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L’industria europea dei chip chiede una mano all’UE

L'industria europea dei semiconduttori ha chiesto all'Unione Europea maggiore aiuto per cavalcare l'onda della ripresa, abbracciare tecnologie come l'intelligenza artificiale e affrontare nel miglior modo possibile le guerre commerciali che minacciano i mercati mondiali.

Tutte queste richieste sono state dettagliate in un documento di 20 pagine inviato a Mariya Gabriel, commissionario dell'UE per gli affari digitali, con l'esplicita richiesta di raddoppiare a 10 miliardi di euro il programma di ricerca e sviluppo lanciato nel 2014 nel corso dei prossimi sette anni.

L'agenzia di stampa Reuters, che ha avuto modo di vedere il documento, spiega anche che il settore richiede inoltre un programma che consenta di estendere il sostegno statale a progetti di investimento di importanza strategica oltre il 2020.

"L'azione di lobby da parte dell'industria si intensifica quando la contrattazione sui fondi del bilancio UE giunge nella sua fase decisiva. Tuttavia, le preoccupazioni per il sostegno di Pechino al piano "Made in China 2025" e le politiche commerciali "America First" del presidente Donald Trump hanno aggiunto urgenza al dibattito", scrive Reuters.

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Foto: EdZbarzhyvetsky / Depositphotos

A redigere il documento aziende come Soitec, STMicroelectronics, X-FAB Silicon Foundries, Robert Bosch, GlobalFoundries, United Monolithic Semiconductors, Infineon e ASML, ma anche ricercatori di Fraunhofer Microelectronics Group, CEA-Leti e imec.

Le aziende europee del settore dei semiconduttori sono attori di nicchia del mercato rispetto a colossi come Intel e Samsung, ma dopo anni di declino il settore dell'elettronica europea, un mercato del valore di 280 miliardi di dollari, si sta riprendendo, con la tedesca Infineon che lo scorso mese ha annunciato un investimento di 1,6 miliardi di euro per un impianto a Villach (Austria), il suo secondo a poter realizzare chip su wafer a 300 mm.

Nonostante l'Europa abbia perso la vetta nel settore smartphone, con le grandi vicissitudini che hanno interessato Nokia, molte altre aziende sono riuscite a difendere la propria posizione in settori come l'Internet of Things e le auto elettriche.

La crescita dell'uso dell'intelligenza artificiale per guidare i processi di produzione o le auto a guida autonoma è una priorità chiave identificata nel documento, in particolare la cosiddetta "intelligenza artificiale a bordo" che non si basa sulla comunicazione con un server centrale.

"L'intelligenza artificiale è la nuova opportunità così come la nuova sfida in Europa", scrivono i produttori. "Richiede partnership profonde che vanno oltre gli attuali livelli di cooperazione. Le sfide sono semplicemente troppo grandi, i rischi o l'insuccesso troppo alti e i costi proibitivi affinché ogni entità pubblica o privata li affronti da sola".

Le frizioni commerciali e la concentrazione nel settore dei semiconduttori a livello globale tramite fusioni e acquisizioni significa anche che l'Europa deve accrescere la propria autosufficienza. I chip potrebbero infatti diventare oggetto di una guerra commerciale.

"Che si tratti di automotive, aerospazio, farmaceutico o scienze, i chip devono essere disponibili, economici ed energeticamente efficienti. E i soggetti che compongono la catena dei fornitori devono lavorare a più stretto contatto di quanto facciano ora".