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Intel è da record ma i 10 nanometri sono ancora al palo

Se AMD cresce in modo marcato, Intel non è da meno. La casa di Santa Clara ha presentato risultati finanziari record per il primo trimestre fiscale 2018, raggiungendo un fatturato di 16,1 miliardi di dollari in crescita del 9% su base annua. L'utile operativo è salito del 23% a 4,5 miliardi, mentre quello netto è […]

Se AMD cresce in modo marcato, Intel non è da meno. La casa di Santa Clara ha presentato risultati finanziari record per il primo trimestre fiscale 2018, raggiungendo un fatturato di 16,1 miliardi di dollari in crescita del 9% su base annua. L'utile operativo è salito del 23% a 4,5 miliardi, mentre quello netto è schizzato del 50%, raggiungendo sempre quota 4,5 miliardi. Il margine lordo è tuttavia sceso dell'1,3% attestandosi comunque al 60,6%.

Numeri che ovviamente sono il riflesso di un buon andamento di tutte (o quasi) le divisioni. Il Client Computing Group è cresciuto nel periodo del 3%, raggiungendo vendite per 8,2 miliardi di dollari. Non si tratta di un netto balzo in avanti, ma in un mercato PC in contrazione e con una concorrenza più agguerrita, Intel è comunque riuscita a crescere.

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A calare dell'8% – 2,8 miliardi – è l'utile operativo. Il motivo? Colpa dei maggiori investimenti verso i 10 nanometri. Intel ha fatto sapere che non ci saranno consegne in volumi degne di nota di chip creati con tale processo produttivo prima del 2019 (e non la seconda metà di quest'anno come affermato in passato).

Al momento l'azienda sta consegnando bassi volumi di chip a 10 nanometri Cannon Lake e continuerà ad affidarsi a un processo a 14 nanometri migliorato e ottimizzato anche quest'anno, tanto per le CPU client quanto quelle server. Ad esempio si prevede l'arrivo di chip mainstream per notebook con il nome in codice Whiskey Lake.

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Guardando ai volumi di vendita, vediamo che la piattaforma notebook è cresciuta del 4% sul Q1 2017, mentre ha perso l'8% sul Q4 2017. Il prezzo medio di vendita (ASP) è tuttavia aumentato rispettivamente dell'1% e del 3%. Per quanto riguarda la piattaforma desktop, i volumi sono scesi del 6% sul Q1 2017 e del 13% sul Q4 2017. Il prezzo medio di vendita (ASP) è invece aumentato rispettivamente del 7% e del 9%. Da questi numeri si può vedere l'impatto delle nuove CPU Ryzen di AMD. Intel, almeno finanziariamente, è riuscita a compensare piuttosto bene.

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Ottimo l'andamento del Data Center Group, cresciuto del 24% su base annua a 5,2 miliardi, con un utile operativo di 2,6 miliardi (+75%). I volumi di vendita sono saliti del 16% sullo stesso periodo dello scorso anno, con un incremento del prezzo medio di vendita del 7%. In questo caso, come visto anche nella trimestrale AMD, le CPU EPYC non hanno intaccato in modo deciso la posizione dominante di Intel sul settore.

Bene anche la divisione Internet of Things, che aveva già brillato in passato, con un fatturato di 840 milioni di dollari (+17%) e un utile operativo di 227 milioni. Al suo interno Mobileye – azienda israeliana produttrice di soluzioni per auto autonome e tecnologie di assistenza alla guida – ha contribuito con 151 milioni di fatturato e 10 milioni di utile.

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Il comparto Non-Volatile Solutions Group, che si occupa della produzione di memoria 3D NAND e 3D XPoint, ha raggiunto un fatturato di 1,04 miliardi, facendo però segnare una perdita di 81 milioni, inferiore ai 129 milioni lasciati sul campo l'anno scorso. Il produttore di FPGA Altera, diventato il Programmable Solutions Group di Intel, ha visto aumentare il fatturato a 498 milioni (+17%) e ha fatto segnare un utile operativo di 97 milioni.

Per il secondo trimestre Intel si aspetta un fatturato tra 15,8 e 16,8 miliardi di dollari (16,3 miliardi più o meno 500 milioni). L'azienda ha anche aumentato le stime di fatturato per l'anno fiscale, salite di 2,5 miliardi a quota 67,5 miliardi di dollari.

Insomma, Intel è in salute e dovrebbe continuare a correre anche quest'anno. Rimane una criticità, un'ombra, evidente: lo sviluppo di nuovi processi produttivi, decisivi per un produttore di chip al vertice del mercato. Con i 10 nanometri in volumi rimandati al 2019 i piani dell'azienda rimangono poco chiari. Non sappiamo se e quale ruolo giocheranno i chip Cannon Lake nell'offerta di Intel, né cosa dobbiamo aspettarci per il dopo Coffee Lake in attesa di Ice Lake (10nm+, seconda generazione).

Quello che sappiamo è che la concorrenza è agguerrita a tutti i livelli – sia dal punto di vista progettuale che produttivo – e potrebbe non bastare assumere persone di innegabile talento per mantenere e migliorare l'attuale posizione di mercato.