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CPU

AMD aveva ragione: i benchmark favorirono i Pentium 4

Intel chiude una class action decennale con i consumatori: 15 dollari a chi aveva comprato un PC con CPU Pentium 4 di prima generazione credendo che fosse più veloce di un Athlon.

Intel ha deciso di chiudere una class action decennale, pagando 15 dollari ad alcuni degli utenti che fra novembre 2000 e giugno 2002 comprarono un Pentium 4 di prima generazione (Willamette) invece che un AMD Athlon, perché dai benchmark risultava più veloce. AMD denunciò che i test non erano così indipendenti come avrebbero dovuto essere, e alcuni consumatori statunitensi si unirono in una class action chiedendo a Intel e HP un risarcimento danni perché "Intel aveva sfruttato le sue enormi risorse e la sua influenza nel settore informatico per falsare le prestazioni dei Pentium 4".

I più giovani non ricorderanno la vicenda, ma ai tempi ci fu un lungo e contrastato braccio di ferro fra AMD e Intel in cui furono tirati in ballo i laboratori e le redazioni di test di tutto il mondo. Si usavano esclusivamente i benchmark sintetici per valutare le prestazioni dei processori, e il risultato era sempre che i Pentium 4 erano più veloci degli Athlon.

AMD protestava, la responsabile delle comunicazioni con la stampa Anna Carzana ci chiamava ripetutamente per denunciare che i benchmark erano stati studiati appositamente per favorire il processore Intel e chiedendo di usare test empirici – come per esempio i filtri di Photoshop – per le valutazioni. Non è che i punteggi finali venivano falsati, ma – come spiegava Carzana ai tempi – i benchmark si basavano su operazioni in cui i Pentium andavano meglio, evitando quelle in cui gli Athlon avrebbero primeggiato. Alla fine il punteggio era calcolato correttamente, ma non era necessariamente veritiero.

Il problema è che allora le gare d'appalto e le decisioni di molti consumatori privati si basavano esclusivamente sui benchmark sintetici, che in quanto di "terze parti indipendenti" venivano automaticamente ritenuti corretti oltre ogni ragionevole dubbio.

Il dubbio su quale fosse la verità è sempre rimasto, soprattutto dopo che con anni di battaglie legali AMD è riuscita a provare che aveva ragione nel dire che Intel ostacolava scorrettamente la concorrenza. Adesso Intel intende chiudere la questione, patteggiando un rimborso per tutti coloro che si erano uniti alla causa.

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AMD ci ha inviato un commento al riguardo, in cui sottolinea che "da sempre AMD crede nel valore di un mercato aperto alla concorrenza, fattore chiave per innovare. Crediamo che i benchmark per PC debbano essere realistici ed in grado di misurare gli effettivi carichi di lavoro secondo standard aperti e trasparenti. Nel giugno 2011 AMD decise di lasciare il consorzio BAPCo, perché nonostante il nostro impegno ritenemmo che benchmark quali Sysmark e MobileMark non riflettessero tali principi con risultati forvianti per i consumatori e l'industria".

La cifra con cui si chiude la class action dei consumatori è simbolica, 15 dollari a testa ciascuno, e con 15 anni di ritardo ormai vale per quello che vale. Più importante è quello che c'è dietro: come sarebbero cambiate le cose se 15 anni fa il mondo avesse saputo che gli Athlon erano più veloci?