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Macintosh II, compie 30 anni il computer che Jobs non voleva

30 anni fa, esattamente il 2 marzo del 1987, esordiva il Macintosh II, il primo computer Apple con schermo a colori. Modulare ed espandibile fu sviluppato ad insaputa di Steve Jobs, a cui non piaceva, fu presentato due anni dopo il suo allontanamento.

Apple e Steve Jobs sono per molti un binomio inscindibile, ma non è sempre stato così. Tra i due c'è stato un lungo iato di quasi 12 anni, in cui l'azienda di Cupertino inanellò soprattutto scelte sbagliate, ma fece anche qualcosa di buono. Come ad esempio il Macintosh II che compie 30 anni proprio oggi, essendo stato presentato il 2 marzo del 1987.

Il computer era stato pensato per risolvere due delle lacune più criticate: l'assenza di un display a colori (l'Amiga 1000 del 1985 l'aveva già) e l'approccio "chiuso" che non consentiva all'utente di espanderne le funzioni aggiungendo nuovo hardware. Queste due caratteristiche rappresentavano anche i motivi principali per cui il Macintosh II non sarebbe probabilmente esistito se nel 1987 al comando dell'azienda ci fosse stato ancora Steve Jobs.

apple macintosh ii complete system front

Il fondatore di Apple era infatti notoriamente contrario sia all'espandibilità delle proprie macchine che agli schermi a colori, che lui giudicava ancora poco soddisfacenti. In azienda però non tutti erano d'accordo con la sua visione, tanto che già nel 1985 lo sviluppo del Macintosh II iniziò in segreto e fu portato avanti da Michael Dhuey, Brian Berkeley e Hartmut Esslinger. 

Per l'epoca si trattava di una macchina assolutamente all'avanguardia, con processore Motorola 68020 da 16 MHz, coadiuvato da una FPU Motorola 68881.

Caratterizzato da un design meno avveniristico rispetto a quello del primo Macintosh e più vicino a quello dei PC IBM, offriva però soprattutto 6 slot NuBus di espansione, di cui uno utilizzato dalla scheda grafica. Quest'ultima, dotata di 256 o 512 KB di memoria video, permetteva di gestire un monitor con risoluzione massima di 640×480 pixel a 256 colori con una tavolozza di 16,4 milioni di colori. Montando più schede grafiche però era anche possibile utilizzare più monitor contemporaneamente.

II

Tutto questo però aveva un costo: il Macintosh II infatti costava all'epoca circa 5.500 dollari nella versione di base con 1 MB di memoria, 1 floppy disk da 3,5 pollici e hard disk da 20 MB. Si trattava di un prezzo davvero alto, parliamo infatti di un equivalente di oltre 12.000 dollari attuali, che potevano salire a oltre 15.000 per gli allestimenti più completi.

Nonostante il costo, il Macintosh II ebbe un buon successo commerciale in ambito aziendale. I guai per Apple iniziarono dopo, quando cercò di esportare questo tipo di soluzioni anche in ambito consumer andando incontro a diversi passi falsi come il Macintosh Performa.

Quando Jobs tornò, a cavallo tra il 1996 e il 1997, tornò da vincitore, in un'azienda che senza di lui era arrivata sull'orlo del fallimento. Il resto è storia, ma il Macintosh II ci ricorda che anche i geni, a volte, possono sbagliarsi.