Periferiche di Rete

Conclusione

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Conclusione

Le seguenti due settimane potrebbero essere semplicemente descritte come un circo impazzito. Il movimento che dette vita a quel posto prima che iniziasse il festival era niente in confronto al vorticoso turbinio di persone che si creò nei giorni successivi. La produttività aumentò di dieci volte man mano che si firmarono i contratti di distribuzione, le pellicole vennero tagliate, incollate e revisionate, le squadre marketing e progettazione lavorarono ai massimi regimi, sollecitando gli attori e i registi, così come i giornalisti che venivano regolarmente a cercare tra quelle centinaia di persone i nuovi potenziali "grandi volti" del cinema americano.

Per quanto riguarda la rete, ci fu un’interruzione temporanea della corrente a causa di problemi alla centralina elettrica. I server non si spensero perchè collegati ad unità di alimentazione di riserva, ma alcuni client non furono così fortunati. Gli Access Point vennero collegati alle prese di alimentazione dell’impianto luci che, a loro volta e fortunatamente, erano collegate a un vecchio generatore. Chi utilizzava notebook non si accorse di nulla grazie alle batterie delle loro macchine, mentre chi lavorava coi server Media perse mezza giornata di lavoro (l’altra metà era disponibile sui server di backup).

Occasionalmente qualche utente non riuscva ad accedere alle risorse tramite VPN (principalmente a causa di modifiche dei permessi del Server di Accesso Remoto da parte del quartier generale). Ogni tanto qualcuno festeggiava troppo la sera, dimenticandosi la password di accesso il mattino successivo. Tutto sommato la rete funzionò a dovere e il mio weekend di riposo in montagna fu un successo.

Le squadre del reparto Media e degli uffici continuarono a lavorare per un altro mese dopo il festival. C’era ancora molto lavoro da fare: i film di cui si erano firmati contratti di distribuzione dovevano avere nuove introduzioni e titoli di coda, in alcuni casi si doveva revisionare il tutto; i contratti venivano compilati, firmati, spediti, ricevuti e archiviati dal reparto legale. C’era un traffico costante tra il quartier generale e i gli uffici contabili, ma sopratutto, la parte fondamentale, su cui si sosteneva tutta la mia intera infrastruttura di rete, venne completata trenta giorni prima.

Ricordo che passai delle ore guardando fuori dalla finestra della mia stanza, al Park City Marriott. Migliaia di alberi si arrampicavano su quella che mi sembrava essere la più grande montagna dell’universo, dalla mia posizione al terzo piano dell’hotel alle sue pendici. Immaginavo metà del personale dirigente dichiararsi malato per poi scendere una o due piste di slalom. Ero sicuro che il personale Marketing avrebbe dovuto affrontare un carico di lavoro tre volte più pesante degli inizi.

"Ma quale sarà il nome di questa montagna?", chiesi

Mary si stava ancora asciugando i capelli, quando si sporse dalla porta del bagno per rispondermi "Penso si chiami Pike’s Peak".

In una giornata qualunque, Pike’s Peak sarebbe stata una montagna in Colorado. Quel giorno, ero più che felice che si trovasse in qualunque posto la Direttrice Marketing volesse che fosse.