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Neuroni nel silicio, il chip che odora esplosivo e malattie

Durante la conferenza TEDGlobal, tenutasi in Tanzania nei giorni scorsi, lo scienziato nigeriano Oshi Agabi ha parlato di un "computer" che, contrariamente alle soluzioni tradizionali, non è basato solo sul silicio ma integra anche dei neuroni di topo.

Questo strano dispositivo – a cui dà risalto la BBC – è stato allenato a riconoscere l'odore di esplosivi e potrebbe essere usato per rimpiazzare le tradizionali misure di sicurezza negli aeroporti. Il suo nome è Koniku Kore, ha le dimensioni di un modem e potrebbe diventare in futuro anche un "cervello" per i robot.

koniku kore oshi agabi

Attualmente le grandi realtà dell'hi-tech stanno lavorando per creare un'intelligenza artificiale modellata sul cervello umano. I computer sono indubbiamente meglio degli uomini nel risolvere complesse equazioni matematiche, ma per il momento il cervello rimane superiore in molte funzioni cognitive (ragionamento, deduzioni, ecc.): allenare un computer a riconoscere odori richiederebbe una potenza di calcolo e un'energia spropositati.

Oshi Agabi sta battendo un'altra strada, ossia fare un lavoro di "reverse engineering" della biologia, che svolge quella funzione usando una frazione dell'energia che richiede un processore in silicio. "La biologia è tecnologia. Le nostre reti di deep learning copiano tutte il cervello".

Per questo Agabi ha dato vita un anno fa a una startup chiamata Koniku e ha raccolto 1 milione di dollari. Agabi dice di aver già raccolto profitti per 10 milioni dollari in accordi con l'industria della sicurezza. Koniku Kore è un amalgama di neuroni e silicio, con capacità olfattive – fondamentalmente sensori che possono rilevare e riconoscere odori.

chip brain

"Potete dare ai neuroni istruzioni su cosa fare – nel nostro caso gli diciamo di offrire un recettore che può rilevare esplosivi". In futuro questi dispositivi potrebbero essere usati con discrezione in vari punti degli aeroporti, eliminando la necessità di creare code per i controlli di sicurezza.

Oltre a rilevare esplosivi, potrebbero identificare malattie captando i "marker" di una malattia nelle molecole di aria "perse" da un individuo. Il prototipo mostrato al TED – le immagini non possono essere divulgate – ha parzialmente risolto una delle sfide più grandi nell'uso di sistemi biologici – mantenere vivi i neuroni, ha affermato Agabi.

In un video, ha mostrato che il dispositivo è stato portato fuori dal laboratorio. "Può vivere su una scrivania e possiamo tenerlo in vita per un paio di mesi", ha detto alla BBC. Le ambizioni però sono maggiori di quelle di un avanzato rilevatore di esplosivi.

"Pensiamo che la potenza di calcolo dei robot del futuro sarà basata sulla biologia sintetica e oggi vi stiamo ponendo le basi". La fusione di biologia e tecnologia è qualcosa di cui si sta occupando anche Neuralink di Elon Musk, seppur in modo differente: l'imprenditore vuole collegare cervello umano e intelligenza artificiale con un cavo.