La nuova incursione di OpenAI nel mondo dei social media sta generando un dibattito acceso proprio all'interno dell'azienda che ha creato ChatGPT. L'app Sora, lanciata recentemente, rappresenta un territorio inesplorato: un feed in stile TikTok interamente alimentato da video generati dall'intelligenza artificiale, dove abbondano i deepfake dello stesso CEO Sam Altman. Il lancio ha scatenato una serie di reazioni contrastanti tra ricercatori attuali ed ex dipendenti, tutti interrogativi su quanto questa direzione sia compatibile con la missione originaria dell'organizzazione.
La preoccupazione dei ricercatori interni
John Hallman, ricercatore specializzato in pretraining presso OpenAI, ha espresso senza mezzi termini le sue perplessità su X: "I feed basati sull'IA fanno paura". Il suo post rivela come anche dall'interno dell'azienda emergano dubbi significativi sulla nuova direzione intrapresa. "Non posso negare di aver provato preoccupazione quando ho saputo per la prima volta che stavamo rilasciando Sora 2", ha ammesso, pur riconoscendo l'impegno del team nello sviluppo.
Boaz Barak, collega di Hallman e professore ad Harvard, ha rincarato la dose sottolineando come sia prematuro autoconvincersi di aver evitato le insidie tipiche dei social media tradizionali e dei deepfake. Il mix di preoccupazione ed entusiasmo che caratterizza le reazioni interne rispecchia una tensione più profonda che attraversa l'intera organizzazione.
La giustificazione economica di Altman
Di fronte alle critiche, Sam Altman ha risposto mercoledì scorso con una spiegazione pragmatica che mette in luce le necessità finanziarie dell'azienda. "Abbiamo principalmente bisogno del capitale per costruire IA in grado di fare scienza", ha scritto su X, "e sicuramente siamo concentrati sull'AGI con quasi tutto il nostro sforzo di ricerca".
La strategia di Altman sembra ricalcare quella già vista con ChatGPT: prodotti consumer che generano entrate per finanziare ricerca più ambiziosa. "È anche bello mostrare alle persone nuove tecnologie interessanti lungo il percorso, farle sorridere, e sperabilmente guadagnare qualche soldo dato tutto quel bisogno di calcolo computazionale", ha aggiunto il CEO.
Il dilemma della transizione profit
La questione assume particolare rilevanza nel momento in cui OpenAI sta affrontando il passaggio da organizzazione no-profit a società commerciale, una transizione necessaria per raccogliere ulteriori capitali e prepararsi a una eventuale quotazione in borsa. Il procuratore generale della California, Rob Bonta, ha già espresso preoccupazioni specifiche, dichiarando di voler garantire che "la dichiarata missione di sicurezza di OpenAI come organizzazione no-profit rimanga centrale" nella ristrutturazione.
A differenza di ChatGPT, progettato per essere utile, Sora punta esplicitamente al divertimento e alla condivisione di contenuti AI. Questo approccio avvicina pericolosamente l'azienda agli stessi meccanismi di engagement e dipendenza che hanno caratterizzato piattaforme come TikTok e Instagram Reels.
Le promesse di un approccio diverso
OpenAI sostiene di voler evitare le trappole tradizionali dei social media, dichiarando nel post di lancio che "le preoccupazioni riguardo al doomscrolling, alla dipendenza, all'isolamento e ai feed ottimizzati per il reinforcement learning sono prioritarie". L'azienda afferma di non ottimizzare per il tempo trascorso sul feed, preferendo massimizzare la creazione di contenuti.
Tuttavia, gli utenti stanno già notando tecniche tipiche dell'ottimizzazione dell'engagement, come le emoji dinamiche che appaiono ogni volta che si mette "mi piace" a un video. Dettagli che sembrano progettati per stimolare piccole scariche di dopamina e incoraggiare l'interazione.
Il vero banco di prova sarà l'evoluzione futura di Sora. Come ha osservato lo stesso Altman in un podcast di giugno, "uno dei grandi errori dell'era dei social media" è stato che gli algoritmi dei feed hanno avuto conseguenze negative non intenzionali sulla società.