Storage

Asus ROG Arion | Recensione

Il mercato delle memorie sta cambiando: merito soprattutto dell’annuncio dello standard NVMe nei primi anni 10 e della sua affermazione nel settore consumer durante tutta la seconda metà dell’ultimo decennio, con la nascita di unità d’archiviazione sempre più compatte, veloci e prestanti.

L’ultimo step evolutivo lo abbiamo visto nel 2019 con l’arrivo del nuovo standard PCI-E 4.0 e relativi SSD Gen 4.

Pian piano la presenza di questi dischi ultra-veloci sul mercato sta aumentando, diventando sempre più uno “standard”. Grazie anche al continuo rinnovamento delle interfacce di trasferimento, stiamo vedendo diffondersi sempre più anche l’utilizzo portatile di queste unità di memoria.

Niente di nuovo, ci siamo passati con tutti grandi metodi di storage, dai primi box dedicati ai dischi meccanici (grossi, lenti, per niente trasportabili e con necessità di essere alimentati), per passare poi alle enclosure più compatte e Plug&Play per SSD.

Insomma, da qualche anno stiamo imparando a conoscere anche prodotti di questo genere dedicati ai nostri super-dischi NVMe e, come spesso accade, il mercato è letteralmente inondato di modelli delle più varie forme e dimensioni.

Asus ROG Arion

Tra simil chiavette, single-bay, dual-bay e chi più ne ha più ne metta, anche Asus ha la sua soluzione dedicata ai dischi NVMe: Asus ROG Arion.

Trattandosi di un prodotto Republic of Gamers, non poteva mancare un design futuristico e accattivante. La struttura misura circa il doppio in larghezza rispetto al disco M.2 che può contenere, ed è realizzata quasi interamente in alluminio, fatta eccezione unicamente per gli inserti in plastica trasparente in corrispondenza dei LED (sì, ci sono anche gli RGB).

A interrompere il design troviamo solamente la porta USB 3.2 Gen2 tipo C, il piccolo foro per sbloccare il vano del disco e le due fessure ai lati corti, una delle quali è predisposta per un gancio (presente nella confezione) che lo rende ancora più pratico da trasportare e agganciare ad esempio a uno zaino.

Tramite una banalissima graffetta, come quelle utilizzate per il vano SIM degli smartphone, possiamo sbloccare un pannellino che da accesso all’interno del case. La compatibilità con dischi M.2 copre le principali lunghezze standard, dal 2230 al 2280, e l’intero chassis è realizzato per fungere da corpo dissipante e tenere sotto controllo le temperature del SSD che monteremo al suo interno.

Tutto questo anche grazie ai pad termici presenti lungo la superficie del pannello removibile, che andranno direttamente a contatto con il disco e con la circuiteria presente all’interno.

Una delle peculiarità più interessanti di Arion è la semplicità nel montaggio e sostituzione del disco, per cui bastano un cacciavite e la piccola graffetta: aperto il case dovremo avvitare l’SSD al perno, richiudere tutto e il gioco è fatto.

Asus ROG Arion costa circa 65 Euro, un prezzo decisamente più alto della media che tiene sicuramente conto dello studio estetico e funzionale del design, oltre che delle mere specifiche tecniche.

In confezione inoltre sono presenti anche due cavi (Type-C to Type-C e Type-A to Type-C), un bumper di protezione per il case, un piccolo gancio e la graffetta per l’apertura del pannello.

Infine la caratteristica più importante in assoluto e che aumenta di un buon 50% le prestazioni dei dischi montati all’interno del Asus ROG Arion… i LED RGB!

Scherzi a parte, il design già molto accattivante di questo case include anche gli effetti di illuminazione Asus Aura Sync in corrispondenza del logo ROG e dell’inserto in plastica presente nella fessura opposta al lato della porta USB-C.

