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Facebook indagata dalla UE per esperimenti illeciti

Sheryl Sandberg, direttore operative di Facebook, si è scusata personalmente per il vasto esperimento sociale svolto dall'azienda sui propri utenti.  "Era parte di una ricerca in corso, di quelle che le aziende fanno per testare diversi prodotti, ecco tutto", spiega la dirigente, che poi aggiunge "La comunicazione è stata scarsa".

Scuse doverose, in primo luogo perché i termini d'uso non si possono equiparare al consenso informato, e in secondo luogo perché Facebook ha modificato gli stessi termini solo in un secondo momento, rendendoli compatibili con la ricerca stessa.

Sheryl Sandberg

Le scuse tuttavia non basteranno a chiudere la questione, visto che tanto le autorità europee quanto quelle britanniche e quelle irlandesi hanno deciso di esaminare i fatti con attenzione. In base a ciò che emergerà si deciderà se procedere con un'indagine ed eventuali sanzioni. A rendere l'inchiesta particolarmente delicata è proprio l'autorità irlandese per la tutela della privacy, che ha giurisdizione sull'azienda fondata e diretta da Mark Zuckerberg.                   

La situazione è già piuttosto grave, ma a peggiorarla ci sono le dichiarazioni di Andrew Ledvina, uno scienziato che ha lavorato con Facebook sino a luglio 2013. Ebbene, questo ricercatore ha svelato al Wall Street Journal che "chiunque nel team poteva fare un test" come quello di cui si è parlato in questi giorni.

Nel 2010 per esempio furono manipolati i messaggi politici per 61 milioni di utenti, mentre nel 2012 furono in migliaia a trovarsi con l'account bloccato in un esperimento volto a migliorare la sicurezza. "Cercano continuamente di alterare il comportamento delle persone", spiega ancora Ledvina, anche con esperimenti meno invasivi di quello che ha sollevato il polverone odierno.