Furti d'auto, l'hi-tech li rende più semplici e veloci

Sistemi keyless, chiavi programmate, immobilizer: le soluzioni per la sicurezza delle nostre auto, soprattutto nei modelli più recenti, sono davvero tante e la loro immagine hi-tech ci fa sentire molto più sicuri rispetto al passato fatto di chiavi e bloccasterzo. Eppure non è così a quanto pare.

Questo infatti è quanto emerge dai dati forniti da LoJack Italia, azienda che produce dispositivi a radiofrequenza per il recupero delle auto rubate, utilizzati anche dalle nostre Forze dell'Ordine.

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"Le auto tanto tempo fa, le aprivo con la chiave della Simmenthal", cantavano negli anni '90 due comici pugliesi, ma a quanto pare tutta l'iniezione di tecnologia subita dalle automobili nell'ultimo ventennio non è servita a migliorare la situazione.

Secondo LoJack i furti portati a termine in Europa ai danni di automobili dotate di dispositivi hi-tech riguardano circa 40.000 veicoli, pari al 5-10% del totale, per un valore economico di quasi 800 milioni di euro. Ma non è finita qui, perché prendendo in considerazione le auto di ultima generazione, presenti cioè sul mercato da meno di 5 anni, la percentuale di furti sale ulteriormente, raggiungendo il 20-30% del totale di auto rubate. Secondo le analisi di LoJack le auto maggiormente prese di mira, sono le Mercedes Classe E, le BMW X5 e X6 e le Serie 3 e 5, oltre a tutte le Range Rover.

Il problema è più complesso di quanto sembri, in quanto le auto tecnologicamente avanzate sono proprio le più propense a dialogare facilmente con i dispositivi utilizzati dai ladri d'auto, come dimostrato dai recenti problemi a cui sono andati incontro produttori come Volkswagen, Volvo, Fiat, Audi e Jeep Cherokee.

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Tra i dispositivi hi-tech più utilizzati attualmente anche in Italia per effettuare furti d'auto ci sono i cosiddetti sistemi di ri-programmazione della chiave, che attraverso la connessione alla porta OBD, quella che dà accesso alla diagnostica dell'auto, consentono al ladro di ottenere una nuova chiave in meno di un minuto e addirittura, secondo gli ultimi dati, a volte anche in meno di 15 secondi.  

La riprogrammazione della chiave ovviamente non è l'unica tecnica. Su auto che non hanno una chiave fisica infatti si usa ad esempio la clonazione del transponder di apertura delle porte e dell'accensione del motore, la sostituzione di alcuni componenti elettronici con altri già modificati e l'utilizzo di dispositivi in grado di aggirare i sistemi immobilizer integrati nei veicoli più recenti.

In un futuro molto prossimo inoltre, come già detto in altre occasioni, si profilano scenari di attacchi da remoto ai veicoli che, essendo sempre più connessi, saranno sempre più esposti. Entro il 2020 infatti potrebbero essere oltre 250 milioni le auto in circolazione nel mondo connesse via Internet, ognuna con più di 50 potenziali punti di debolezza.

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