Inutile dire che l’inserimento dei LED rende questo Arion estremamente riconoscibile e unico nel suo genere (caratteristica che, siamo sicuri, piacerà a molti), facendo però lievitare il prezzo rispetto alla concorrenza (caratteristica a sua volte che, siamo sicuri, non piacerà a molti).

Prestazioni

Parlando poi di prestazioni, tramite l’interfaccia USB 3.2 Gen2 si possono raggiungere velocità di trasferimento fino ai 10 Gbps (anche se la variabile fondamentale è chiaramente la velocità del disco che installeremo nel nostro Arion).

Di seguito potete vedere alcuni test eseguiti usando un Samsung 960 EVO da 500 GB (PCIe Gen 3), un Sabrent Rocket NVMe 4.0 sempre da 500 GB (Gen 4) e un Samsung 970 EVO Plus da 250 GB. Per farli ho utilizzato Crystal Mark e due enclosure, da una parte il nostro ROG Arion e, come alternativa, uno dei case di pari livello che utilizzo abitualmente.

Come vedete, tutti i dischi soffrono il limite imposto dallo standard USB, in particolar modo l’SSD Sabrent. Tra i due case testati non c’è molta differenza in termini di prestazioni nel test di Crystal Disk Mark, quello che cambia chiaramente è la gestione delle temperature. Nel momento in cui trasferiamo grandi quantità di dati per un tempo prolungato, i dischi M.2 tendono a scaldarsi molto più velocemente rispetto a un classico SATA, per questo motivo la dissipazione è importante per utilizzarli al meglio.

Qui l’Arion si comporta decisamente meglio rispetto agli altri prodotti, evitando di incappare in rallentamenti dovuti al throttling.

Conclusioni

Spesso ho necessità di spostare backup di giochi o grandi file video, effettuare clonazioni di interi sistemi operativi tra dischi NVMe o semplicemente portarmi avanti e indietro materiale/programmi necessari all’editing foto/video. Ormai ho la mia collezione personale di dischi M.2 e avere a disposizione un sistema comodo e veloce come questo per me è diventato fondamentale.

Asus ROG Arion non è il primo case per SSD NVMe che ho avuto modo di provare negli ultimi anni e tutt’ora lo uso insieme ad un altro paio di enclosure, ma è certamente di tutt’altro livello rispetto queste.

Non mi riferisco solo al design peculiare o alla velocità di trasferimento che, come avete visto, non è un problema anche su altri prodotti simili, ma anche e soprattutto alla qualità costruttiva della scocca e dei pad termici pre-applicati, oltre alla semplicità di montaggio dei dischi. Gestendo decisamente meglio le temperature, non mi crea problemi nei trasferimenti più lunghi (come quelli che citavo poco fa), facendomi risparmiare un sacco di tempo in questi frangenti.

La regola de “anche l’occhio vuole la sua parte” applicata ad un case per dischi M.2 personalmente la trovo abbastanza futile, anche se devo ammettere che si tratta sicuramente del miglior case di questo tipo in quanto a estetica (non che ci sia gran competizione da quel punto di vista).

Infine parliamo del prezzo, unico vero neo di questo prodotto. Sicuramente 65 Euro per un adattatore M.2 (disco non incluso), seppur bello e fresco, non sono pochi. La maggior parte degli utenti interessati a queste soluzioni probabilmente non lo prenderà nemmeno in considerazione e opterà per soluzioni più economiche, ma chi cerca il meglio e non vuole rischiare problemi di throttling termico troverà in Arion il compagno ideale.

In questo caso io posso solamente darvi la mia esperienza personale dicendo che, per utilizzi specifici come quelli citati durante tutto l’articolo, la migliore gestione delle temperature può certamente fare la differenza. Per chiunque invece voglia semplicemente dotarsi di una “chiavetta molto molto veloce”, probabilmente la soluzione migliore è puntare su modelli più a buon mercato.

In chiusura vi segnaliamo inoltre che su Drako.it è disponibile un bundle con un disco Corsair MP510 da 480 GB a 139,9 Euro, potete darci un’occhiata a questo link.