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IBM ha creato un processore quantistico da 50 qubit

IBM continua a lavorare sui computer quantistici e in particolare i processori. L'azienda ha annunciato due importanti novità a cui i clienti potranno accedere tramite l'offerta commerciale IBM Q. Il primo passo avanti riguarda l'integrazione nei sistemi di un processore con 20 qubit, un progresso rispetto ai 17 qubit precedenti.

"Ha un migliore design, connettività e packaging. I tempi di coerenza – il tempo disponibile per svolgere calcoli quantistici – sono i migliori con un valore medio di 90 microsecondi e permette un'elevata fedeltà delle operazioni quantistiche", ha affermato l'azienda.

ibm quantum 50 qubit

IBM ha anche avuto successo nel realizzare e testare un prototipo operativo di processore da 50 qubit con prestazioni simili alle soluzioni odierne. Questo nuovo processore sarà reso disponibile in futuro sempre tramite il servizio on-demand IBM Q. "I clienti avranno accesso online alla potenza di calcolo dei primi sistemi IBM Q entro fine anno con una serie di aggiornamenti programmati durante il 2018".

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Gli ultimi progressi sono il risultato di tre generazioni di sviluppo da quando IBM ha presentato il primo quantum computer funzionante accessibile via cloud nel maggio dello scorso anno. Gli scienziati IBM continueranno a lavorare per migliorare su più fronti: dalla qualità dei qubit alla connettività dei circuiti, fino al tasso di errore delle operazioni.

Allo stesso tempo si lavora anche alla parte software, con strumenti come il kit di sviluppo QISKit e anche materiale atto a formare la comunità scientifica e imprenditoriale. Tramite IBM Q oltre 600.000 utenti hanno già svolto oltre 1,7 milioni di esperimenti quantistici e generato oltre 35 pubblicazioni scientifiche. IBM non è l'unica a lavorare sui computer quantistici: tra i nomi più in luce troviamo Google, Intel e la startup Rigetti di San Francisco.

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Il quantum computing è una branca della tecnologia di difficile comprensione. Invece che basarsi su sistemi che interpretano 0 e 1 come stati "on" e "off", questi computer si basano sui qubit, che possono assumere il valore 0, quello 1 oppure entrambi nello stesso momento sfruttando fenomeni noti come entanglement e principio di sovrapposizione.

Aumentare il numero di qubit è solo una parte dell'evoluzione. Come spiegato da Dario Gil, IBM Research VP per AI e IBM Q, più sono i qubit con cui si ha a che fare, più sono complesse le interazioni tra loro. Se si hanno più qubit, ma c'è anche un elevato tasso di errore nella loro interazione, allora potrebbero non essere più potenti di una macchina con 5 qubit e un tasso di errore più basso. I ricercatori IBM sono riusciti a raggiungere il numero di qubit più alto mantenendo bassi tassi di errore. L'obiettivo finale è arrivare a un sistema universale tollerante agli errori che li risolve automaticamente e assicura un tempo di coerenza illimitato.


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