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Blockchain e cibo, la tecnologia di Bitcoin te la mangi

L'acronimo HACCP sta per "Hazard analysis and critical control points", come qualcuno forse ricorderà da un film di Checco Zalone. Si tratta di un protocollo di azioni imposto a ristoranti, pizzerie, aziende agricole, macellerie e in genere chiunque abbia a che fare con del cibo. Un protocollo che serve a garantire l'integrità del prodotto in ogni parte della filiera e soprattutto a controllare che non sia pericoloso. Recepito in Italia da una direttiva europea nel '97, il protocollo HACCP ha reso molto più sicuri i cibi sulla nostra tavola.

Esiste un equivalente anche nelle aree al di fuori dell'EU? Sfortunatamente la risposta è negativa. Crisi sanitarie dovute alla cattiva conservazione di cibi freschi, al mancato rispetto di protocolli internazionali per il suo trasporto, ed allo spargersi di epidemie di origine batterica o virale sono sfortunatamente fatti di cronaca.  L'ultimo rilevante episodio di questo tipo si è verificato la scorsa estate a causa di un'epidemia da Salmonella, batterio estremamente pericoloso trasportato da partite di Papaya provenienti dal Messico. Le autorità hanno fatto ritirare il prodotto

Blockchain a tavola

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Immagine: IBM

A partire dall'ottobre 2016 Walmart, gigante della GDO da 100 milioni di clienti alla settimana, ha avviato una partnership con IBM per rendere tracciabili i prodotti a partire da ogni singolo punto della filiera produttiva, proprio attraverso la tecnologia Blockchain. Un accordo che riguarda anche altre grandi aziende, inclusi colossi come Unilever e Nestlé. Questo grazie alla IBM Blockchain Platform, uno dei prodotti più recenti proposti dal colosso già noto come Big Blue.

I dettagli del sistema non sono stati diffusi pubblicamente, ma con ogni probabilità il prodotto viene per così dire "tokenizzato", cioè associato a un token digitale all'interno della blockchain. Ogni passaggio nella filiera, dunque, viene registrato dalla blockchain proprio come avviene con le transazioni in criptovalute.

Tornando all'esempio precedente, se ogni Papaya fosse stata tokenizzata, gli inquirenti avrebbero potuto agevolmente consultare la Blockchain e risalire istantaneamente al luogo di produzione di ogni frutto infettato.

IBM sta svolgendo esperimenti in tutto il mondo con partner di alto livello, ma ci sono anche altri casi. I giapponesi, per esempio, ci tengono molto alla qualità e alla tracciabilità del cibo. Questo include anche la cacciagione, e per questo il ministero dell'ambiente ha messo al vaglio la possibilità di avvalersi di Minjin, una Blockchain giapponese, per tracciare la provenienza, il prezzo, data di abbattimento e singolo punto di transizione di ogni partita di selvaggina. Tali informazioni, come abbiamo ormai imparato nel corso di questa serie di articoli, sono infatti immutabili e consultabili da chiunque ne abbia interesse.

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Immagine: Cointelegraph

Oltre ad essere infinitamente più veloce, tale metodologia di tracciamento costerebbe anche pochissimo. Le Blockchain infatti tipicamente richiedono un esborso monetario solo qualora venga aggiunto un nuovo blocco alla catena, un'operazione di "Write", insomma. Ma le operazioni in lettura sono tipicamente gratis.

La tecnologia non è mai stata così succulenta!