Foro sulla ISS, le indagini sono più difficili del previsto

Individuare la causa del foro di 2 mm responsabile della leggera perdita di pressione sulla ISS verificatasi il 30 agosto scorso sarà più difficile del previsto. A dirlo è stato Dmitry Rogozin, a capo dell'agenzia spaziale russa Roscosmos in una dichiarazione riportata da Sputnik.

"I risultati di cui siamo in possesso non ci forniscono un'immagine obiettiva [della situazione], la commissione creata da Roscosmos proseguirà il lavoro d'indagine. La situazione è molto più difficile di quanto ci aspettassimo".

L'unica certezza al momento è che il foro in questione non è stato creato da un meteorite perché non si sviluppa dall'esterno verso l'interno, ma viceversa. Il resto è al momento tutto da confermare, dato che la commissione d'indagine si può basare solo su foto e video spediti a Terra dai cosmonauti russi prima e dopo la riparazione.

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Come noto le immagini evidenziano - oltre al foro - i segni di quello che potrebbe sembrare lo slittamento di un arnese sulla superficie interna, nel tentativo di effettuare il foro. L'ipotesi partita dal produttore di veicoli spaziali Energy Rocket è che a causare i segni da sfregamento e il successivo buco possa essere stata la punta di un trapano. È un'ipotesi, e lo stesso Rogozin ha confermato che la commissione non ha ancora determinato con certezza l'origine del foro.

Ammesso e non concesso che questa prima supposizione venga confermata, significherebbe che il foro sarebbe stato fatto dall'uomo. Questo però non vuol dire che si debba parlare di sabotaggio. Può darsi che il foro sia stato fatto per sbaglio nelle fasi di produzione del pezzo o durante l'assemblaggio della navicella, e che l'incauto autore non abbia denunciato il suo errore per paura di una lavata di capo. Non è stato notato durante i controlli di pre lancio, il che significa che in quel momento poteva non esserci, come esserci ma non essere stato visto. Quel che è certo che passare la setaccio tutta la fase di produzione, assemblaggio e controllo della Soyuz sarà un lavoro lungo e certosino, e non è detto che alla fine si riuscirà a dare un nome all'artefice del foro.

Fra le già numerose possibilità non si può scartare a priori nemmeno quella che il foro possa essere stato fatto quando la Souyz era già nello Spazio. Un'idea poco probabile perché, come sottolineavano alcune fonti, in un ambiente di microgravità una perforazione sarebbe estremamente difficile, ma è bene verificare tutte le opzioni prima di accantonarle del tutto. Anche in questo caso però parlare di sabotaggio è prematuro e del tutto fuori luogo; complimenti a Rogozin per essersi rifiutato di commentare l'ipotesi di un'azione deliberata da parte degli astronauti statunitensi, che è stata diffusa da alcuni organi di stampa, ma non è nemmeno stata citata a livello ufficiale. Anzi, il comandante in carica della ISS, Drew Feustel, definisce questa idea "una vergogna".


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