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Banzi fa chiarezza su Arduino: l’hardware è solo merce

Massimo Banzi spiega che cosa sta succedendo al progetto Arduino e la querelle legale con Arduino srl.

Massimo Banzi si è deciso finalmente a spiegare cosa sta accadendo in Arduino. Sulle pagine di "Che futuro!" firma un lungo articolo che fa chiarezza sui fatti degli ultimi mesi. Per chi si fosse perso le puntate precedenti è bene sapere che a febbraio Federico Musto si è presentato alla stampa come il nuovo amministratore delegato di Arduino srl. Dopo 24 ore si è scatenato il putiferio anche perché è risaputo che il patron del progetto è Banzi.

arduino originale
Arduino

Oggi il papà della piattaforma hardware e software italiana più diffusa nel mondo dei maker e della robotica, spiega che la confusione si deve a una querelle legale iniziata l'anno scorso. Banzi, David Cuartielles, David Mellis, Tom Igoe e Gianluca Martino nel 2005 hanno dato vita al progetto e poco dopo a una società proprietaria dei marchi dedicata all'attività economica.

"I costruttori avrebbero costruito le schede e Arduino avrebbe ottenuto una royalty da loro, come in molte altre aziende, per esempio nel mondo della moda", scrive Banzi.

"Era l'aprile del 2008 quando fondammo la Arduino LLC, e lo statuto della società stabiliva che ciascuno dei cinque fondatori trasferiva all'azienda ogni diritto di proprietà del marchio. Alla fine di quell'anno, quando stavamo per registrare il marchio Arduino negli Stati Uniti e in tutto il mondo, senza alcun preavviso e senza che noi soci sapessimo qualcosa, Smart Projects (l'azienda di Gianluca Martino, il nostro principale produttore di schede) registrava in Italia a nostra insaputa il marchio Arduino, tenendo nascosta la cosa per quasi due anni".

Il confronto con Martino pare non aver prodotto l'accordo sperato. L'idea era di estendere il marchio Arduino – registrato negli Stati Uniti – in tutto il mondo ma la registrazione italiana si poneva come un limite. Ad ogni modo gli introiti delle royalties continuavano ad arrivare, ma Martino sembrava opporsi alla possibilità di coinvolgere altri produttori o investitori.

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Massimo Banzi

"Lo scorso luglio, dopo un altro giro di colloqui, vista la crescente richiesta di liquidità, siamo stati costretti a chiedere ai nostri avvocati di diffidare formalmente Gianluca e la sua società e chiedere la restituzione del marchio", continua Banzi.

"Quando credi di parlare con un amico di sempre è difficile affrontare situazioni come queste. È triste e straziante, soprattutto per me aver trascorso molti anni a parlare con questa persona ogni giorno per ore al telefono o di persona per rendere Arduino quello che è".

La reazione di Smart Projects è stata inaspettata: un anno fa ha chiuso i rubinetti delle royalties. "Quindi, se le persone hanno acquistato una scheda Arduino fatta in Italia negli ultimi anni credendo di sostenere il progetto dovrebbero sapere che non abbiamo ricevuto nulla, nonostante il fatto che siamo stati noi ad aver progettato, documentato, mantenuto e sostenuto tali prodotti. (Per la cronaca, gli altri produttori sono ancora al nostro fianco)", sottolinea il patron di Arduino.

Dopodiché la situazione peggiora, a novembre 2014 SmartProjects nomina Federico Musto come AD e cambia nome in Arduino srl. Viene inaugurato un sito che ricorda molto l'originale, il marchio delle schede mostra il nuovo URL, nella descrizione del sito scompaiono pure i fondatori.

"Ora le cose sono nelle mani di avvocati su entrambi i lati dell'Atlantico e non posso andare troppo nei dettagli", conclude Banzi. "'It's business', si dice. La pensiamo così anche noi, nonostante tutto. Per fortuna, tre anni fa ho cominciato a espandere i modi in cui Arduino si sostiene: lavorando con le grandi aziende per fornire loro consigli su come costruire per la comunità maker, partecipando a progetti di ricerca internazionali, avviando uno store online di grande successo. Questo ci ha permesso di crescere indipendentemente dalle vendite delle schede".

Il papà di Arduino è convinto che i modelli di business devono evolvere verso i servizi, le piattaforme cloud, l’istruzione, i makers. L'hardware appare sempre più "merce".

"Ci dispiace che queste beghe siano state rese pubbliche, con l'intento di confondere la comunità, ma continuiamo a innovare e vogliamo continuare a spingere i confini di hardware aperto. Come abbiamo fatto in questi 10 anni".

Ricapitolando il sito ufficiale del progetto storico è Arduino.cc.