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Intel, le date dell’addio ai processori Itanium 9700 “Kittson”

Intel ha annunciato le date in cui riceverà ordini ed effettuerà le ultime consegne delle CPU Itanium 9700 Kittson. Storia di un progetto ambizioso e mai decollato.

Intel ha comunicato ai propri partner e clienti che abbandonerà la linea di processori Itanium 9700, nome in codice Kittson. In base ai piani indicati in un PDF, i partner potranno fare ordini fino al 30 gennaio 2020, mentre le consegne si concluderanno il 29 luglio 2021. Una fine che era annunciata da tempo, con i processori che attualmente hanno un unico cliente, HPE (Hewlett Packard Enterprise).

La famiglia Itanium 9700, aggiornata nel 2017, è composta da processori con quattro e otto core prodotti a 32 nanometri. Si tratta sostanzialmente di processori più veloci, grazie alle maggiori frequenze operative, dei Poulson (Itanium 9500) presentati nel 2012. Sembra quindi concludersi la storia di un progetto particolare nel campo dei processori, che non sfondò mai a causa dell’assenza di retrocompatibilità con i set di istruzione x86, ma che si può ricordare perché per primo abbracciò i 64 bit.

Gli Itanium nacquero per i server “mission critical”, che avevano bisogno di funzionare senza interruzioni (pensate a sistemi bancari, per la Borsa, ecc.). Ideati da HP e Intel, si trattava di un processore superscalare x64 (ISA IA-64) con supporto alla tecnologia Very Long Instruction Word (VLIW).

I processori Itanium arrivarono sul mercato dal 2001, ma non ottennero mai il successo sperato sia per il progetto in sé, sia perché non molto tempo dopo AMD introdusse i più eleganti Opteron (architettura K8), capaci di eseguire indifferentemente codice x86 o x64. Intel fu costretta a rispondere con qualcosa di simile e implementò nelle proprie CPU l’estensione a 64 bit del set di istruzioni x86, chiamandola EM64T.

La duttilità delle CPU server di Intel e AMD portò così il mercato a guardare oltre gli Itanium, che ormai si apprestano a giungere al capolinea. Intel non sta sviluppando nuove CPU con ISA IA-64 da tempo, e HPE guarda altrove, pur assicurando supporto ai sistemi esistenti fino alla fine del 2025.

Probabilmente gli Itanium saranno ricordati più per la diatriba legale che scatenarono tra HP e Oracle, che per il loro ruolo sul mercato. HP strinse infatti un accordo con Oracle per lo sviluppo di software compatibile con le CPU. Quando però fu chiaro a tutti che gli Itanium erano destinati a prematura scomparsa, Oracle non vedette utilità nel continuare a investire su una piattaforma agonizzante e, quindi, smise di supportarla. Questo diede l’avvio a una causa miliardaria che nel 2016, in primo grado, ha dato ragione ad HP obbligando Oracle a pagare 3 miliardi di dollari di risarcimento.