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Il Governo ha 240 siti web: 13 anni di sprechi online

240 siti fanno riferimento al Governo, dipartimenti e Ministeri ma secondo Il Sole 24 Ore il 25% è praticamente inattivo o inutile.

Il Governo ha 240 siti web: 13 anni di sprechi online

Il Governo si affida a 240 siti/indirizzi Web: molti inattivi, con contenuti clonati e probabilmente in alcuni casi di dubbia utilità. L'ha scoperto Il Sole 24 Ore analizzando con attenzione tutte le finestre online create dalle istituzioni governative nel periodo 2002-2015. 

Si parla di 154 indirizzi web con l'estensione gov.it registrati presso l'Agenzia per l'Italia digitale, di cui 64 inattivi e 87 tematici "richiamati tramite link diretti sui portali istituzionali". Il titolari, come ha scoperto il noto quotidiano economico, sarebbero la presidenza del Consiglio, i dipartimenti correlati e i ministeri.

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È come se mai nessuno si fosse preso la briga di fare ordine ed eliminare i rami secchi: a spanne si parla di un 25%. "Un esempio per tutti: una decina di domini web si sono alternati nel corso degli anni per comunicare lo stato di avanzamento delle riforme", scrive Il Sole 24 Ore. "Risale al giugno 2005, sotto il terzo governo Berlusconi, la registrazione di attuazioneprogramma.gov.it (non più attivo). Sempre la sua presidenza, ma nella legislatura successiva, ha battezzato il quasi omonimo attuazione.gov.it". 

Dopodichè per lo stesso scopo si è passati a programmazioneconomica.gov.it, poi programmagoverno.gov.it, riformeistituzionali.gov.it, attuazioneriforme.gov.it, riforme.gov.it, e così via. L'anno scorso è arrivato poi passodopopasso.italia.it per  volere del premier Renzi.

Stessa sorte per Verybello.it, che dovrebbe promuovere gli eventi culturali di Expo 2015. Avremmo potuto usare spettacolodalvivo.beniculturali.it o culturaitalia.it, oppure ancora italia.it.

Anche ipotizzando una spesa per qualsiasi progetto di soli 35mila (quanto speso per verybello secondo Mibact) la cifra finale sarebbe altissima. Che dire poi della probabile "manutenzione" o contratti di "gestione"?

Secondo Emilio Simonetti, dirigente del servizio web della Funzione pubblica la legge prevederebbe per l'Agid la responsabilità del monitoraggio. "La vita di questi portali, però, non è sottoposta a controlli molto efficaci", ha dichiarato l'esperto. Inoltre dovrebbero essere rispettati tutta una serie di requisiti minimi legati all'accessibilità, qualità e funzionamento. Dovrebbero.

Ora lo sanno; che facciano pulizia.

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