbita prestabilita. A quanto pare la spinta è stata un po' più sostenuta del previsto e ora la Tesla Roadster potrebbe raggiungere la fascia di asteroidi, ossia l'area che separa Marte da Giove. Potete vedere l'orbita nell'immagine qui sotto, postata da Elon Musk.

 

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Musk aveva già messo in preventivo che erano poche le probabilità di centrare l'orbita corretta, tenuto conto che la missione di prova era totalmente automatizzata, e che il carburante caricato non permetteva manovre correttive. Vale la pena precisare che non è mai stato previsto che la Tesla "arrivasse su Marte", l'orbita prevista era eliocentrica e lo è. Però è più ampia di quanto si pensasse e la vettura potrebbe avvicinarsi all'orbita di Cerere, l'asteroide più massiccio della fascia principale del Sistema Solare. Un particolare da cui viene fuori un'opzione interessante. 

La Tesla Roadster insomma sta dimostrando che le capacità del Falcon Heavy vanno teoricamente ben oltre Marte, innalzando l'interesse delle aziende private come per esempio Planetary Resources e Deep Space Industries, che intendono estrarre l'acqua dagli asteroidi. È una bella notizia per loro sapere che il Falcon Heavy potrebbe essere in grado di spedire i loro veicoli spaziali fino alla cintura degli asteroidi!

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In ogni caso anche su questa sbavatura si sta indagando, anche per capire con l'orbita attuali quali potenziali rischi ci sono d'impatto con altri oggetti che popolano il Sistema Solare.

Due piccole pecche quindi, che servono più che altro a darci la misura delle difficoltà che SpaceX ha dovuto affrontare e superare, e che rendono un po' più umana l'impresa di ieri sera. Perché non si pensi che far atterrare in verticale lo stadio di un razzo sia facile, o che far alzare oltre l'atmosfera un bestione alto 23 piani sia roba da poco.

Al proposito vale la pena ricordare che l'obiettivo di questo lancio era dimostrare che il Falcon Heavy è pronto per il volo, e lo ha fatto più che bene. E dimostrare che con le sue oltre 63 tonnellate di carico utile, il Falcon Heavy è il lanciatore di maggior potenza esistente al mondo oggi.

L'atterraggio degli stadi è sempre un obiettivo secondario, e chissà mai che al prossimo tentativo vedremo tutte tre gli stadi atterrare sani e salvi. Probabilmente dovremo attendere tre o quattro mesi. E allora il carico non sarà un'altra Tesla, ma probabilmente dei satelliti, ossia un carico vero.

Non aspettatevi però che Musk si fermi. Nella conferenza stampa tenuta ieri sera il fondatore di SpaceX ha fatto chiaramente capire che sta già guardando oltre. Da ieri sera ha detto di avere imparato che "le cose pazze possono diventare realtà", e che sta già immaginando "un gran numero di Falcon Heavy che arrivano e atterrano, decollano, atterrano, facendo molti voli al giorno".

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Ma il futuro è il BFR, che non si è mai capito con certezza se stia per "Big Falcon Rocket" o "Big Fucking Rocket".  Musk ne ha parlato dicendo che SpaceX potrebbe iniziare i test di volo a corto raggio l'anno prossimo, in un complesso spaziale in costruzione vicino a Brownsville, in Texas. Lì ci sarà "un sacco di terra con nessuno in giro, quindi se esploderà sarà divertente", ha detto Musk. L'idea è quella di iniziare i viaggi passeggeri nell'orbita bassa della Terra entro tre o quattro anni, e poi nel giro di un decennio offrire un servizio passeggeri regolare da e verso Marte.

Leggi anche: Da Londra a New York in 22 minuti con il razzo SpaceX BFR

Quindi il Falcon Heavy che ruolo ha? "Il Falcon Heavy apre una nuova classe di carico utile" ha detto Musk, "può lanciare cose direttamente su Plutone e oltre [...], può lanciare satelliti giganti, può fare tutto quello che volete". Però "l'architettura BFR è la strada da percorrere". Insomma il Falcon Heavy è entrato nella storia e lui - Elon - non sta fermo nemmeno un giorno a goderselo, mette subito in chiaro che nella sua mente è un passaggio intermedio, non l'obiettivo. Chiamatelo pure pazzo, ma la sensazione oggi è che un giorno potrebbe portarci davvero là dove nessuno è mai giunto prima...

Aggiornamento: nuovi calcoli hanno stabilito che la prima ipotesi, secondo cui la Tesla potesse raggiungere la fascia degli asteroidi, non era corretta. Di seguito un'immagine dell'orbita alla luce dei calcoli con i dati definitivi. 

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Fonte: Twitter
Per capire la posizione della Tesla rispetto a Cerere, di cui si era parlato:
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Fonte: Twitter

Tom's Consiglia

Volete saperne di più sulla storia dell'esplorazione spaziale? Leggete Dallo Sputnick allo Shuttle, scritto dall'astronauta italiano Umberto Guidoni.

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