Periferiche di Rete

Il Tao della rete di produzione multimediale – Parte 1

Pagina 1: Il Tao della rete di produzione multimediale – Parte 1

Introduzione

Personalmente, sono cresciuto giocando col mondo delle reti, ho iniziato coi modem a 2400 baud e le reti Token Ring, a undici anni copiavo documenti dal formato cartaceo a quello elettronico per poi diffonderli attraverso la rete della sezione locale del partito democratico. Nel momento in cui diventai abbastanza grande da poter votare, pensai di aver già visto e fatto tutto …

… e ciò mi lasciò completamente impreparato il giorno in cui venni chiamato per creare una infrastruttura di rete per una società di post-produzione cinematografica.

Dicono che chiunque abbia a che fare con l’industria dell’intrattenimento prima o poi finisce a Hollywood; a me non è mai successo, quindi suppongo che tutti coloro che non lavorano nel campo, finiscano a Park-City, Utah, la città in cui si svolge il Sundance Film Festival. Ho lavorato a un progetto di post-produzione che finirà sul DVD di un B-Movie dell’orrore e di conseguenza, sono stato costretto a partecipare al debutto del film. Dato che non mi tiro mai indietro di fronte alla possibilità di guadagnare qualche soldo extra durante una vacanza, ho risposto ad un annuncio fatto da una delle numerose case di produzione che nascono ogni anno da queste parti.

Nonostante avessi poca esperienza nel campo delle reti multimediali di larga scala, ho ottenuto il lavoro facilmente, grazie anche al fatto che ogni altro specialista di reti della zona è già assunto dalle altre grandi compagnie che, avendo deciso da molto tempo di firmare un gran numero di contratti di distribuzione per film indipendenti, ora devono costruire le strutture necessarie alla promozione di questi film.

Sotto questo punto di vista posso annoverare già sei anni di esperienza professionale nel campo, lavorando su reti grandi quanto quelle del United Postal Service (UPS); mi è comunque bastato dare un’occhiata al posto di lavoro per capire che avrei avuto a che fare con qualcosa molto diverso da quello che conoscevo. L’edificio assomiglia incredibilmente a uno di quegli hangar dove si riparano aerei, vuoto e gigante, ma che il duro lavoro di qualche designer ha trasformato in una costruzione uscita dal film Studio 54… o forse da un numero di Rolling Stone Magazine del 1969.

Al mio arrivo le workstation della squadra di post produzione erano ancora imballate su un carrello elevatore. C’era già la corrente, gli impiegati degli uffici commerciali e delle pubbliche relazioni erano già al lavoro su alcuni portatili, sistemati in qualche modo su una serie di poltroncine e tavolini; tutti mi stavano già squadrando come per lamentarsi della mancanza di accesso ad Internet. Le unità di archiviazione di rete venivano consegnate lentamente, una alla volta e i ragazzi che muovevano i carrelli elevatori venivano da me per chiedermi dove dovessero posizionare tutto il materiale.

Già, "dove"?