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La Legge di Moore non è morta, sta solo evolvendo. Parola di Intel

Jim Keller, senior vice president of silicon engineering di Intel, ritiene che la Legge di Moore continuerà a vivere, anche se non sarà più legata solo ai transistor.

In un mondo in cui la Legge di Moore è data per morta da più parti e ormai da qualche anno, c’è una voce che si staglia ferma sulla propria posizione e che va controcorrente: quella di Intel. E non semplicemente perché la “Legge” fu postulata da Gordon Moore, uno dei fondatori dell’azienda, ma perché l’azienda crede di poter continuare a seguirne i dettami, anche se con modalità differenti rispetto al passato.

“Il numero di transistor raddoppia ogni 18/24 mesi”, affermava Moore. Affermazione che per molti anni è stata piegata per parlare, genericamente, di raddoppio prestazionale. Per decenni è andata davvero così, ma negli ultimi anni, vuoi per l’avvicinarsi ai limiti fisici di alcuni materiali, vuoi per i costi esorbitanti legati ai processi produttivi, non si è proprio riusciti a seguirla alla lettera, tanto che la Semiconductor Industry Association (SIA) ne ha decretato la morte nel 2016.

Secondo Jim Keller, senior vice president of silicon engineering di Intel, la Legge di Moore ha invece un altro destino e “continuerà a funzionare, è implacabile”. Davanti a una platea di dipendenti, in occasione delle celebrazioni per il gay pride, Keller ha aggiunto (come riporta Wired) che “il titolo provvisorio di questo discorso era ‘La legge di Moore non è morta ma se pensi che lo sia sei uno stupido‘”.

Da dove si origina tanta convinzione? Beh, in parte dalla ridefinizione della Legge di Moore. “Non sono puntiglioso riguardo la Legge di Moore che parla solo di transistor sempre più piccoli – sono interessato alle tendenze tecnologiche, alla fisica e alla metafisica che ci gira attorno”, ha spiegato Keller. “La legge di Moore è un’illusione collettiva condivisa da milioni di persone”.

Un’allucinazione di cui secondo Keller Intel può farsi carico, ma realizzare transistor ancora più piccoli sarà solo una parte di tale processo. L’ingegnere ha sottolineato il lavoro di Intel sulla litografia ultravioletta estrema (EUV) e lo sviluppo di transistor basati su nanofili in arrivo nei prossimi anni.

Keller ha anche detto che Intel deve lavorare su altre soluzioni, come costruire verticalmente, stratificando i transistor o i chip uno sopra l’altro. A suo dire questo approccio manterrà il consumo energetico basso, riducendo la distanza tra le diverse parti di un chip.

Keller ha detto usando nanofili e tecniche di stacking (impilamento) lui e il suo team hanno tracciato un percorso per impacchettare i transistor 50 volte più densamente di quanto possibile oggi con il processo produttivo a 10 nanometri. “E tutto questo è di base già funzionante”, ha spiegato.

Un passo in tale direzione lo si può vedere nel chip Lakefield, basato su Foveros, tecnologia di packaging 3D che permette di impilare core diversi su un interposer in cui sono contenute le interconnessioni.

Ovviamente di passi ne serviranno molti, ma Keller prevede un futuro entusiasmante per l’industria tecnologica e per Intel. “Quello che voglio fare è creare computer più veloci”, ha aggiunto rispondendo, in modo vago, sulle tempistiche richieste affinché la sua “nuova visione” della Legge di Moore diventi realtà.

È chiaro che anche Keller è consapevole che Intel ha rallentato il proprio sviluppo tecnologico in questi anni (è stato assunto per invertire la rotta), perdendo tempo nella messa a punto del processo produttivo a 10 nanometri, fissandosi obiettivi troppo ambiziosi e rimandandolo a più riprese.

Sul finire di quest’anno vedremo le prime CPU Ice Lake in ambito mobile e l’azienda ha già annunciato piani per i 7 nanometri, ma nel frattempo la concorrenza – segnatamente TSMC e Samsung sui processi produttivi e AMD/Nvidia sui prodotti – avrà una chance importante di rosicchiarle quote di mercato che detiene saldamente da anni.

Keller, insieme a Raka Koduri, sta cercando di rimettere la barca nella giusta direzione. Purtroppo è un lavoro che richiederà tempo, non si sviluppano nuovi chip dall’oggi al domani, ma i due negli anni hanno dimostrato di sapere il fatto loro. E se tale riscatto avverrà seguendo la Legge di Moore o no, fondamentalmente poco importa a noi comuni mortali, è la competizione che desideriamo e una Intel battagliera come il 2006, quando mise per la prima volta in campo l’architettura Core, è quello che tutti gli appassionati dovrebbero desiderare.