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New York, prove generali della fine del mondo

Quasi si trattasse della trama di un film catastrofista, da preludio di apocalisse digitale, ieri è andata in scena una piccola e breve prova generale della fine del mondo digitale. A causa di presunti "guasti ai sistemi informatici", per qualche ora sono rimasti bloccati la Borsa di New York, i voli della United Airlines e il quotidiano Wall Street Journal.

Tre colossi, tre icone dell'economia e della potenza statunitense. Momenti di panico, con gli operatori costretti a fare a meno di tastiere e touch per ripescare penne, taccuini e pallottolieri. Danni ingenti ma per fortuna contenuti e limitati nel tempo. La concomitanza ha fatto pensare a un attacco della criminalità informatica ma, al momento, l'ipotesi non trova conferma. Tutto farebbe pensare a una coincidenza.

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Il blackout di New York nel 1977

Fin qui la cronaca, ma i tre incidenti – se tali resteranno – inducono a una riflessione sulla fragilità del pianeta iperconnesso. Le inchieste chiariranno se e chi ha sbagliato, se è stata colpa di un software mal scritto, di un sovraccarico elettrico, di un'architettura hardware mal congegnata, di algoritmi raffazzonati o router impazziti. Una causa ci sarà, c'è sempre, a volte talmente banale da farci rizzare i capelli.

Nell'era pre-digitale erano i black-out elettrici a provocare il caos, come quello che si verificò dal 13 al 14 luglio del 1977 a New York. Per ventiquattr'ore la città si trasformò in una Blade Runner senza legge, con la chiusura della metropolitana e degli aeroporti, centinaia di incendi appiccati dai delinquenti, devastazioni, violenze. Ieri per fortuna, non c'è stato nulla di tutto questo e l'emergenza è subito rientrata, ma è stato un segnale importante.

Tutto è in rete e noi lo sappiamo bene: acquedotti, fognature, centrali elettriche, banche, aziende, comunicazioni, trasporti aerei, terrestri e navali, semafori, illuminazione pubblica. La lista potrebbe continuare all'infinito, anzi sarebbe più facile elencare cosa non è in rete. E allora bisogna investire di più e meglio nei sistemi informatici e nella sicurezza, far crescere la sensibilità di tutti, da chi decide a chi li usa. Se non c'è questa consapevolezza, se si pensa di aver già fatto il massimo e si riposa sugli allori, può succedere quello che è accaduto ad Hacking Team, i cui responsabili della sicurezza usavano password come questa: passw0rd.