Tom's Hardware Italia
CPU

Adobe potrebbe iniziare a progettarsi i microprocessori

Adobe sta considerando l'idea di iniziare a progettare microprocessori su licenza ARM o commissionarli ad altre realtà. L'obiettivo è avere un'infrastruttura sempre più evoluta pronta a sostenere i carichi del futuro, come l'intelligenza artificiale.

Secondo Axios, un’altra azienda potrebbe iniziare a progettare processori in proprio. Di chi stiamo parlando? Di Adobe, meglio conosciuta come “quella che fa Photoshop” – a dire il vero, molto altro.

Stando a quanto riportato, Intel dovrebbe iniziare a preoccuparsi. Dopo Apple, Google, Amazon e molti altri, un numero sempre più folto di aziende pensa di crearsi in casa l’hardware di cui ha bisogno per ottenere maggiori prestazioni in specifiche operazioni e controllare più da vicino i costi.

Si tratta al momento solo di un’idea, ma il direttore tecnologico di Adobe, Abhay Parasnis, ha posto il tema ai suoi colleghi, sottolineando i grandi miglioramenti ottenibili con chip progettati ad hoc per specifici compiti. “Dovremmo diventare licenziatari ARM? Non ho la risposta, ma è qualcosa a cui dobbiamo prestare attenzione“.

In seguito Parasnis ha parlato con il reporter di Axios, spiegando che ci sono diversi modi in cui Adobe potrebbe avvicinarsi al mondo dei chip. “ARM offre un modello per un’azienda di software di portare la sua tecnologia molto più vicina al silicio”, ha spiegato, affermando che Adobe potrebbe fare tutto questo anche senza creare letteralmente i chip, ma collaborando con un progettista esistente.

Adobe non ha datacenter propri, quindi ciò significa che potrebbe lavorare insieme ai partner del settore cloud come Amazon e Microsoft qualora volesse avere un “qualcosa in più” dai processori rispetto a quanto Intel (e per estensione AMD) possono offrirle.

Parasnis ha spiegato ai suoi colleghi che l’azienda deve prepararsi a un mondo con hardware incredibilmente più potente e deve farlo alla svelta. “Dobbiamo ripesare i nostri prodotti simbolo. Se non lo facciamo, qualcun altro lo farà”, ha dichiarato. Per questo motivo il dirigente sta spingendo molto sul campo dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di portare 100 nuovi modelli di machine learning sulla piattaforma Sensei entro l’anno.

Adobe, a suo dire, non ha bisogno di mettere a punto una AI generica che si possa usare anche per le auto a guida autonoma, ma deve sviluppare competenze approfondite in alcune aree. Per questo ha sollecitato la creazione di strumenti che vadano oltre i PC e gli smartphone, evidenziando opportunità sia nei dispositivi a comando vocale che negli ambienti immersivi AR e VR.

Parasnis ritiene che per fare tutto questo l’infrastruttura di Adobe dovrà essere ottimizzata e centrale. E così ecco spuntare l’idea (per ora solo abbozzata) di realizzare, o commissionare, CPU personalizzate basate su architettura ARM da inserire nei datacenter su cui sono ospitati i propri servizi.