General Electric fa ricerca con una stampante 3D barese

General Electric ha scelto una stampante 3D della startup italiana Roboze per il suo nuovo reparto "additive manufacturing" del Global Research Center di Niskayun (New York).

La Roboze One+400, presentata lo scorso autunno, è uno dei pochi dispositivi al mondo che consente la "fabbricazione a fusione di filamento" con ben 14 tipi di materiali diversi, fra cui il super tecnopolimero PEEK e il Carbon PA (Poliammide con 20% di Carbonio) impiegato ad esempio in Formula 1. Inoltre la sua movimentazione meccatronica consente una precisione che arriva a 50 micron reali e il suo piano di stampa è di 200 x 200 x 200 mm.

Roboze One+400
Roboze One+400

General Electric è impegnata nella sperimentazione di nuove tecniche produttive per concept design, prototipazione e produzione, soprattutto nel campo aeronautico. Ilaria Guicciardini, direttrice marketing di Roboze, ha spiegato a Tom's Hardware che Roboze One+400 è in grado di realizzare prodotti finiti in tecnopolimeri così avanzati da poter sostituire oggetti analoghi oggi realizzati in leghe metalliche.  

PEEK
PEEK

Rispetto ai metodi produttivi tradizionali la stampa 3D professionale di nuova generazione consente di ottenere forme geometriche più complesse, contenimento dei pesi e impiego di materiali avanzati. General Electric di fatto deve essere rimasta impressionata anche dal recente accordo siglato tra Roboze e la multinazionale israeliana Elbit Systems - specializzata in sistemi di difesa. Non meno importante l'accordo con l'italiana Mecaer Aviation Group, coinvolta nella produzione dei carrelli per il Lockheed Martin F-35 Lightning II.

"Siamo tra i pochi al mondo a stampare superpolimeri tramite tecnologia FDM (Modellazione a deposizione fusa) come il PEEK e il PEI (PolyEterlmmide)", spiega Guicciardini. "In pratica possiamo avere pezzi finiti ad alta qualità a basso costo".

Il colosso statunitense per ora ha acquistato una Roboze One+400 per capire come la stampa del PEEK possa portare vantaggi nei settori industriali che presidiano. Si parla quindi di attività di Ricerca & Sviluppo in campo soprattutto aeronautico.

In base ai risultati di questo studio decideranno o meno di affidare la produzione di particolari al dispositivo Roboze. "Non parliamo più di prototipi funzionali ma pezzi finiti", sottolinea la responsabile della startup barese.

Il prezzo di una Roboze One+400 è inferiore ai 40mila euro, quindi neanche una grande cifra se si considera il segmento industriale. Roboze sembra comunque godere di una maggiore attenzione da parte delle aziende straniere. Le imprese italiane su questo fronte sono ancora un passo indietro, tranne qualche rara eccezione.

Roboze ha sede a Bari, vanta 15 dipendenti e un direttore commerciale che opera da Israele. L'obiettivo per il 2017 è di espandersi negli Stati Uniti, dove la richiesta di apparecchiature di questo tipo è in crescita.

"Siano nati il 17 marzo del 2015 e il team è formato da molti ingegneri del Politecnico di Bari e quello di Lecce", conclude Roboze. "Alcuni si stanno per laureare...".

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