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Facebook si può usare a scuola, ma solo per studiare Storia

Un museo francese ha creato su Facebook il profilo di un soldato impegnato nella prima guerra mondiale. Gli studenti che seguono la pagina hanno così l'occasione d'imparare con uno strumento più vicino alle loro abitudini.

Facebook si può usare a scuola, ma solo per studiare Storia

Creare un personaggio virtuale su Facebook per insegnare la Storia. Questa è l'idea azzardata messa in pratica dal Musée de la Grande Guerre du Pays de Meaux (Francia), che cerca così mettersi al passo con i tempi e scovare nuovi modi d'insegnare ai ragazzi più avvezzi al social network che al testo scolastico.

Il museo diretto da Rouger Michel ha così creato la pagina Facebook di un soldato della Prima guerra mondiale – un poilu, come si chiamavano i fanti francesi del 1914-18 – e gli ha affidato il racconto quotidiano dalla trincea.

Lui, il poilu Léon Vivien, insegnante colto e raffinato nato il 10 settembre 1885, costretto a indossare la divisa per difendere il suo Paese, non esiste nella realtà. E' un falso account, un fake. Provate però a leggere i suoi post, i commenti, a guardare le immagini dal fronte, per rendervi conto che si tratta di un'operazione raffinata, rigorosa, di grande spessore culturale, che non lascia spazio all'ironia.

L'illusione è quasi perfetta. Léon Vivien è un bel giovane, elegante, con i baffi alla moda del tempo. Ha 29 anni quando la Francia entra in guerra. Il poilu comincia a postare il 28 giugno 1914: L'archiduc François Ferdinand assassiné!

E' il giorno dell'attentato di Sarajevo. Da quel momento è consigliabile percorrere la pagina Facebook a ritroso, in un crescendo di grandi avvenimenti e piccole storie degli uomini sconosciuti che hanno fatto la grande Storia.

Così, giorno dopo giorno, l'insegnante parigino prestato alla guerra racconta le sue preoccupazioni quotidiane: "Dannazione, i tedeschi sono arrivati nei dintorni di Parigi. In un solo mese! Com'è stato possibile?". O ancora "Mi hanno fatto abile al servizio militare. Una volta tanto il medico non ha detto che sono gracile"

"Oggi abbiamo visto il nostro primo Tedesco, o meglio ciò che ne è rimasto: un berretto grigio sopra una croce nera". E poi, il 15 aprile 1915, c'è l'appello accorato della moglie di Léon, Madeleine Vivien: "Stai attento a te! Non farti ammazzare stupidamente! Nella mia pancia c'è un piccolo che avrà bisogno di suo padre!"

Ogni post, ogni commento, ogni parola, ogni data, ogni documento ogni foto, passa prima al vaglio dello storico Jean-Pierre Verney. Il direttore del museo, Rouger Michel, dice che l'esperimento sta funzionando, piace ai giovani, che così hanno finalmente il permesso di usare Facebook a scuola. "Sono stupito da come le persone si stanno appropriando di questa storia – dice a France24 – c'è un reale rispetto per la memoria e ci sono molti legami con l'attualità. E' il nostro compito: raccontare come siamo arrivati fino a oggi, anche per le conseguenze della Prima guerra mondiale".

La pagina di Léon Vivien piace già a 34.355 utenti del social network. L'ultimo post è previsto per la fine di maggio. La Storia raccontata ai nativi digitali. Potrebbe piacere ai cultori della École des Annales.

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