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AMD Bulldozer, oltre 500 MHz di Turbo per i server

I processori AMD per server basati su architettura Bulldozer supporteranno una versione più efficace della tecnologia Turbo CORE. Le future soluzioni dell’azienda, oggi riconducibili al marchio Opteron, potranno aumentare la propria frequenza di lavoro monitorando, istante per istante, i consumi.

Il Turbo CORE è una tecnologia che abbiamo già incontrato, nella sua prima incarnazione, nel settore desktop con le CPU Phenom II X6 core Thuban (AMD Turbo CORE e Intel Turbo Boost, qual è migliore?). Si avvantaggia del fatto che i processori hanno una frequenza nominale che non è mai quella più elevata possibile. Ogni CPU ha il proprio TDP ma difficilmente lo raggiunge con la stragrande maggioranza dei carichi di lavoro, lasciando spazio a tecnologie che consentono di aumentare ulteriormente le prestazioni. Il Turbo CORE si occupa proprio di fare questo.

La nuova incarnazione del Turbo CORE – implementata anche sulle CPU Zambezi per PC desktop – consentirà d’incrementare di 500 MHz la frequenza quanto tutti i core sono attivi. Ciò significa che persino con 16 core attivi impegnati con carichi di lavoro di tipo server, tutte le unità di calcolo potranno incrementare allo stesso tempo la propria frequenza.

Come lavora il Turbo CORE Рla scala non ̬ indicativa

Il nuovo Turbo CORE permette persino di andare oltre i 500 MHz quando è attiva la metà dei core. L’azienda non ha offerto un dato preciso – questo dettaglio sarà probabilmente discusso alla presentazione ufficiale delle CPU. “Il Turbo CORE è deterministico, governato dal consumo, non dalla temperatura come le soluzioni concorrenti. Ciò significa che persino in ambienti molto caldi potrete avvantaggiarvi, se lo desidererete, del margine disponibile. Ciò garantisce una frequenza massima dipendente dal carico di lavoro, e per questo più consistente e ripetibile”, ha affermato AMD.

Il Turbo CORE è, grossomodo, l’opposto della tecnologia AMD PowerNow. Anziché osservare i modelli d’uso e ridurre il numero dei core usati per contenere i consumi, il Turbo CORE controlla i consumi per capire se può aumentare le frequenze quando necessario.

Come potete vedere nel grafico, nei periodi di normale attività il processore fluttuerà tra la frequenza minima e quella base grazie all’uso del driver AMD PowerNow supportato dai sistemi operativi più recenti. La fluttuazione avviene in quella che si può definire “zona standard” – la gamma operativa normale. Tuttavia se il carico di lavoro diventa improvvisamente molto più elevato, il processore passa nella “zona boost” – terreno in cui entra in gioco il Turbo CORE, che si occupa di aumentare le frequenze per massimizzare le prestazioni.

Il diagramma mostra la rappresentazione tipica di come un server potrebbe usare la tecnologia Turbo CORE insieme alla gestione degli stati P grazie alla tecnologia PowerNow!

“Naturalmente il consumo cresce con la frequenza, ma la cosa più importante da ricordare è che questa è una tecnologia variabile, che aumenta la frequenza basandosi sulla richiesta complessiva di un’applicazione. Il sistema lavora alla frequenza standard a meno che un’applicazione non richieda maggiori prestazioni”, ha dichiarato l’azienda.

Secondo quanto dichiarato da John Fruehe, direttore marketing per i prodotti server, embedded e FireStream di AMD, i processori server saranno pubblicizzati sia con la frequenza base che con quella massima. Quella base rifletterà la frequenza standard, quella massima si riferirà allo stato Turbo CORE più elevato.