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Intel non costruirà fabbriche nel Regno Unito a causa della Brexit

I problemi relativi all’uscita dall’Unione Europea da parte del Regno Unito non sembrano voler finire: oltre alle conseguenze dirette sull’economia del paese e alla carenza di carburante per veicoli (si è arrivati addirittura al punto in cui le consegne di carburante devono essere effettuate dall’esercito), questa nuova indipendenza della Gran Bretagna ha avuto un impatto negativo anche sull’appeal che questo posto aveva agli occhi degli investitori: stando infatti a quanto dichiarato da Pat Gelsinger, CEO di Intel, tra i programmi della sua azienda rientrava la costruzione di alcune fabbriche nel Regno Unito: programmi che sono saltati appunto a causa della decisione del paese di distaccarsi dall’Unione Europea.

Sicuramente i contributi UE sarebbero stati uno degli incentivi maggiori che avrebbe convinto Intel a investire nella Gran Bretagna, che si troverà invece fuori dalla lista delle priorità di Intel per quanto riguarda uno degli investimenti più importanti dell’azienda: parliamo infatti di ben 95 miliardi di dollari distribuiti tra i vari paesi dell’Unione Europea, con 10 nazioni diverse che si sono fatte avanti per ospitare la costruzione delle nuove fabbriche di Intel. Considerando che la carenza di chip ha colpito un po’ tutte le industrie del settore tecnologico, la nascita di nuovi impianti di produzione rappresenterebbe senza dubbio una grande boccata d’aria fresca per tutti i produttori di componenti elettronici.

Toyota crisi chip

I lavori di costruzione dovrebbero iniziare, secondo la migliore delle ipotesi, entro la fine del 2021, iniziando dunque a dare una spinta per invertire la tendenza che caratterizza la curva della carenza globale di semiconduttori: nonostante ciò, Gelsinger ha dichiarato che i primi risultati concreti dovrebbero essere visibili non prima del 2023 (considerando anche che, come sottolineato dallo stesso CEO di Intel, le aziende americane non hanno alcune intenzione di appoggiarsi alle aziende manifatturiere asiatiche), anno in cui si spera che il mercato riesca finalmente a stabilizzarsi e a tornare ai livelli pre-pandemia.

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