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Google alla UE: finché esiste Apple non potete dirci niente

La Commissione Europea si prepara a colpire duramente Google, e quest'ultima affida la sua risposta a una lettera aperta. I toni sono determinati, e il messaggio è che non si può parlare di abuso di posizione dominante. L'esistenza di Apple e la varietà di opzioni garantiscono un mercato sano.

Google alla UE: finché esiste Apple non potete dirci niente

La Commissione Europea ritiene che Google stia abusando della propria posizione dominante, in particolare per quanto riguarda Android. Questo sistema operativo, com'è noto, ha una quota di mercato vicina al 90% in Italia, e superiore all'80% in Europa.

Google se ne starebbe approfittando, obbligando i produttori di smartphone a seguire certe politiche che le sono favorevoli. Più precisamente, aziende come Samsung, LG o Huawei, sono obbligate a installare e impostare come predefinite le app di Google, se desiderano vendere dispositivi dotati di Google Play e Google Play Services. L'azienda californiana forza anche l'installazione della sua barra di ricerca tra gli elementi predefiniti. L'elenco delle problematiche arriva anche il sistema di pagamento - una funzione che secondo molti sarà la prossima gallina dalle uova d'oro per le aziende del settore hi-tech.  

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La questione si trascina da almeno tre anni e trova riscontro anche in Russia e negli Stati Uniti, paesi dove le autorità stanno svolgendo indagini simili nei confronti di Google. Lo scorso aprile però la Commissione ha formalizzato gli addebiti contro Google, e il mese scorso si è saputo che il colosso californiano rischia una sanzione memorabile, sostenuta da un impianto probatorio di 150 pagine.   

Google ha affidato la propria risposta pubblica al vice presidente e consigliere generale Kent Walker, che già in passato ha affrontato le tensioni con le autorità antitrust di tutto il mondo.  Il punto chiave esposto in tale risposta è che non esiste un problema di concorrenza nel mondo mobile. Per dimostrarlo, secondo Walker, dovrebbe bastare la stessa esistenza di Apple, nonché le opinioni della gente comune e degli sviluppatori.

Il caso della Commissione è basato sull'idea che Android non competa con Apple. Non la vediamo così e crediamo che non la vedano così nemmeno Apple o i produttori di telefoni o gli sviluppatori. Neppure gli utenti. Infatti, l'89% di coloro che hanno risposto all'indagine di mercato avviata dalla Commissione ha confermato che Android e Apple sono in competizione tra loro. Ignorare la concorrenza con Apple significa non cogliere la caratteristica distintiva dell'attuale scenario competitivo degli smartphone.

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Il fatto è che, ricorda Walker, Android ha una base open source e questo porta con sé il problema della frammentazione. Google ritiene di dover agire per arginare il fenomeno, che può rivelarsi molto pericoloso e portare al fallimento del progetto. Ecco perché esistono le politiche di compatibilità e le relative linee guida. Ciò che chiede la Commissione invece peggiorerebbe il problema.

Gli sviluppatori ne sono preoccupati e i nostri concorrenti con piattaforme proprietarie (che non affrontano lo stesso rischio) ci criticano regolarmente per questo. La proposta della Commissione rischia di rendere la frammentazione ancora peggiore, danneggiando la piattaforma Android e la concorrenza tra dispositivi mobili.

Quanto all'installazione obbligatoria di applicazioni, Walker afferma che non esiste. In effetti è possibile vendere un telefono con la versione base di Android (AOSP) senza i servizi Google e con altre app scelte dal produttore. È quello che fa Xiaomi per esempio, e in generale ciò che fanno i produttori cinesi in patria.

Nessun produttore è obbligato a pre-installare alcuna app di Google su un telefono Android, ma offriamo ai produttori una suite di app in modo che quando acquistate un nuovo telefono possiate accedere a un insieme già noto di servizi di base

Ciò che Walker non dice è che se un'azienda vuole includere Google Play, il negozio di applicazioni, deve per forza inserire tutte le altre app Google, e metterle in bella evidenza rispetto alle altre. La giustificazione per la barra di ricerca sembra poi fantasiosa: a quanto pare Google deve integrarla forzatamente altrimenti dovrebbe farsela pagare. Non hanno voluto esporre i produttori a una scelta del tipo: pagare per la Google Bar o essere pagati da Microsoft per la Bing Bar? 

Aggiornamento: Google ci ha contatatti per specificare che l'inserimento delle applicazioni e della barra di ricerca aiuta a garantire un flusso di profitti dallo smartphone. Proprio tali profitti permettono a Google di fornire Android gratuitamente. Google sottolinea anche che le applicazioni di defaltu si possono disabilitare, mentre produttori e operatori ne possono installare di alternative.  

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Infine vale la pena di rilevare una coincidenza curiosa: oggi sui giornali sono comparsi annunci di Google che promuovono Android, e qualcuno potrebbe aver pensato che le due cose siano in qualche modo legate tra loro. Lo abbiamo domandato ai rappresentanti di Google, che lo hanno negato senza esitazioni.

Gli annunci sui giornali riguardano un'altra iniziativa, che si chiama Android Factory 4.0 e che serve a individuare, sostenere ed evidenziare l'eccellenza italiana che vuole crescere con la tecnologia. Esiste un sito dove proporsi come candidati e la posizione ufficiale di Google è chiara: non c'è alcuna sovrapposizione con la possibile procedura antitrust.

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