Storage

Come si recuperano i dati da un SSD danneggiato

La sigla SSD sta per Solid State Drive, tradotto a volte con unità a stato solido o anche drive a stato solido. Si tratta di supporti per salvare i dati che stanno lentamente sostituendo gli hard disk. Rispetto a questi ultimi costano un po' di più, in termini di costo per gigabyte, ma sono nettamente più veloci.

Le prestazioni maggiori sono infatti ciò che rende gli SSD più interessanti per i consumatori. Molti tuttavia li preferiscono anche perché si tende a pensare che gli SSD siano più resistenti; questo perché rispetto a un hard disk non ci sono parti in movimento, e di fatto non può verificarsi un problema come l'head crash, quando la testina dell'hard disk va ad impattare e quindi a graffiare la superficie del disco. Se un hard disk cade mentre è acceso probabilmente si romperà, mentre con un SSD il rischio è marginale.

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I tecnici di Kroll Ontrack ci hanno tuttavia rivelato che gli SSD si rompono più o meno con la stessa frequenza degli hard disk. Se ne vedono meno nei loro laboratori, ma solo perché sono meno diffusi. Quando ne arriva uno danneggiato l'approccio è in parte simile a quello che abbiamo visto per gli hard disk.

La prima cosa da fare, infatti, è collegare il drive a un computer e cercare di farne una copia 1:1, altrimenti detta immagine. Questa copia poi sarà salvata sui server di Kroll Ontrack e tecnici specializzati cercheranno di procedere al recupero dati. Spesso però non è possibile acquisire l'immagine perchè bisogna prima procedere a un intervento fisico sul drive. In questa ipotesi – alquanto frequente – la lavorazione risulta più complessa rispetto al classico disco magnetico.

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Se succede bisogna aprire il l'unità SSD e procedere alla riparazione. Per capire l'intervento dei tecnici è opportuno aprire una piccola parentesi su com'è fatto un SSD. Dentro a questi piccoli oggetti ci sono un buon numero di chip di memoria flash, organizzati con un sistema che più o meno ricorda un RAID. I dati sono gestiti tramite un elemento chiave detto controller. Su un tipico SSD, per esempio, avremo 16 chip di memoria e un controller.

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Il controller riceve i dati dal PC e li distribuisce sui vari chip di memoria -le operazioni parallele assicurano maggiore velocità – oltre ad applicare, in alcuni casi, anche una crittografia delle informazioni. Il controller quindi conserva una "mappa" dei dati, necessaria per leggerli.

Il controller di un SSD è quindi particolarmente importante, poichè è anche il punto centrale del problema nella stragrande maggioranza dei casi – ci ha detto un tecnico Kroll Ontrack. Spesso e volentieri l'SSD si danneggia per una sovratensione – uno sbalzo di corrente o un fulmine per esempio. I dati sono ancora sui chip di memoria flash, ma a causa del danneggiamento del controller manca la mappa per leggerli e di fatto sono inutilizzabili.

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Se invece è il controller stesso a essere danneggiato – magari perché la sovratensione ha provocato un guasto alle componenti interne – allora le cose sono più complicate.

Il controller di un SSD è la parte che assorbe la maggior quantità di corrente ed è il componente che scalda di più, proprio per questo motivo.

Non è possibile sostituire il controller di un SSD. A volte è possibile rimuoverlo, ma dipende da com'è installato – ed è sempre rischioso. Comunque non servirebbe togliere il controller vecchio e metterne uno nuovo identico; questo perché le operazioni fatte sui dati sono uniche. Il nuovo controller "non saprebbe" cosa fare con i dati scritti da quello vecchio. A peggiorare le cose c'è il fatto che i dati vengono scritti sui vari chip in modo casuale, non sequenziale. Di fatto non c'è modo di sapere fisicamente dove sono le informazioni, perché manca la mappa dei dati. Mappa che non è recuperabile dal controller danneggiato.

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In alcuni casi è però possibile emulare il controller danneggiato. Si può fare con diversi modelli – non tutti. È un lavoro tremendamente complesso e non è detto che funzioni. L'emulazione funziona su alcuni controller, ma c'è una grandissima varietà di modelli in circolazione.

Per l'emulazione "Bisogna fare un reverse engineering" sul controller stesso, soprattutto se non sono disponibili informazioni specifiche sul modello. Kroll Ontrack ha un team di ricerca e sviluppo che realizza tool proprietari proprio per gestire queste problematiche, lavorando anche a contatto con gli stessi produttori. Per esempio, l'azienda ha sviluppato un software specifico per una serie di SSD Intel; una soluzione ammirevole ed efficace.

Non tutti gli SSD danneggiati sono uguali quando si tratta di recuperare i dati. Kroll Ontrack per gli SSD Intel detiene una specifica soluzione di lettura ma si possono ottenere ottimi risultati di recupero anche su altre tipologie di controller come ad esempio Samsung e Micron. E così via.

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A priori è difficile stabilire l'esito di un eventuale recupero dati da SSD tuttavia,  in caso di necessità, è importante sapere che vi è ancora la possibilità di poter tornare in possesso dei propri dati.