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AMD analizza un anno di ricerca contro il Covid-19

L’impegno di AMD nella ricerca contro il Covid-19 e la Sars-Cov-2 è stato da subito importante: oltre a tutelare immediatamente la salute dei suoi dipendenti, adottando prontamente misure anticontagio e assicurando di poter lavorare in modalità cd. “smart”, AMD dal 15 aprile 2020 si è impegnata direttamente nel consorzioCOVID-19 High Performance Computing“, un’associazione di volontari che unisce enti pubblici e privati nella donazione di risorse computazionali agli istituti di ricerca che necessitano di grandi capacità di calcolo per l’analisi e l’elaborazione dei dati relativi al nuovo coronavirus. Dopo aver attivato un fondo di 15 milioni di dollari, l’azienda nei mesi scorsi è arrivata a condividere le capacità di calcolo delle nuove generazioni di CPU AMD Epyc e GPU Radeon Instict, non ancora messe in commercio.

A distanza di un anno dall’inizio di questa sfida Alan Lee, direttore di AMD Research e capo del dipartimento Extreme-Scale Computing Technology, ha condiviso su LinkedIn alcune riflessioni in merito al lavoro svolto finora. Il post si intitola “Un anno di impatto: il fondo AMD COVID-19 HPC” e si apre con queste parole: “La scorsa primavera, il mondo stava ancora facendo i conti con la portata e la gravità della COVID-19. Riconoscendo la gravità del problema, la dott.ssa Lisa Su, il nostro CEO, ci ha instradato per sfruttare l’esperienza di AMD nel calcolo ad alte prestazioni (HPC) sostenendo stimati laboratori e istituzioni in tutto il mondo per trovare delle soluzioni”.

“Sapevamo che i ricercatori […] avrebbero dovuto affrontare due grandi sfide, in cui AMD poteva essere d’aiuto. In primo luogo, sarebbero state necessarie competenze multidisciplinari ed eterogenee per sviluppare soluzioni a un problema così grande e la collaborazione su un progetto così ampio può essere complessa e difficile. In secondo luogo, le diverse tipologie di ricerca possono richiedere calcoli profondamente differenti. […] È qui che sono entrate in gioco le tecnologie eclettiche e modulari di AMD”.

“Abbiamo CPU e GPU […] che possono essere impiegate per problemi che spaziano dalla modellazione tradizionale, all’analisi avanzata dei dati, all’apprendimento automatico e alla visualizzazione ad alta risoluzione. Inoltre il nostro impegno per adottare soluzioni open-source facilita gli ambienti collaborativi. […] Un anno dopo, mentre rifletto sui progressi che sono stati fatti, sono orgoglioso che l’AMD COVID-19 HPC Fund abbia sostenuto una diversità di sperimentazioni per il bene pubblico”.

“Il fondo, che è cresciuto fino a 20 milioni di dollari […], sta permettendo agli istituti di ricerca di sette paesi di fornire preziose informazioni sia alle comunità locali che globale. Con 12 petaflop di capacità totale di supercomputing assegnati, la capacità di calcolo combinata donata attraverso il Fondo è tra i supercomputer più veloci del mondo”. I progetti di ricerca sostenuti da AMD spaziano dalla modellazione evolutiva del virus COVID-19, alla comprensione del meccanismo di attivazione della proteina spike del virus che si verifica prima della prima interazione tra il virus e la cellula umana, fino alle simulazioni di fluidodinamica su larga scala dei droplet mentre viaggiano nell’aria.

L’elevata capacità di elaborazione condivisa ha aiutato le istituzioni e gli scienziati a risolvere problemi irrisolvibili, ad accelerare le tempistiche nell’analisi e nella ricerca e a comprendere i dati più approfonditamente. Ciò ha favorito le scoperte relative alla genomica, allo sviluppo dei vaccini, alla trasmissione del contagio e, secondo Lee, costituisce un bagaglio che costituisce “un approccio utile non solo contro il COVID-19, ma per affrontare le future minacce alla salute globale”.

Il post si conclude con un’interessante annuncio del ricercatore: “AMD sta organizzando un forum di ricerca e dei concorsi per stimolare la collaborazione, promuovere l’innovazione e sviluppare soluzioni per risolvere questa pandemia e trovare nuovi modi per applicare il calcolo ad alte prestazioni per la prevenzione delle eventuali future crisi sanitarie globali”. Lo spirito che anima questo attivismo è l’idea che “sfruttando la potenza del calcolo per coadiuvare alcune delle menti più brillanti della scienza, possiamo salvare vite umane“.

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